Una società medicalizzata?

Dittatura Sanitaria

Peter Selg

History does not repeat, but it does instruct.
Timothy Snyder₁

Il microbiologo ed epidemiologo, infettivologo, Sucharit Bhakdi negli ultimi tempi ha rilasciato molte interviste che mi hanno molto impressionato, quasi come le parole di Navid Kermani nella chiesa di s.Paolo di Francoforte nel momento del conferimento del premio per la pace dell’Editoria tedesca(ottobre 2015) e nel Parlamento tedesco per il 75.anno della Costituzione (maggio 2014).

Un giudizio sulle affermazioni di Bhakdi sulla situazione attuale virologica, epidemiologica e clinica della pandemia in Germania non mi compete, nonostante molto di ciò che egli espone mi appare illuminante e plausibile; per una corretta valutazione mi manca la competenza specialistica e uno sguardo d’insieme, soprattutto perché le valutazioni al riguardo sono molto divergenti. Condivido pienamente le preoccupazioni e i timori impressionanti addotti da Sucharit Bhakdi riguardo alla condizione politico-sociale ed economica, la domanda circa la democrazia, la libertà e le relazioni sociali, come pure il suo coinvolgimento. Io penso che queste paure e timori siano pure molto giustificate in un orizzonte storico, lo sfondo storico della nostra vita in Germania ed in Europa. Vorrei al riguardo suggerire il libriccino dello storico di Yale Prof.Timothy Snyder, apparso nel 2017, le sue “20 lezioni dal 20.secolo”. E’ un piccolo scritto ma importante. A pag.114 dell’edizione tascabile dice: “

La democrazia in Europa è fallita negli anni ’20, ’30 e ’40 ed oggi non sta fallendo solo in una gran parte d’Europa, ma anche in molte parti del mondo. E’ questa storia ed esperienza che ci rivela lo spettro oscuro del nostro possibile futuro.

Timothy Snyder scrisse ciò tre anni prima della  “Crisi globale del coronavirus”. Ma la tendenza verso società autoritarie, verso una demolizione della democrazia,  un aumento del populismo di destra e dell’estremismo di destra, verso un arretramento della libertà dei media, per un sistema autoritario dirigistico, per stati di controllo con perfezione tecnica, la vediamo all’opera in modo spaventoso già da anni, come pure la direzione e la “scossa” verso destra nella società, con tendenze evolutive totalitarie nei singoli Paesi, tra cui anche l’Europa. “  Ed è molto di più di una scossa. La democrazia liberale, il modello sociale ed economico di successo del 20.secolo, è più fragile di quanto pensato”, scrive Sascha Lobo nel suo meritevole libro “Realitäts-schock”, apparso nel 2019.₃ Vediamo pure la potenza ostile alla democrazia dei grandi gruppi industriali e del grande capitale, che mette in atto senza scrupoli i propri interessi, nonostante gli ordinamenti democratici esistenti in molti Paesi. Gli uomini, l’ambiente ed il clima, non vengono considerati e interrogati, quando sono in gioco massicce questioni industriali-economiche e la Costituzione diventa una farsa.

Timothy Snyder: On Tyranny.Twenty Lessons from the Twenthieth Century. London 2017

₂ v. v.https://www.youtube.com/watch?v=Y6W-JIMCfmo e https://www.youtube.com/watch?v=bxVFqZnDHkA

e                  https://www.servustv.com/videos/aa-23ud73pbh1w12/

₃ Sascha Lobo: Realitätsschock. Zehn Lehren aus der Gegenwart. Köln 20

Sono inoltre dell’avviso che da anni in ambito scientifico si osserva una distruzione o retrocessione del pluralismo, della libertà d’opinione, della molteplicità della vita. Il pluralismo metodologico scientifico, che si sviluppò negli anni ’70 ed ’80, dopo i lavori di Feyerabend e Kuhn, l’impegno di Kienle e altri, mi sembra in via di dissoluzione ed anche gli “scettici” sono solo un sintomo di questa retrocessione, un sintomo di una normazione e regolamentazione dell’attività scientifica, un’espressione dell’affermazione fittizia e dogmatica: c’è la scienza, unica, unitaria e normativa. Questa scienza normativa – “la scienza” – è in sé tutt’altro che “libera”, bensì dipendente dai finanziamenti, in prima linea dall’industria.

Cosa ne sarebbe oggi di un geniale spirito libero e colto accademico come Ivan Illich, che negli anni ’70 e ’80 fu così popolare e attivo nei suoi scritti e nelle sue conferenze, delle sue obiezioni critiche al sistema scolastico, ai “miti del progresso”, all’ “interdizione attraverso gli esperti” e altri problemi?

Nel 1977 apparve l’edizione tedesca dell’opera di Illich “Limiti del sistema sanitario” con il sottotitolo: “la nemesi della medicina”; lessi il libro nel 1981 nell’edizione “roro-aktuell”  di Freimut Duve, quando  avevo 18 anni, poco prima della maturità : la critica  straordinariamente fondata e pregnante alla monopolizzazione medica e al “sincretismo” del sistema sanitario moderno, alla “medicalizzazione della vita”, come egli diceva, e delle sue fatali conseguenze, mi coinvolsero molto. L’intromissione della medicina industrializzata anche in antiche culture tradizionali, tra le altre in Sudamerica, furono indagate scrupolosamente da Ivan Illich, figlio di una madre tedesca ebrea e di un cattolico croato. Cosa direbbe oggi, lui che insegnava in Messico, dello “Shutdown” imposto, per congelare l’intera vita sociale secondo le indicazioni dei virologi?

 

 

Dell’utopia totalitaria della salute pubblica

Ritorno a Sucharit Bhakdi: le sue affermazioni mi giungono vicine, proprio là dove parla della Germania, lui che viene da lontano. Allo “spettro oscuro” della storia ed esperienza d’Europa (Snyder) notoriamente un ruolo centrale si deve ascrivere alla Germania nazionalsocialistica, e questo oscuro spettro abbraccia anche la medicina:  per intendersi,  la medicina durante il nazionalsocialismo ed il ruolo della medicina nei sistemi totalitari. Di questo non parla Sucharit Bhakdi, non è il suo tema, come non lo era di Ivan Illich, che, dopo l’ingresso delle truppe tedesche scappò da Vienna in Italia, ove divenne filosofo, teologo e prete cattolico, per poi trasferirsi a New York e in America latina.

Per me invece il tema mi “prude sotto la pelle” da decenni, perché sono nato nel 1963, 18 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale; nella scuola non sentii mai parlare del nazionalsocialismo, ma i miei studi in medicina iniziarono (1986) nel periodo in cui la medicina durante il nazionalsocialismo era diventato un tema pubblico. A Witten/Herdecke, la mia Università, Klaus Dörner, l’impegnato sociologo-psichiatra di Gütersloh  insegnava gli aspetti medici del nazionalsocialismo; ai meriti di Dörner appartengono, tra l’altro, l’edizione tradiva ma completa dei processi di Norimberga ai medici. Più tardi anch’io ho completato una formazione in psichiatria e mi sono occupato tra l’altro delle crudeli uccisioni dei pazienti psichiatrici nel periodo del nazismo, giustificati da argomentazioni eredo-biologiche e di politica sanitaria ( tuttavia in verità erano in prima linea motivati economicamente). Dal 2009 l’Università di Witten/Herdecke promuove  seminari di etica medica ad Auschwitz-Birkenau; di ciò qualcosa è stato pubblicato.₄

₄IBAM(Hg): Ärzte in Auschwitz. Der Nationalsozialismus und die Medizin im “Dritten Reich”. Witten2012. über die Beziehungen des Nationalsozialismus zur Medizin. Witten 2015; SS-Ärzte und Häflingsärzte. Das Selbstverständnis der Medizin zwischen Vernichtung Cfr.a.https//www.the-lancet.com/journals/lancet/article/PIISO140-6736(19)32613-3/fulltext und Heilung. Witten 2019; Peter Selg: nach Auschwitz. Auseinandersetzungen und die Zukunft der Medizin. Arlesheim 2020.

Nella mia seguente esposizione desidero e devo inserire lo scabroso tema del periodo nazionalsocialista, poiché sono dell’idea che il malessere verso una “società medicalizzata”, e di una “medicalizzazione della vita” per lo meno indirettamente ha a che fare con questo tema – e poiché dai casi estremi della storia si può comprendere meglio ciò che esiste quale problematica persistente della modernità e che offre, come penso, giustificate preoccupazioni a molti uomini del presente.  Si tratta dell’importanza di argomenti di medicina nelle discussioni politico-sociali e del significato della politica sanitaria per la politica nella sua totalità, per la vita della società, per la vita di tutti noi.

