Vincere Lucifero!

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Ognuno di noi dovrebbe far suo, con tutto se stesso, il “muori e diventa” di Goethe, per non esser più “uno straniero ottenebrato sopra la terra oscura”.
Per farlo, per giungere all’ “idea sovrasensibile” dovremmo offrire all’oggetto le condizioni necessarie atte a che l’idea in esso, la sua Essenza, ci parli in noi, ci canti il suo Tono devachanico.
L’idea sovrasensibile non è che quella parte di realtà che non si manifesta inizialmente ai nostri sensi fisici né al nostro intelletto morto (etere di Vita, separatore), ma solo al pensare vivente del cuore o “intelletto d’Amore”, l’organo di senso delle idee.

Tutto è “sensibile”, anche l’inizialmente “sovrasensibile”: il fenomeno appare sempre ai sensi fisici (organi di percezione delle cose), mentre il noumeno, l’idea sovrasensibile appare solo al pensare resuscitato dall’etere di CALORE.
Quel calore è inizialmente vampa di kundalini o Kama-manas; è il Drago che va cavalcato per ascendere dalle cose alle idee.
Quel Drago è l’ascensore per l’idea, “unica ed eterna”.
Solo con la (stessa) forza della vampa luciferica si può vincere la (stessa) forza della Maya luciferica.

Ogni cosa nasconde e custodisce ciò a cui si contrappone: non si possono sollevare i pesanti veli della brama, dell’orgoglio, dell’egoismo, che avvolgono e nascondono l’Essenza, senza la brama su cui applicare il volere.
La brama, appena “voluta”, per dirla con Scaligero, diviene “pensata”: non più movente del pensiero sentito bensì mossa dal pensare voluto.
Appena “voluta” la brama, il doppio luciferico si placa: l’Essere della brama, Lucifero, non agisce più dentro ma fuori dall’uomo.

Quello, FUORI dall’uomo, è il giusto posto di Lucifero. Finché compresso dentro l’uomo, è solo Male, un Bene fuori luogo.


Appena fuori dall’uomo è invece un suo Aiutatore, e collaboratore del Christo.
È l’uomo che deve portare la Tigre fuori da sé, cavalcandola.
Appena estratta dall’anima senziente, la brama diviene fonte di altruismo, di volontà pura del “piacere” altrui, del massimo Bene altrui: compassione saturnia, Amore sacrificale, assoluta devozione e donazione di sé.
Allora il calore della brama risalente al cuore diviene Luce di Vita del pensare, diviene “forma” (concetto) o Graal, contenitore per la “forza” (percetto) del Christo: che ora può darSi all’esperienza nel pensiero, all’esperienza di Damasco.
Forma-concetto che ritrova la sua forza-percetto, per ri-Creare/ri-Conoscere la realtà spezzata.
La Luce di Vita può allora pensare come Sole vivo in noi, ragionare come lampo di sintesi che scorge fulminea ogni connessione tra i fenomeni e disvela l’Essenza del mondo, il noumeno-Logos nelle cose.
L’errore conoscitivo della scienza, che si muove nel segno di Kant, è invece nel tentare di spiegare un fenomeno che appare ai sensi con un noumeno che NON appare ai sensi.
Un noumeno che lo scienziato “aggiunge” arbitrariamente al mondo fenomenico senza mai osservarlo, coi sensi o coi suoi strumenti, ma sempre rappresentandoselo astrattamente.
Da un lato quindi la scienza “realista” rifiuta ingenuamente il noumeno escludendo la possibilità di risalire fino ad esso; dall’altro, speculando su leggi e principi che non sa percepire e verificare coi sensi, finisce a fare solo metafisica.

Da un lato nega la possibilità di risalire ai noumeni e dall’altro ne utilizza uno non percepito per spiegare la realtà che percepisce.

L’unica cosa da “aggiungere” al contenuto della percezione sensibile è invece la percezione sovrasensibile del concetto, di quel quid in più che però non va supposto e aggiunto al percetto bensì creato/conosciuto risalendo dalla cosa all’idea: perché il concetto “è” GIÀ nella percezione sensibile ma non “appare” ancora in essa.
Deve quindi essere non “inventato” ma solo “SCOPERTO” dei suoi veli e PERCEPITO dalla ragione: nell’uomo che, nel momento in cui si Libera ed È, RI-conosce e RI-crea l’essere come un co-creatore del cosmo.

Non è ancora creatore di oggetti ma creatore di Esseri Liberi.
Il concetto ci appare dentro di noi; il percetto ci appare fuori di noi.
Ma dinanzi un oggetto, noi pensiamo/concepiamo sempre solo il percetto dell’oggetto, mai l’oggetto in sé; così come percepiamo sempre soltanto il concetto dell’oggetto, mai l’oggetto.
Sperimentiamo il percetto, la parte che percepiamo attraverso i sensi fisici; l’altra parte, il concetto o l’idea, dobbiamo percepirla coi sensi della ragione, scoprirla mediante un pensare sintetico che sappia correlare i fenomeni in una sintesi: quel pensiero/nesso tra i fenomeni non è affatto un’idea astratta ma una percezione oggettiva: la percezione TONALE dell’Idea.
L’oggetto è sempre uno, ma finche noi rimaniamo organizzati secondo natura astrale, possiamo solo sperimentare, nel volere, la sua forza come percetto e, nel pensare, la sua forma quale concetto.
Il concetto illumina l’essenza del percetto; riunendo il concetto al percetto, noi ricreiamo l’entelechia, l’Essere dell’oggetto, la forma-concetto dell’oggetto che riacquista la forza-percetto dell’oggetto.

Grazie al percetto, noi sperimentiamo una forza che non potrebbe mai essere pensata; grazie al concetto, pensiamo una forma che non potrebbe mai essere percepita (coi sensi fisici).
Dobbiamo solo smettere di pensare-rappresentare ed imparare ad osservare attentamente i fenomeni (guardarci intorno coi sensi); e poi attivare il pensare-percepire della ragione sintetica (guardarci intorno col pensiero) per SENTIRE/scoprire il tono dell’idea, del noumeno dietro ai fenomeni.

Goethe: “La natura nasconde Dio! Ma non a tutti”.

Lucifero rivela Dio solo a chi sa vincere Lucifero facendosi Dio; a chi sa vincere l’egoismo, l’orgoglio, la Maya del dualismo, morendo a se stesso come mero “simbolo di Uomo”, riflesso di Dio, per rinascere come Logos nel pensiero consustanziale al Logos.
Percepisce il Logos solo chi È Logos.
Chi non è più creatura, È Creatore.
Di Esseri Liberi e capaci d’Amore.

Fabio Antonio Calò


  Fabio Antonio Calò è un musicista e ricercatore spirituale indipendente

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