E’ chiaro che questo condiziona la mia prospettiva. Quando ci si occupa intensamente del periodo del nazismo e del ruolo della medicina, certi eventi del presente vengono visti diversamente, si diventa allarmati e sensibili in modo particolare; di questo ne tengo conto.  E’ una questione aperta rimanere ipersensibili. Alla mia presa di posizione riguardo agli eventi e processi attuali- probabilmente a cagione di questo- manca una certa pacatezza, un tranquillo ottimismo, che io constato invece in certi miei colleghi medici. Essi offrono il loro lavoro per i pazienti in mezzo alle mutate circostanze, considerando sensate e ampiamente non problematiche le misure precauzionali adottate. Io no però.

La medicina, da molte settimane, si trova nuovamente al centro degli interessi della società; non il grave surriscaldamento della terra con le sue catastrofiche conseguenze, non l’alimentazione mondiale, non i migranti, non la povertà in Africa o altrove, bensì i posti letto nei reparti di terapia intensiva occupano i grandi titoli.  Il numero dei contagi, degli ammalati e dei decessi dominano i resoconti, come pure le prese di posizione degli esperti e le misure di protezione e di profilassi. Klaus Dörner ha parlato di una “medicocrazia”. Una tale “medicocrazia” però è e rimane un modello sociale pericoloso, come io penso, e che vorrei illustrare a partire da un caso storico estremo. In nessun modo si deve paragonare questo caso estremo con lo stato attuale, cosa che vi prego di considerare nella lettura del testo che segue. Non si tratta di fare dei paragoni, ma di qualcosa di totalmente diverso.

In ogni caso la medicina dal 1933 al 1945 si trovava fortemente al centro della società – non  a seguito di una pandemia, bensì perché essa venne usata coercitivamente per l’instaurazione di una dittatura biopolitica, una dittatura che teneva d’occhio e determinava la vita del singolo e dell’intero “corpo del popolo” , cercando di dominarlo dall’inizio alla fine,  a partire da motivazioni “razziali”, economiche ed industriali.  Il sistema dittatoriale voleva regolare la vita e lo fece pure in modo dirigistico, selettivo e ottimizzante – dall’eugenetica e dalla gravidanza fino alla morte. I particolari di questo inconcepibile crimine sono a tutti noti – dalle circa 400.000 sterilizzazioni e 200.000 uccisioni di malati in Germania, fino ai 6 milioni di ebrei che vennero uccisi, quali appartenenti ad una “razza geneticamente inferiore”, come pure i Sinti, i Rom e altri gruppi marginali indesiderati della società. Meno noti sono tuttavia i fondamenti di pensiero di questo procedimento.

Ritengo sia importante conoscere quanto si riferisce alla partecipazione della medicina e dei medici al sistema del dominio, della selezione e dello sterminio e che il coinvolgimento della medicina nella gestione dello stato e nelle scienze politiche iniziò già alla fine del 18.secolo, al tempo dell’assolutismo e del mercantilismo, in un tempo in cui non a caso venne pure sviluppata la “statistica in medicina”, che gioca di nuovo un ruolo importante ai giorni nostri. La visione di un “sistema di completa polizia medica” (Franck) origina alla fine del 18.secolo e non dal periodo del nazionalsocialismo, cosa che è da considerare. La salute all’interno di questo sistema non venne più definita come cosa privata, bensì come una faccenda pubblica e l’ideale di una “condotta di vita fondata scientificamente” – cioè di una condotta di vita razionale secondo le prescrizioni della scienza-  doveva in futuro supportare lo stato e la società, diventare costrittiva ed obbligatoria. In parole semplici: gli uomini dovranno in futuro edificare la loro vita secondo i dettami della scienza, poiché lo richiedono la salute statale  e l’economia, che stanno al di sopra di tutto. Lo storico della medicina Alfons Labisch elaborò in significative pubblicazioni, quali “ utopie totalitarie di salute pubblica” erano già state progettate – in collegamento con interessi politico-economici.₅

Procedo ora nella storia, sebbene a grandi linee. Nel 19.secolo la scienza naturale divenne determinante per l’intera medicina; questa si considerava una scienza ed una tecnica naturale applicata e annunciava ottimisticamente il prossimo dominio ed eliminazione di tutte le malattie, addirittura la guida di tutti i processi corporei  “ a piacere della ragione umana”, come sottolineò il fisiologo Carl Ludwig nel 1852. ₆ Lui fece questo nel senso di un’utopia epocale del progresso, che venne pure considerata sufficientemente nella sua problematica da critici storici della medicina e che però, dalla seconda metà del 19.secolo non tollerò alcuna obiezione. Chi non riconosceva il “vangelo del metodo scientifico-naturale”, quale unico metodo “che  propriamente esiste”₇ , non “merita” più il “nome di medico”₈. Il prezzo del progresso non fu irrisorio per la medicina presa nel suo insieme;  l’”oggettivizzazione”del paziente a “caso” scientifico impose la negazione dei fattori animico-spirituali e sociali per la salute e la malattia, la retrocessione dell’empatia e il dissolvimento della relazione terapeutica, la trasformazione degli ospedali in strutture di osservazione e di ricerca scientifica e altro ancora che qui non è il caso di tematizzare ulteriormente.

Non solo spiacevole, bensì pericolosa divenne la situazione allorchè l’ottimismo del progresso in medicina alla svolta del 20.secolo si collegò ai paradigmi del socialdarwinismo e dell’eugenetica e la medicina divenne uno strumento essenziale per una ottimizzazione  “eugenetica” e “igienico-razzista” del “corpo del popolo”. La discussione al riguardo si intensificò in Germania dopo la sconfitta della prima guerra mondiale; ciò che a tutta prima era stata solo una visione di politica sanitaria, venne sistematicamente realizzata sotto il violento dominio del nazionalsocialismo. E’ noto che i medici tedeschi nel periodo dal 1933 al 1945 non erano sovrarappresentati solamente nel partito nazionalsocialista e nelle sue organizzazioni, bensì anche nei posti direttivi delle Università (Rettorati) e che la legge per la sterilizzazione venne addirittura sostenuta all’unanimità; inoltre la loro posizione professionale sperimentò un’impressionante valorizzazione grazie al regime; fin dall’inizio venne corteggiata e onorata con progressivi aumenti di stipendio e altre agevolazioni, per divenire una delle colonne portanti del sjstema nazionalsocialistico, un sistema che si può descrivere come un ordinamento dittatoriale biopolitico nel senso di Foucault ( ma che solamente molto più tardi venne intuito dalla maggior parte dei medici). Molti provvedimenti del regime nazista divennero in parte misure mediche, in parte giustificate con una metaforica medica – anche la persecuzione e l’annientamento degli ebrei, indicati quali “fermento della decomposizione”, “Virus” e “dannosi” per un “sano corpo del popolo” tedesco, portatori di terribili malattie ereditarie.  Di questo parlò a Norimberga, nel giorno del partito del Reich,  “la guida dei medici del Reich” Wagner, che rivestiva una posizione elevata all’interno della struttura di potere nazista, annunciando “la legge razziale” ( a cui aveva collaborato in modo essenziale).

Nonostante a noi oggi l’operare del regime nazista e dei suoi scopi ci appaiano completamente assurdi, irrazionali e estremamente crudeli, molte delle sue finalità “di politica della popolazione” vennero allora ritenuti come “scientifici” sensati e necessari – ed i medici educati in questo sistema, che avevano avuto quali materie universitarie igiene della razza, biologia ereditaria, Wehrmedizin e altro, erano convinti di trovarsi su un giusto cammino anche in ambito medico. Labisch scrive:

 ₅cfr.Alfons Labisch. Homo Hygienicus. Gesundheit und Medizin in der Neuzeit. Frankfurt a.M. 1992

₆Carl Ludwig: Lehrbuch der Physiologie des Menschen. Vorwort des ersten Bandes. Heidelberg 1852

₇Rudolf Wirchow: “Die naturwissenschaftliche Methode und die Standpunkte in der Therapie”. In: Virchows Archiv für Pathologische Anatomie, Nr.2, 1849

₈cit. in Heinrich Schipperges: Weltbild und Wissenschaft. Eröffnungsreden zu den Naturforscherversammlungen 1882-1972. Hildesheim 1976.

I medici nazisti dirigenti consideravano le misure di sicurezza della salute promosse dal nazionalsocialismo del tutto nell’ambito dell’evoluzione scientifico-naturale della medicina moderna. Secondo la “rivoluzione igienica nel pensiero medico”, le scienze della salute di stampo scientifico-naturale e il cambiamento del tutto evidente avvenuto dall’igiene sociale all’igiene della razza, i medici nazisti nelle loro interpretazioni, si ritenevano all’apice dell’evoluzione medica. I provvedimenti medici erano per loro giustificati scientificamente, terapeuticamente ed eticamente e perciò imposti. La medicina del nazionalsocialismo legittimò ed eseguì in modo ampiamente autonomo il più biologico modello della società. il nazionalsocialismo e la medicina in esso praticata sono immanenti al progetto della modernità.₉

Dopo la caduta del Terzo Reich venne scossa la fiducia della popolazione tedesca verso i loro medici, che avevano collaborato, con una guida politica maggioritaria, a riempire questionari e far pervenire dati sulla salute a disposizione delle autorità. Allorchè venti medici tedeschi, tra cui professori universitari, come pure tre alti burocrati si presentarono a giudizio nel 1946/47 nel primo processo di Norimberga per crimini di guerra, i neoformati Ordini dei medici della Germania ovest, inviarono affrettatamente una “commissione medica” per osservare il processo e poter limitare possibilmente i danni del prestigio medico verso il pubblico, affermando tra l’altro che i medici tedeschi non avevano avuto nulla a che fare con il regime nazista, esclusi pochi criminali patologici. In modo maldestro la direzione della commissione venne affidata ad uno specialista neurologo della Scuola di Viktor von Weizsäcker, che aveva un genuino interesse ad una precisa elaborazione degli eventi, per poter trarne degli insegnamenti per il futuro: lo psicoanalista Alexander Mitscherlich. La sua documentazione che egli esibì nel 1947/49 assieme ad uno dei suoi studenti (Fred Mielke) con il titolo “ Il diktat del vilipendio dell’uomo” e “Scienza senza umanità”, venne poco recepita e in buona parte fu indesiderata all’interno della professione medica. Mitscherlich, che venne apostrofato come “qualcuno che sputa nel piatto” in modo non collegiale, “traditore della patria”, non si scusò tuttavia personalmente con nessuno, bensì dimostrò piuttosto come la medicina era stata integrata nello stato nazista, come i medici avevano operato in modo non libero e come fossero in buona parte al servizio di potenze e interessi estranei alla medicina, sostenendo come la medicina possa diventare un pericoloso strumento al servizio di forze ideologiche ed economiche. Questo in particolare quando la medicina non sviluppa una sua propria antropologia (oppure, secondo Mitscherlich, “una conoscenza dell’uomo”) e si definisce semplicemente  scienza naturale “neutrale nella propria Weltanschauung”.

La discussione di Alexander Mitscherlich riguardo ai fondamenti spirituali della medicina umanistica e della formazione medica non era benvenuta alla fine degli anni ’40 e durò decenni affinchè trovasse veramente per la prima volta ascolto nel periodo della protesta studentesca; le ricerche da lui iniziate riguardo alla medicina durante il nazismo vennero proseguite solamente agli inizi degli anni ’80. A partire dal 1986 venne istituito per la prima volta nell’università di Witten/Herdecke fondata da Gerhard Kienle, un corso per studenti di medicina che tenesse ampiamente conto degli abissi del 20.secolo in Germania, della “storia e dell’esperienza” (Snyder) e delle conseguenze dell’abuso della medicina. La formazione degli studenti di medicina, secondo Kienle, poteva venir vista con successo solamente se “essa è in grado di condurre alla capacità di un’elaborazione personale e di conseguenza ad un’interiore libertà, nei confronti delle affermazioni, metodi e fondamenti conoscitivi delle singole discipline scientifiche, come pure ad un approfondimento della coscienza di responsabilità verso i contemporanei”.₁₀  “Stili di pensiero” e “pensieri collettivi” (Ludwik Fleck₁₁) devono venir compresi presto dagli studenti; lo scopo è di trovare accesso alle “forze configuratrici del sociale” e opporsi a quelle tendenze che “ ci vengono incontro in modo distruttivo attraverso la politica sanitaria ed il sociale”. “E’ necessario che si origini in noi qualcosa come un’interiore forza configuratrice che porti  in equilibrio le forze del futuro con le forze di distruzione” (Kienle, 1982₁₂).

₉Alfons Labisch: “ Die<Hygienische Revolution> im medizinischen Denken. Medizinisches Wissen und ärztliches Handeln”. In: Angelika Ebbinghaus; Klaus Dörner: Vernichten und Heilen. Der Nürnberger Ärzteprozess und seine Folgen. Berlin 2001

₁₀cit. in Peter Selg: Gerhard Kienle. Leben und Werk. Bd.1. Dornach 2003

₁₁il microbiologo, immunologo e teorico della scienza Ludwik Fleck (1896-1961) deportatao ad Auschwitz e Buchenwald, nella sua opera principale Entstehung und Entwicklung einer wissenschaftlichen Tatsache (Basel 1935) sviluppò i concetti di “Stile di pensiero” e “pensiero collettivo”, che più tardi divennero di grande significato per la teoria dei paradigmi di Thomas S.Kuhn.

Alexander Mitscherlich e Gerhard Kienle , dopo il 1945, lavorarono a che la medicina potesse giungere ad un nuovo, autonomo fondamento, separandosi da antiche dipendenze; non si intendeva in prima linea il fascismo, bensì la strumentalizzazione generale della medicina da interessi politici ed economici.  Entrambi, Mitscherlich e Kienle sottolinearono, seppure in modo diverso, che la medicina doveva trovare una sua formazione concettuale medico-terapeutica, una qualità e delle finalità autonome e realmente diventare libera, libera anche da immagini dell’uomo discutibili e infine fatali che vengono trasferite nella medicina e non vengono sviluppate da essa stessa.₁₃

La retrospettiva critica nei confronti dei decenni precedenti mostra tuttavia che le iniziative di Kienle e Mitscherlich per una liberazione ed una maturazione della medicina quale arte terapeutica, in ultima analisi non ha avuto un incisivo successo, per lo meno non in grande. Gli ospedali  e il sistema sanitario, a partire dagli anni ’90, sono stati  ancor più sottomessi ad un diktat economico ricco di conseguenze, che ha portato con sé una standardizzazione e depersonalizzazione dei decorsi clinici. La pressione di ottimizzazione e innovazione industriale-tecnologica, mossa da grandi interessi economici, agisce ininterrottamente e massicciamente sulla medicina, altrettanto delle finalità dello stato, delle richieste di controllo e pianificazione, come pure dei sistemi amministrativi con le loro proprie logiche.  La stessa immagine meccanicistica dell’uomo del 19.secolo, con gli ospedali quali effettive aziende di riparazione,  è sempre molto forte, nonostante tutti gli sforzi di un ampliamento scientifico-spirituale, di un approfondimento e rinnovamento della medicina, nonostante la psicologia, psicoterapia, psicosomatica ed il  lavoro biografico del 20. secolo. Altri interessi e potenze che hanno molto a che fare col denaro si oppongono ad una discussione di fondo medico-antropologica; l’”imperativo tecnico” (Hans Jonas) agisce ancora e le sue promesse vengono diffuse in tutto il  mondo con l’aiuto dei media.

Dialettica di protezione e rifiuto della salute

Ci si può chiedere, che cosa ha a che fare tutto questo con l’attuale crisi del Coronavirus e del suo controllo, “il più grande schock dopo la seconda guerra mondiale” (Vogel₁₄): nulla evidentemente.  D’altra parte, attraverso la riflessione storica, penso, diventa evidente che “la medicina”, contrariamente all’opinione comune, non è un fattore libero e indipendente nella società, nemmeno ora nell’attuale pandemia. I medici si occupano dei pazienti fuori e dentro i reparti di terapia intensiva e questo con grande impegno e in molti luoghi con intervento esistenziale. Essi non sono il problema, al contrario.  Le direttive mediche, patogeneticamente fondate della virologia, ossia le ordinanze dei singoli virologi, e le prescrizioni politico-amministrative non provengono dalla medicina nel senso più stretto e in nessun modo vengono considerate sensate e necessarie da tutti i medici.  Non pochi medici ammoniscono nei confronti delle conseguenze del completo “Shutdown”, del “congelamento” della società e dell’isolamento degli uomini e delle conseguenze imperscrutabili in ambito economico, sociale-psicologico, nella società civile, per la cultura e la salute. Le misure adottate sono di natura normativa e riguardano tutti gli individui;

₁₂cit. in Peter Selg: Gerhard Kienle. Leben und Werk. Bd.1. Dornach 2003

₁₃cfr. Peter Selg: Nach Auschwitz. Auseinandersetzungen um die Zukunft der Medizin. Arleshei

₁₄Steffen Vogel: “Der Corona-Crash: die zweite Eurokrise?” In: Blätter für deutsche und internationale Politik

benchè  emanate per la “protezione” della popolazione, esse possono significativamente indebolire  e danneggiare i singoli (cioè molti singoli), e questo non solo animico-spiritualmente, ma anche fisicamente; di ciò tuttavia non si parla, nemmeno  a partire dalle conoscenze della psiconeuroimmunologia o sulla base di un grande metastudio del 2010 che ha mostrato che il rischio di mortalità, dovuto a mancanza di contatti sociali, cresce maggiormente rispetto al fumo o al sovrappeso.₁₅

Ivan Illich aveva messo in guardia nei confronti di una “medicalizzazione della società” e dell’ “espropriazione della salute”, del proseguimento di ciò che Alfons Labisch nel tardo 18.secolo aveva descritto quale “utopia totalitaria della salute pubblica” e di una “condotta di vita scientificamente fondata”.    Penso che Illich oggi, sulla base dei numerosi provvedimenti per il Corona virus, vedrebbe molto confermate le sue ammonizioni e predizioni e questo riferito sia a popoli poveri che ricchi.  120 milioni di paghe giornaliere e lavoratori in mobilità sono stati defraudati delle loro basi esistenziali in India per motivi di “protezione da contagio” e, in condizioni disperate, sono dovuti ritornare a piedi per centinaia di chilometri ai loro paesi d’origine molto distanti, picchiati e umiliati dalla polizia, perché non si erano attenuti al divieto di uscire; altrove, abitanti delle baraccopoli, non hanno potuto abbandonare il loro miserevole quartiere sorvegliato dai militari.₁₆ Anche nelle case di riposo europee alle persone anziane è stato in parte impedito un libero accesso all’aperto. Si potrebbero addurre innumerevoli esempi ove il sistema della “protezione” s’è capovolto nel suo contrario e il danno provocato ha superato ampiamente nel caso singolo la minaccia del virus, non solo sul piano psicosociale, ma anche in ambito medico. Si parla poco o affatto delle possibilità di prevenzione e terapeutiche presenti in grado di rafforzare le forze di difesa degli individui, bensì esclusivamente di misure igieniche e di “distanziamento sociale”, schermatura e vaccinazione contro il Covid-19 e di conseguenza anche nei confronti di altre epidemie virali. Ivan Illich scrisse già nel 1977:

il livello della salute (…) è massimo là dove l’ambiente rende gli uomini capaci di far fronte alla vita in modo personale, autonomo, responsabile. Il livello della salute si abbassa solo là dove la sopravvivenza viene resa in modo eccessivo dipendente da una regolazione eteronoma (pilotata) degli equilibri organici. Oltre una quantità critica, l’assistenza istituzionale della salute- indifferentemente se in forma di terapia, prevenzione o pianificazione dell’ambiente, è dello stesso significato del rifiuto della salute.₁₇

Questa “quantità critica” è stata ampiamente superata nelle attuali misure per il Coronavirus. Che numero imperscrutabile di sofferenza psichica, fisica e sociale, di suicidi e gravi forme di violenza, fino alle persone isolate nei reparti di terapia intensiva e che sono morte sole, a cui, in certi Paesi è stato proibito qualsiasi accesso come pure un funerale dignitoso. La peculiarità dell’uomo, così si espresse Hans Georg Gadamer anni fa, consiste nel suo privilegio di seppellire i morti. “ In ciò l’uomo è unico tra gli esseri viventi, così come attraverso l’uso della parola, o forse ancor prima.”₁₈  “ Misure protettive” che impediscono tali esequie , fanno rimanere senza parole.

₁₅cfr. Rolf Heine: “Den Lebensraum des Mitmenchen entdecken. Uber die Pflege von Kranken und Gesunden in der Coronaepidemie”. In: Das Goetheanum, Nr.18, 1.5.2020

₁₆cfr. Ellen Ehmcke: “Indien: Der grosse Exodus”. In: Blätter für deutsche und internazionale Politik, 2020

₁₇Ivan Illich: Die Nemesis der Medizin. Von der Grenzen des Gesundheitswesens. Reinbeck bei Hamburg.

₁₈Hans-Georg Gadamer: über die Verborgenheit der Gesundheit. Frankfurt a.M. 1993

A molti uomini questo sistema di protezione nel frattempo stabilito in quasi tutto il mondo, completamente esente da “alternative”, in una forma mai sperimentata in precedenza, agisce in molti suoi tratti come un irrazionale e fatale esperimento sociale, anche quando non si riesce a difendersi dalle argomentazioni mediche apportate.  Fa comunque pensare come l’accettazione dello “Shutdown” nella popolazione sia stata possibile solo con la potenza concentrata di notizie e immagini, ad opera di un paesaggio mediatico operante in modo sincronizzato, che ha sospinto completamente da parte tutti gli altri temi , mostrando numeri su numeri, statistiche su statistiche, bare su bare. C’è stato invece poco spazio informativo sui patimenti prodotti da queste misure; l’opposizione contro i procedimenti del regime e la proposta di eventuali strategie alternative per affrontare la pandemia, non hanno avuto alcuna chance sui media, sono state fin dall’inizio commentate negativamente e hanno dovuto cercare altri canali. Se queste informazioni apparivano in Intenet, sparivano spesso in fretta e le librerie erano chiuse come tutti gli altri negozi “non necessari alla vita”. Quando mai si era prima sperimentato un resoconto così tendenzioso di notizie se non nei sistemi totalitari? La potenza delle immagini e dei numeri però agisce profondamente dentro la psiche umana, nella  comprensione di sé e della vita e nel comportamento sociale. Nella sua nona “lezione” Timothy Snyder scrive:

da più di mezzo secolo i classici romanzi sul totalitarismo hanno messo in guardia dal dominio dello schermo, dalla soppressione dei libri, dalla limitazione del patrimonio lessicale e dalle difficoltà del pensiero da ciò risultanti. Nel libro Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, pubblicato nel 1953, i vigili del fuoco rintracciano libri e li bruciano, mentre la maggior parte dei cittadini guarda in modo interattivo il teleschermo.  Nel libro di George Orwell 1984, pubblicato nel 1949, i libri vengono proibiti e il televisore non è solo un ricevitore, ma permette al governo di osservare per tutto il tempo i cittadini. In 1984 il linguaggio dei media visivi è limitato in modo estremo, così da sottrarre al pubblico i concetti di cui ha bisogno per riflettere sul presente, ricordarsi del passato e ragionare riguardo al futuro.₁₉

Maggioranza e minoranza

Nella crisi da Coronavirus tuttavia non tutti gli uomini si lasciano assalire dal controllo dei media e al posto di ciò cercano ciò che Snyder raccomanda nella sua 11. “lezione” : “ Fai domande e verifica. Indaga le cose stesse.”₂₀ Il “ricercare”, “indagare” e “verificare” si svolge essenzialmente in Internet, a cui tutti siamo condannati.  Qualora, dopo estenuanti, vaste e faticose ricerche uomini approdano a tutt’altri numeri rispetto a contagi, decessi e letalità, ad altri risultati e proposte riguardo a ciò che viene presentato dagli esperti ed espongono pubblicamente i loro punti di vista, si vedono esposti ad un’ondata massiccia di critica e diffamazione; vengono immediatamente cacciati nel lager dei “teorici del complotto”, che in tal modo è diventato il polo di raccolta di tutte le opinioni divergenti, un  preoccupante quartiere di massa posto idealmente sotto stretto controllo. Non pochi critici finiscono in miseria e disperazione. Chi desidererebbe venir messo a nudo come imprudente e “asociale” solo perché verosimilmente non è disposto a proteggere gli altri e per il proprio egoismo mette  a rischio la vita umana? Poiché quasi nessuno  conosce precisamente la realtà medica del Covid-19 nella sua totalità, effettivamente nessuno può essere del tutto sicuro della cosa.

₁₉Timothy Snyder: Űber Tyrannei: Zwanzig Lektionen für den Widerstand. München, 2017

₂₀Ibidem

I dubbi nei confronti dei procedimenti, dei retroscena e delle sue conseguenze però rimangono e rodono dentro; le gravi preoccupazioni riguardo ai danni sociali e umani crescono di giorno in giorno e si posano come un incubo plumbeo su coloro che non sono ammalati, né tantomeno sono colpiti personalmente e continuano a vivere privilegiatamente nel loro giardino o altrove. Nonostante il disagio renda pesantemente sopportabile l’esistenza personale, la maggioranza delle persone preferisce il silenzio e accetta la situazione politica, sociale, pedagogica e psicologica; tra questi anche eminenti pedagoghi e sociologi, importanti attivisti per i diritti civili e finora paladini della democrazia, della Costituzione tedesca e di una società libera. L’accettano perché, come detto, nei confronti delle argomentazioni della medicina, della politica sanitaria e “sociale” è difficile mantenere una posizione, anche nei confronti delle immagini mostrate dei reparti di terapia intensiva, anche perché gli uomini, con la protesta,  rischierebbero la rottura di strette amicizie e del loro prestigio personale e professionale. Forse anche perché essi stessi  sono insicuri, nonostante l’immagine ufficiale della “Swiss Propaganda Research”  e le posizioni critiche di Sucharit Bhakdi, Shiva Ayyadurai e altri scienziati e medici abbia ricevuto da molto tempo delle incrinature.

Indubbiamente si può dire che la miseria in futuro sarà estremamente grande, anche al di là del diretto sacrificio della pandemia:  una povertà psichica, economica, sociale e medica. Moltissimi uomini moriranno, e ciò già avviene, ma non solo “per” o “con “ Covid19, bensì per motivi che sono in relazione alle contromisure prese. Molti patiranno la fame nei Paesi poveri, poiché mancherà a loro il compenso giornaliero in una vita completamente “congelata” –  anche prima morivano di fame circa 30.000 persone al giorno, uomini che non hanno avuto una rappresentanza mediatica con statistiche, curve e bare, altrettanto dei morti per danni ambientali, dei migranti affogati nel Mediterraneo e  di molti, molti altri. Un milione e mezzo di uomini muoiono ogni anno nel mondo di tubercolosi, cosa che potrebbe venir impedita da un miglioramento delle loro condizioni di vita; circa 8 milioni  di uomini muoiono  per le conseguenze dirette dell’inquinamento dell’aria, quasi altrettanti per gli effetti collaterali da farmaci: tutto ciò  non trova alcun accesso ai massmedia. Ora viene improvvisamente affermato che nulla è più importante della vita umana e perciò tutte le misure adottate per il Coronavirus sono giustificate; come ci siamo comportati fino ad ora con la supervalutazione della vita umana? Si sentiva sempre dire che mancano i soldi per gli aiuti; ora, improvvisamente è incredibile quanto denaro sia presente. “Noi mettiamo tutte le armi sul tavolo”, ha detto il ministro delle finanze tedesco. Singolare. Ma la il consenso verso il governo cresce di settimana in settimana.

In Internet o talvolta persino alla radio uomini riflessivi e scettici notano che alcune delle loro posizioni e preoccupazioni nel frattempo sono rappresentate da forze politiche di destra o della destra radicale o vengono associati ad esse dai media (“ cittadini del Reich”), tra cui i loro dubbi sulla disinteressata onestà delle intenzioni di Bill Gates e dell’OMS da lui cofinanziata, le minacciose campagne vaccinali globali o il controllo intenzionale dei dati di spostamento, possibilmente anche di tutti gli altri dati personali o riguardanti la salute ( come rilevamento della seconda “corporeità digitale”₂₁ descritta da Lobo). In vista di questa realtà – l’occupazione di posizioni liberali da cerchie politicamente di destra₂₂ – sembra rimanere solamente il ritirarsi nella sfera privata, vivere preferibilmente in un nascondiglio privato che dimostrare assieme a queste persone o anche solo venir collegati ad esse, così afferma qualcuno. Ma è possibile rassegnare le proprie giustificate posizioni solo perché esse vengono politicamente occupate da forze sbagliate? Da forze totalitarie là dove proprio si tratta di impedire il totalitarismo?

₂₁Sascha Lobo: Realitätsschock: Zehn Lehren aus der Gegenwart.

₂₂cfr. Martina Renner e Sebastian Wehrhahn: “ Die neue Rechte: Corona als Tag X”. In: Blätter füer deutsche und internationale Politik, 5,2020

Timothy Snyder ci ricorda la comprensione del totalitarismo di Hannah Arendt –che necessariamente non sta a significare “lo stato superpotente”, bensì l’abolizione della differenza tra sfera privata e pubblica. Se il profilo elettronico di spostamento di un uomo viene considerato per motivazioni “mediche” o di “politica sanitaria”, si dissolve la differenza tra sfera privata e sfera pubblica: così era già stato visto da George Orwell. Ma già senza “app” è da tempo iniziata la cultura della sorveglianza e della diffidenza.; i vicini di casa si sorvegliano a vicenda, per controllare se i provvedimenti per il Coronavirus sono stati applicati in modo corretto e si denunciano reciprocamente. Anche al di là della propria strada l’atmosfera diventa più tesa. “ Si accumulano scene di sguardi insicuri, critica, diffidenza o rabbia contro la mancata osservanza della distanza di sicurezza oppure sdegno pubblico contro gruppi che favoriscono lo stare assieme.”₂₃ Con ciò si origina una dinamica che ha poco a che fare con il virus o la malattia, ma piuttosto con le forze distruttive del sistema sociale di cui parlava Gerhard Kienle.

Il futuro della società liberale

Come sottolineato all’inizio, io non appartengo a coloro che possono valutare in senso medico i gravi eventi della pandemia e le loro misure reattive, faccio parte pertanto degli uomini insicuri. Ma sono grato a critici specialisti come il Prof.Sucharit Bhakdi e altri che hanno preso la parola, dopo un superamento interiore e nonostante il rischio personale, così come sono sempre stato grato a Navid Kermani per le sue parole e i suoi libri. Kermani, 6 anni fa, nel Parlamento tedesco ha ricordato alla Germania spirituale-politica il suo passato cosmopolita e umanistico, che egli, eccellente studioso dell’Islam e germanista, cittadino tedesco d’origine iraniana, conosce sicuramente molto meglio della maggior parte dei parlamentari di Berlino. Egli ha riportato e valorizzato nel Parlamento qualcosa  di cui da tempo non s’era più parlato. Ha creato un coinvolgimento anche tra i deputati- ed io ho l’impressione che il momentaneo coraggio per il generoso accoglimento dei migranti in Germania sia stato anche una conseguenza della sua brillante esposizione.

Kermani sperava nella Germania; anche Sucharit Bhakdi evidentemente fa ciò; dove, se non qui,  alla luce del suo passato umanistico, ma anche delle provocazioni del 1933-1945 e del corso democratico nuovo iniziatosi dopo il 1949, dove se non qui si dovrebbe trovare una via antiautoritaria, libera, per uscire dalla crisi, una via nel senso della Costituzione e di un umanesimo che non coincide con la massima protezione dal virus. E’ verosimilmente più facile per Kermani e Bhakdi sperare nella Germania di taluni tedeschi, senza lo sfondo dei migranti, oppure diciamo: riconoscersi in questa speranza. Possono toccare qualcosa di prezioso o richiamarlo alla memoria, senza venir sospettati di nazionalismo. E’ il suo Paese adottivo, per lo meno lo è ancora. Alcuni anni fa, nei diverbi attorno all’accoglimento dei migranti, avrei molto desiderato che Angela Merkel non solo avesse detto “lo facciamo”, ma anche avesse motivato perché la Germania si trova in una singolare e particolare responsabilità. Una responsabilità storica, che giustifica e rende necessario un altro approccio agli uomini senza patria, minacciati esistenzialmente, anche qualora nessun altro Paese europeo volesse prendervi parte  in tali proporzioni. C’è qualcosa come una sorta di  “voce della coscienza storica” e molti uomini, sia dentro che fuori della Germania, avrebbero compreso meglio Angela Merkel con questa motivazione. Le chance per il partito AFD sarebbero scese e non risalite, di ciò sono sicuro.

Anche Sucharit Bhakdi, che per decenni ha insegnato nelle Università tedesche, durante la crisi del Coronavirus, riponeva speranze per un altro corso in Germania e questo non senza ragioni. I provvedimenti tedeschi contro la malattia non erano stati finora particolarmente originali, ma nemmeno così rigidi come la maggior parte dei Paesi vicini, ed era ed è ancora possibile in Germania, anche in questa situazione tesa, prendere la parola in modo riflessivo e critico, nonostante sia diventato più difficile.

₂₃Andreas Laudert: “Das Unsichtbare und das Undenkbare”. In: Das Goetheanum, Nr.14, 3.4.2020

Sarebbe però urgente, in Germania ed in Europa, in questa crisi fondamentale, trovare nuove finalità, nuove risposte adeguate per una società civile liberale. Al riguardo, a mio avviso, sono necessarie diverse conoscenze, tra cui le seguenti:

  • le zoonosi non provengono come aggressione dal nulla, ma hanno a che fare con i sistemi ecologici e la loro labilità e distruzione.₂₄ Ciò però significa: è di grande priorità elaborare concetti  da mettere in atto per porre termine allo sfruttamento capitalistico della Terra, dei suoi regni naturali e della vita sociale degli uomini e incamminarci verso un’economia ecologica, sostenibile, come pure socialmente giusta.  Di ciò fa parte una nuova comprensione del vivente, dei suoi presupposti e delle sue condizioni, una scienza che stia dalla parte della vita e non della morte.₂₅  Fa parte di ciò inoltre un’analisi critica del concetto di scienza, che, nel passaggio dal 16.al 17.secolo venne essenzialmente sviluppato da Francis Bacon (“Novum Organon”) e Renè Descartes (“Discours de la methode”), un concetto per cui l’uomo è “ signore e proprietario” della natura e a cui è permesso e desiderabile qualsivoglia intervento tecnologico.
  • Scopo di una società liberale e di una sua medicina umanistica è di rendere l’uomo capace di far fronte alla vita in modo autoresponsabile (Illich) e non di schermarlo dalla vita. Di straordinario significato per il futuro non è “ l’espropriazione della salute”, bensì la sua mirata promozione – con ciò anche il sostegno dell’uomo di potersi confrontare con successo con gli ostacoli, tra i quali i microbi, nel senso di una “immunizzazione attiva”. Questo richiede un’altra medicina, costruita in modo diverso, metodologicamente e contenutisticamente ampliata, con una impostazione non solo patogenetica (“come origina la malattia?”), ma anche salutogenetica  (“cosa rende possibile la salute?”), una medicina che rafforzi e non indebolisca gli uomini.₂₆
  • Richiede inoltre la liberazione del sistema sanitario dai diktat dell’economia. L’orientamento al profitto e l’industrializzazione effettiva del moderno funzionamento delle cliniche, che ha portato con sé il “ Processmanagement”, la modulizzazione e standardizzazione di tutti i processi, che ha razionalizzato il personale terapeutico in ampie parti con effetti distruttivi, devono tempestivamente venir fatti retrocedere.₂₇ In questo contesto anche gli interessi e gli influssi industriali esistenti, tra cui anche l’espansione dei produttori di vaccini, nella medicina ( come pure per le autorità statali e sovrastatali) devono venir resi pubblici senza pietà , analizzati e discussi nella società, ma non solo in canali periferici, bensì nei principali media.
  • Argomentazioni mediche e linee direttive per severi provvedimenti di politica sociale, tra cui limitazioni dei diritti fondamentali, sono da considerarsi in generale con la massima prudenza.

₂₄cfr. Georg Soldner: “Wie leben wir zusammen?” In: Das Goetheanum, Nr.14, 3.4.2020 https://goetheanum.co/de/nachrichten/wie-leben-wir-zusammen

₂₅il pediatra Georg Soldner nel suo importante articolo “Fragen in der SARS-Co-V2 Epidemie” ha tra l’altro scritto: “ poco prima dello scoppio della pandemia Claus Otto Scharmer nella sua Essentials der Theorie U ha pubblicato le seguenti frasi:< E’ necessario imparare dal passato, ma non è sufficiente. Tutte le sfide sconvolgenti richiedono che noi avviciniamo le cose con un nuovo modo di procedere. Esse richiedono di decelerare, di fermarsi, di percepire le forze motrici importanti,, di abbandonare il passato e lasciar giungere il futuro che vuole originarsi. > Cosa vuol giungere? Un’aria diversa a Milano, Wuhan e Stoccarda? Una consapevolezza che i nostri virus, come il nostro genoma sono in un continuo rapporto interscambievole con ciò che li impronta, cioè le attività e le relazioni degli organismi viventi? E quindi anche con noi stessi? Una consapevolezza che dobbiamo pensare, comprendere e configurare in modo nuovo il vivente? Il sentimento che la nostra Terra non consiste solo di atomi, bensì abbraccia esseri viventi, senzienti e pensanti, dal comportamento dei quali dipende tutta la vita? Può essere che la sofferenza che noi procuriamo agli animali – e la medicina è fortemente partecipe di questo – ha forse già oggi delle conseguenze per la nostra salute? Che il nostro agire sociale-morale possa avere degli effetti sul piano del microbioma, del viroma e del genoma? Che un’economia senza ecologia distrugge la casa, di cui cerca presuntuosamente di conoscerne le leggi? Quando se non ora è il momento di destarsi a ciò, riconoscendo di aver bisogno di un nuovo paradigma di ricerca nelle scienze della vita?” (https://www.gaed.de/frageindersars-cov-2-epidemie.html)

₂₆cfr. Harald Matthes: “Corona und Salutogenese. Welchen Beitrag kann die Anthroposophische Medizin in der Versorgung von Covid-19 leisten?” In: Die Drei, 5,2020. https://diedrei.org/ausgabe/heft-5-2020

₂₇cfr. Giovanni Maio: Geschäeftsmodell Gesundheit. Wie der Markt die Heilkunst abschafft.Berlin 2014

₂₉cfr. su questa problematica, tra l’altro, Richard Ramsbotham: “Coronavirus Parallels: An Easter Article”. In: New View, April-June 2020

  • Anche modificazioni legislative a tempo determinato per la “protezione” della popolazione tendono alla cronicizzazione, a cui Heribert Prantl s’è riferito con l’esempio delle leggi di sicurezza del periodo della RAF e delle “misure antiterrorismo”; esse vennero per lo più proseguite quali “misure di prevenzione”: “Quasi tutte le leggi sulla sicurezza non solo vennero tolte, esse vennero ancora più ampliate e inasprite (….) ciò che finora era stato il terrorismo per le leggi di sicurezza, è diventato il virus per le leggi di sicurezza sanitaria. Il virus è diventato legislatore.”₂₈
  • E’ necessaria una cultura scientifica pluralistica e non una dominanza di singoli eletti “esperti”, le cui prese di posizione debbano venir seguite fideisticamente.₂₉
  • Le risposte adeguate alla crisi del Coronavirus negli ambiti dello stato di diritto, dell’economia e della vita culturale-spirituale ( di cui fanno parte anche la medicina e la pedagogia)devono venir trovate dai rispettivi specialisti dei tre ambiti e poi venir discusse insieme, invece di venir imposte dall’alto dal tramandato “stato unitario”, dopo la consultazione di pochi consulenti.₃₀ Con tutta risolutezza sono da rifiutare decisioni “Top-down” dell’esecutivo, le cui conseguenze diventano attive in ambiti di cui né i funzionari politici né i loro consulenti microbiologi sono in grado di comprendere molto dal punto di vista dei contenuti e di cui non si assumono personalmente alcuna responsabilità ( tra cui lo sviluppo dei bambini e la pedagogia).
  • Non si possono assolutamente presentare pubblicamente fatti scientifici che quindi diventano d’orientamento operativo che effettivamente siano ancora allo stato di ipotesi, “della speculazione o di calcoli presunti”.₃₁
  • Opinioni divergenti, critiche, ma sostanziali ed in sé fondate, sono sempre di interesse e significato per la complessa conoscenza della verità, tanto più che gli attori che agiscono politicamente hanno un orizzonte limitato che devono necessariamente ampliare. L’applicazione del concetto “ teorici del complotto” per uomini che rappresentano tali posizioni, è del tutto inaccettabile. In cambio si tratta, in una società liberale, di chiarire come gruppi di interesse, con l’aiuto dei massmedia, spacciano i loro unilaterali punti di vista e le loro narrazioni in modo mirato per il dominio dell’intera popolazione (come ad esempio è riuscito per lungo tempo a coloro che hanno negato il cambiamento climatico).₃₂

₂₈Heribert Prantl: “ Verfallsdatum? Das Virus als Gesetzgeber: Viele Grundrechtseingriffe werden womoglich auf Dauer bleiben – zur Vorbeugung”. In: Süddeutsche Zeitung 25/26.4.2020. Il suo commento nel numero del 2/3.5.2020 incominciava così: “ ci saranno nuovi virus. Questi saranno pericolosi, forse ancor più del Coronavirus. Anche in futuro avremo delle pandemie. Come reagiranno allora gli stati? Come con il Corona? Vorrà dire energicamente: su la mascherina, alzare la guardia!  Nuovamente verrà limitata la libertà di movimento, sottratta la libertà di riunirsi? Non c’è mai stato sino ad ora un divieto basilare nella libertà di riunirsi, comprese le riunioni per la preghiera. Un tale divieto diverrà una consuetudine nel futuro? Dai diritti fondamentali  costituzionali  diverrebbero allora diritti fondamentali virtuali, starebbero tra le restrizioni per la pandemia.”

₂₉ cfr. per questa problematica, tra l’altro, Richard Ramsbotham: “Coronavirus Parallels: An Easter Article”. In: New View, April-June 2020

₃₀cfr. Rudolf Steiner: Die Kernpunkte der sozialen Frage. GA 23. Dornach 1976; Ausatze uber die Dreigliederung des sozialen Organismus und zur Zeitlage 1915-1921. GA 24. Dornach 1982

₃₁” La speculazione o la stima, l’argomentazione in una zona grigia (…) sono qui il metodo predominante. Viene sempre sottolineato che tutto questo è terra inesplorata per la scienza, l’economia e la politica, appunto per tutta la società. A partire da questi elementi sconosciuti e invisibili, cioè con questi, viene dato tuttavia fondamento a provvedimenti molto concreti e di ampia portata.” Andreas Laudert: “Das Unsichtbare und das Undenkbare”. In: Das Goetheanum, Nr.14, 3.4.2020

  • La Costituzione, anche in tempi d’emergenza, deve in Germania essere “inviolabile”, altrettanto della dignità dell’uomo, come è espresso dal suo primo paragrafo. Alla dignità dell’uomo protetta costituzionalmente appartiene pure la dignità dell’uomo malato, del “disabile” e dell’anziano, della cui “protezione” si discute molto oggi. Che ne è però di questa dignità quando persone anziane o altri uomini “a rischio”, tra cui persone con disabilità in case di riposo e istituzioni assistenziali non possono ricevere in nessun modo la visita dei loro cari e degli amici più stretti che, altrettanto degli interessati, non hanno alcun diritto di parola sulle corrispondenti normative dello stato e persiste di fatto questo “isolamento coatto” per tempi imprevedibili? ₃₃ La realtà che la situazione nelle case di riposo sia così difficile, non ha assolutamente a che fare solo con il virus, bensì anche con le strutture stesse, la loro angustia e riduzione di personale, le loro atmosfere spesso desolate, un cattivo scandaloso arredo delle strutture, la loro assoluta marginalizzazione all’interno della società consumistica e competitiva.
  • I bambini sperimentano la vita in uno spazio sociale concreto, imparano e maturano in esso, nell’incontro diretto e non davanti allo schermo con il suo mondo virtuale e igienicamente sterile. Mondi separano il processo formativo vivente nelle scuole reali dai programmi online della trasmissione del sapere.₃₄  La forzata “scolarizzazione digitale”, dal punto di vista pedagogico come pure della psicologia dell’infanzia, è un risultato tragico, ma assolutamente non sorprendente o casuale della crisi. L’industria della “Global Education” persegue da molto tempo, con tutta la sua potenza, le strategie per una commercializzazione dei suoi programmi d’apprendimento digitale, e la crisi del Coronavirus le apre un enorme porta d’accesso.

₃₂cfr. al riguardo Eduard S.Herman e Noam Chomsky: Manufacturing Consent. The Political Economy of the Mass Media. New York 2002; Naomi Oreskes e Erik M. Conway, Erik M: Die Machiavellis der Wissenschaft, Das Netzwerk des Leugnens. Weinheim 2014. Per la delega della PR-Agentur Scholz &  Friends Berlin GmbH attraverso il ministero tedesco della salute per una campagna nazionale di mobilizzazione e informazione riguardo alle misure di protezione e per “fare chiarezza” alla popolazione – con un volume di 22 milioni di Euro per quattro anni (!) – cfr. https://fragdenstaat.de/anfrage/bundesweite-kommunikation-bzgl-corona. “ Ai compiti (dell’agenzia) compete il monitoraggio permanente della comunicazione sui social-media, per poter velocemente reagire in tempo reale a falsi annunci e sviluppi attuali” (https://s-f.com/wirbleibenzuhause-scholz-friends-kommuniziert-in-der-corona-krise-fuer-das-bmg/). È stato reso noto anche un documento interno di 17 pagine del ministero degli Interni, della seconda metà di marzo, che discute non solamente diversi “scenari” e strategie di procedure ( sullo sfondo dei danni economici che ci si aspetta nel Paese), bensì anche le “campagne di mobilizzazione” della popolazione di volta in volta necessarie e la conseguente “narrazione comune” da produrre.  Tra l’altro nel documento si parla del fatto che  si debba avvicinare alla popolazione l’intera dimensione del pericolo attraverso un “ auspicabile effetto schock”, per raggiungere la loro accettazione – grazie all’idea che i pazienti non verranno accettati dagli ospedali e dovranno morire soffocati in casa (“ il morire soffocati o non avere aria a sufficienza è un’ansia primordiale per ogni uomo, altrettanto della situazione in cui non si può far nulla, per aiutare per essere d’aiuto ai famigliari in pericolo di vita. “) oppure di bambini contagiati che diventano una minaccia mortale per i loro genitori. ( “se allora infettano i loro genitori e uno di essi muore in casa tra i tormenti ed essi hanno il sentimento di esserne colpevoli, poiché magari si sono dimenticati di lavarsi le mani dopo il gioco, è la cosa più terribile che un bambino possa sperimentare.”) cfr. https://fragdens-taat.de/dokumente/4123-wie-wir-covid-19-unter-kontrolle-bekommen/

₃₃cfr. Silke van Dyk, Stefanie Graefe e Tina Hauber: “ das Űberleben der <Anderen> :Alter in der Pandemie”. In: Blätter für deutsche und internationale Politik, 5,2020. Tra l’altro gli Autori scrivono criticamente: “ Il (necessario) dibattito riguardo alla protezione di coloro che sono particolarmente a rischio, viene ampiamente condotto senza partecipazione dei più anziani. Perciò ha luogo una interdizione collettiva, nonostante in realtà solo una piccola parte di questo presunto omogeneo gruppo non sia più capace di decidere e di comunicare.” (Ibidem). Cfr. le riflessioni di Ulrike Baureithels concernenti il rapporto con “gruppi a rischio” definiti, tra cui disabili, ibidem. (“Triage; Leben oder sterben”).

₃₄ cfr. Paula Bleckmann, Ralf Lankau : Digitale Medien und Unterricht. Eine Kontroverse. Weinheim und Basel 2019; Ralf Lankau: Kein Mensch lernt digital.Űber den sinnvollen Einsatz neuer Medien im Unterricht. Weinheim und Basel 2017; Edwin Hubner, Leonhard Weiss: Personalitȧt in Schule und Lehrerbildung. Perspektiven in Zeiten der Ökonomisierung und Digitalisierung. Opladen und Berlin 2017

  • I bambini hanno un diritto assoluto per i loro compagni e di confrontarsi con un volto senza maschera e non finto, ad uno sviluppo in una sfera sociale di fiducia e di affidabilità. Un’epidemia di paura e panico sistematicamente diffusa dai media è quanto mai dannosa per lo sviluppo dei bambini e dei ragazzi, del rapporto con se stessi e con il mondo e delle loro facoltà di relazionarsi. Lo stesso vale per la falsa rappresentazione del mondo virale quale minaccia primaria, senza evidenziare come i virus ed i batteri fanno parte dell’esistenza biologica dell’uomo e che il suo sistema immunitario si sviluppa proprio nel confrontarsi con i germi del mondo esterno.
  • [s1]  vita culturale , inclusa la religione, è un bene importante per la vita, che assolutamente deve venir favorita e anche nei periodi di crisi deve venir salvaguardata ”live” ( e non solo virtualmente) in vere riunioni e in vere recite con un pubblico vero. Questo stesso è significativo da un punto di vista medico (psiconeuroimmunologia). Sonja Zekri scrive a ragione₃₅ “ non si deve sottovalutare l’effetto antivirale delle”ambasciate  di comunità e umanità” artistiche e del loro effetto rafforzante il sistema immunitario. La capacità di difesa dell’uomo, e non solo dell’anziano, crolla quando viene derubato e isolato dai suoi riferimenti vitali sociali e culturali, e di cui esistono molti esempi. Come l’ambito culturale-spirituale possa portare avanti le sue attività, in tempi di aumentato bisogno igienico, deve venir elaborato in modo autonomo e creativo da coloro che sono responsabili di questo settore. Sono decisamente da respingere affermazioni che negano qualsiasi significato esistenziale alla vita culturale-spirituale.
  • Le risposte primarie e quasi riflesse nei confronti delle crisi prodotte dal sistema, tendono sempre a cadere nel senso del sistema. Esse hanno la tendenza a stabilizzare il sistema e le sue priorità, all’assegnazione di valori e di gerarchie, piuttosto che metterli in discussione. In tal modo tutte le crisi possono venir utilizzate nella direzione di quanto detto, proseguendo però in modo intensificato, con molti perdenti e alcuni evidenti vincitori. Questo lo si deve identificare tempestivamente e discuterne pubblicamente.
  • La società liberale non è in nessun caso minacciata solo da forze politicamente di destra radicale, bensì anche da palesi visioni “non politiche” di un completo controllo tecnico che in futuro si servirà di argomentazioni mediche. Poiché gli uomini nulla amano più della vita e per nient’altro sacrificano più velocemente la loro libertà e i loro diritti. La società digitalizzata quale sistema tecnico di comando, in cui lo spazio pubblico viene pure intensamente controllato anche da motivazioni “mediche”, grazie alla crisi del Coronavirus – quale occasione adatta – si sposta decisamente più vicino, dalla Cina in cui è molto avanzata, verso l’Europa. Al riguardo Sascha Lobo nel 2019, ancora prima del Covid 19 e delle misure di protezione, ci aveva reso attenti in modo dettagliato.₃₆ In tal senso s’è pure espressa anche la scrittrice indiana Arundhati Roy  in un’intervista recente: “ per me sento questa pandemia come un trapasso da un mondo ad un altro mondo.”₃₇  Il passo dalla “ricostruzione delle vie dell’infezione” alla ricostruzione di tutti i movimenti dei cittadini non è grande ed il richiamo di un “documento digitale”₃₈ (in Germania già deciso dalla Camera) , di una “Location Tracking” e “Big Data”, corredati di argomentazioni mediche, non è trascurabile. Hans Michael Heinig, esponente tedesco di diritto statale e diritto canonico, ha messo in guardia nei confronti di uno “stato igienico fascistoide-isterico”, in vista della nuova “legge per la protezione della popolazione in una situazione epidemica di portata nazionale” del 27.3.2020,₃₉ che pure è stata valutata come “giuridicamente-costituzionalmente problematica” dal servizio scientifico del Parlamento tedesco.₄₀

₃₅Sonia Zekri: “Kulturbruch”. In: Süddeutsche Zeitung, 18/19.4.2020

₃₆ Sascha Lobo: Realitätsschock. Zehn Lehren aus der Gegenwart (Kapiltel 5:China)

₃₇ “ Essi verranno trattati come acque di scarico”. In: Süddeutsche Zeitung, 14.4.2020

₃₈ cfr. la “Legge per la protezione-dati del paziente “(PDSG) emanate dal governo durante la crisi del Coronavirus. “ I documenti digitali devono già partire dal 2021 e obbligare medici e ospedali a compilarli. Nel 2022 devono venir conservati anche il libretto di maternità con le vaccinazioni e il Zahnbonusheft.” In: der Freitag, 9.4.2020

₃₉ https://verfassungsblog.de/gottesdienstverbot-auf-grundlage-des-infektionsschutzgesetzes/ Riguardo all’affrettata riforma della legge per la protezione dall’infezione (IfSG), del pieno “mandato in bianco” concesso al Ministero della salute, che in caso di crisi può abolire delle leggi  e rilasciare ordinanze giuridiche  senza l’approvazione del Parlamento, una legge (IfSG) che abolisce il vincolo del governo alle leggi parlamentari ( e con ciò aggira i principi elementari della Costituzione) e rende possibile estesamente un intervento nei diritti fondamentali elementari ( tra cui la libertà della persona, la libertà di riunione e la libertà di circolazione) e si appoggia  su una “clausola generale nebulosa”, cfr. Daniel Leisegang: “Corona und die Grundrechte: Einsicht in die Notwendigkeit”. In: Blatter fur deutsche und internationale Politik, 5, 2020. Cfr.anche Matthes, Anm, 26. Nel frattempo la governo il 29.4.2020 ha emanato un progetto di una “seconda legge per la protezione della popolazione in caso di una epidemia di portata nazionale”. V. https://www.bundesgesundheitsministerium.de/fileadmin/Dateien”3_Downloads/Gesetze_und_Verordnungen/GuV/S/Entwurf_Zweites_Gesetz_zum_Schutz-der-Bevolkerung_bei_einer_epidemischen_Lage-von-nationaler_Tragweite.pdf. In questo progetto nel § 28  si trova un importante inserimento (paragrafo 1, frase 3):” nelle disposizioni ed esecuzione delle misure di protezione secondo le frasi 1 e 2, si deve considerare in modo appropriato se  e fino a che punto una persona, che viene colpita da una determinata malattia trasmissibile, in cui vengono interessate le misure di protezione, secondo lo stato della scienza medica non può o non può più contagiare a motivo di una protezione vaccinale o di una sussistente immunità, possa venir esonerata totalmente o in parte da queste misure, senza che lo scopo delle misure venga messo in pericolo. Affinchè si possa prescindere dalle misure individualmente riferite o siano previste eccezioni generali, la persona in questione deve presentare una documentazione di vaccinazione o di immunità, secondo il §22 oppure un certificato medico che attestino che essa non può o non può più trasmettere determinate malattie trasmissibili.”

₄₀ Servizio scientifico del Parlamento tedesco: Staatsorganisation und §5 Infektionsschutzgesetz. (PDF) Deutscher Bundestag, 2 aprile 2020, §9, richiamato l’ 11 aprile 2020.

Epilogo

“Credi alla verità”, così intesta Timothy Snyder la sua decima “lezione”. “Impegnati per un buon scopo”,la quindicesima. “ Impara dai consenzienti di altri Paesi” la sedicesima. Nel motto della nona “lezione” si trova:

Evita le frasi e gli slogan che ogni altro usa. Scopri il tuo proprio modo di parlare, anche se tu vuoi solo comunicare ciò che ognuno dice.₄₁

In questo senso sono pure intese le mie esposizioni. “Parla anche tu”, si trova in Paul Celan, collegato tuttavia con l’avvertimento: “In ogni caso non separare il no dal sì.”₄₂ E’ di poco aiuto e persino molto pericoloso semplificare situazioni storiche complesse- e ad esempio negare che il Covid 19 sia una grave malattia con molti decessi, anche se la sua letalità viene giudicata in modo diverso. E’ pure problematico supporre delle intenzioni totalitarie nell’agire dei politici e di altri protagonisti degli eventi pubblici, per quanto è indubitabile di come in molti Paesi la situazione venga sfruttata da guide autoritarie.₄₃  Sucharit Bhakdi ha protestato contro tali insinuazioni globali. Tuttavia anche nel 1914 nessuna guida politica voleva lo scoppio della Prima guerra mondiale eppure tutti quanti la resero possibile e si impigliarono in essa con le sue catastrofiche dinamiche.₄₄ Le forze “medicocratiche”, tecnocratiche e totalitario-distruttive che si servono della situazione, come pure della scienza, esistono; negare ciò o non riflettere su questo, in qualità di politici attivi o di cittadini coinvolti, non è solo ingenuo, bensì grossolanamente colposo e conduce alla catastrofe. Lo stato di controllo autoritario, organizzato digitalmente è compatibile con una società del benessere e competitiva, ove la libertà individuale viene revocata o rigirata; è chiaro da tempo, ed è stato già descritto da decenni da uomini d’ampie vedute come Aldous Huxley (“Brave New World”) che il totalitarismo del futuro ha un altro volto rispetto al fascismo del 20.secolo. Noi dovremmo pertanto, nel senso di Timothy Snyder, non lasciare nulla di intentato, “riflettere sul presente, ricordarsi del passato e accendere riflessioni verso il futuro”.

₄₁ Timothy Snyder: Űber Tyrannei. Zwanzig Lektionen für den Widerstand.

₄₂ Ibidem

₄₃ cfr. gli studi esemplari di Helmut Fehr sulla situazione in Ungheria e Polonia ( la problematica non è assolutamente limitata a questi due Paesi). “Der Putsch gegen die Demokratie. Wie sich die Autokraten in Polen und Ungarn der Corona_Angst bedienen”. In: Blätter für deutsche und international Politik, 5.2020

₄₄ cfr. Christopher Clarke; How Europe Went to War in 1914. London 2012.

Traduzione a cura di Stefano Gasperi dall’originale tedesco:

Eine medikalisierte Gesellschaft, pubblicato nella rivista “Kernpunkte” Nr.6- Jahrgang 3 – 7 maggio 2020


Sull’Autore:

Peter Selg, nato nel 1963, professore e e specialista in neuropsichiatria infantile e psicoterapia, docente di antropologia medica ed etica medica all’Università di Witten-Hannen e alla Alanus Hochschule für Kunst und Gesellschaft in Alfter. Dirige l’Ita Wegman Institut per una ricerca antroposofica di base ad Arlesheim (CH) ed è membro della Goetheanum Leitung (sezione di Antroposofia generale) a Dornach (CH). Autore di oltre 120 testi e pubblicazioni  su temi di medicina, pedagogia, biografie, antroposofia generale, sociologia e intensa attività di conferenziere in tutto il mondo.

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