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Non ci sono solo cattive notizie, ce ne sono anche di buone in questo momento di svolta epocale dell’avventura umana.

Anzi, di ottime. 

E spesso le buone notizie – se osserviamo spregiudicatamente i fatti – sono una conseguenza diretta di quelle cattive.

Come dire, il bene come effetto, come conseguenza del male.

Il risveglio come risultato della eccessiva pressione manipolatoria.

Una di queste – un vero e proprio segnale di rinascita – è la nascita di un canale televisivo nazionale, la Tv dei cittadini, – qualcosa di assolutamente nuovo nella storia dell’informazione televisiva – interamente finanziato non dai gruppi editoriali, ma dal pubblico.

Forse a molti potrebbe sfuggire la straordinaria importanza di questa novità – voluta e resa possibile da Claudio Messora e dal suo staff – che credo diventerà una case history nella storia della comunicazione.

Vediamo perché.

Partiamo dalla considerazione che le guerre, i conflitti, – esterni ed interni ad una società – oggi si vincono con le parole prima ancora che con le armi. 

I media, da quando sono divenuti di fatto il megafono del potere e strumenti di propaganda, sono maestri nel ‘sintetizzare’ in poche parole-chiave quei concetti in grado di innescare automaticamente nella gente reazioni programmate.

E quest’ultimo anno ne è stato una dimostrazione lampante.

Proprio per questo i gruppi di potere economici si sono da tempo assicurati la proprietà dei principali mezzi di informazione – solo a parole “liberi” e “indipendenti”.

Basta guardare i fatti: oltre a Berlusconi con Mediaset, se analizziamo i giornali, vediamo che tutta la grande stampa è direttamente controllata da una manciata di gruppi economici:

  • la famiglia Agnelli possiede tramite una holding finanziaria olandese (Exor) la Repubblica, L’Espresso, HuffPost, La Stampa, Il Secolo XIX, Limes, MicroMega ecc.;

  • il Gruppo Rizzoli, oggi controllato in buona parte da Urbano Cairo, possiede il Corriere della Sera;

  • i Caltagirone, la famiglia di costruttori romani, possiedono Il Messaggero, Il Mattino, Leggo e il Gazzettino;

  • Confindustria possiede il Sole 24 Ore.

Una mezza dozzina di famiglie – una parte importante di quella che possiamo definire l’élite italiana – controlla quasi tutta l’informazione mainstream – solo formalmente “libera” e “indipendente” – del nostro Paese.

Chiediamoci allora il motivo di questa corsa al controllo dei media, visto che non ha alcun obiettivo economico, considerando che nella gran parte dei casi essi sono in perdita, bensì esclusivamente politico.

Si tratta di obiettivi, dunque, che, oltre a garantire gli interessi delle singole famiglie, sono evidentemente funzionali a mantenere gli attuali equilibri di potere nella società.

Gruppi di potere acquistano giornali e televisioni per difendere i propri interessi e per tenere sotto controllo i poteri statali, che a loro volta li finanziano (contributi all’editoria) per fare di loro uno strumento di propaganda.

Un circolo vizioso, dunque.

Come possiamo pensare che da questo meccanismo perverso possa scaturire una sostanziale correttezza dell’informazione?

Impossibile, e gli effetti si vedono.

Allora è necessario ribaltare la cosa.

Non più il potere che vuole raccontare la sua “verità” ma i cittadini che vogliono ascoltare la verità dei fatti.

Quella vera.

E. come dicevo prima, il bello è che tutto questo è nato dal male, come reazione al male.

Il male di una mostruosa agenda che da oltre un anno sta tenendo sotto scacco l’umanità con una sempre maggiore spinta censoria che ha spazzato via ogni parvenza di legalità democratica.

Un progetto distopico che ha rapidamente annientato la libertà di espressione.

Così nella nostra storia, quando Youtube ha oscurato con pretesti risibili il canale di Byoblu, con oltre mezzo milione di iscritti, decine di migliaia di persone hanno capito che solo reagendo è possibile sperare di mantenere un minimo di libertà.

Alla richiesta di aiuto da parte di Byoblu per raggiungere 150 mila euro per acquistare un canale tv nazionale, ecco che ne sono arrivati 100 mila in più.

Un segnale straordinario che ci fa capire che non tutto è perduto, anzi.

Un segnale per cui proprio a causa dell’eccesso di pressione censoria e di spinte irrazionali da parte delle istituzioni, un numero sempre maggiore di persone inizia a farsi delle domande e a dubitare della narrazione del pensiero unico.

In realtà il progetto di avere finalmente un canale di comunicazione indipendente viene da lontano ma non era mai stato possibile realizzarlo.

Ci voleva il Covid e la dittatura di Big Tech per riuscirci, in Italia prima con DavveroTV e poi con La Tv dei cittadini.

Senza tutto questo non si sarebbe riusciti a far svegliare – e mettere in moto – tante persone.

Il sogno di Giulietto Chiesa – di cui proprio oggi, 26 Aprile, ricorre il primo anniversario della scomparsa – finalmente realizzato.

 

Un bell’omaggio ad un uomo che ha saputo dare voce alla informazione libera e che nel suo ultimo  messaggio lanciava una esortazione all’azione:

Ricordate l’articolo 21 della Costituzione italiana? C’è scritto: tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Ma 60 milioni di italiani sono costretti ad ascoltare un solo megafono che urla da tutti e sette i canali televisivi del potere sempre con le stesse facce. Una voce unica, monotona, sistematica che, quando ritiene opportuno urla e crea allarme, e, quando ritiene opportuno chiude tutti gli spazi e li riserva solo a loro, a una trentina di persone che decide cosa devono ascoltare 60 milioni di italiani.  Come esercitare il nostro diritto? In queste condizioni è impossibile esercitarlo, mentre la rete, i social network, i giornali sono di fatto censurati, come si è visto in modo subdolo e palese, senza possibilità di appello. Ecco perché Julian Assange è un simbolo, una bandiera, per questa ragione, perché la rappresenta e il silenzio che circonda il suo processo è la prova provata di come la censura può agire non solo raccontandoci bugie ma tacendo ciò che per loro non deve essere noto. Ma Assange ci può servire anche come un invito alla riscossa, al risveglio prima che sia troppo tardi. Noi dovremmo capire che è indispensabile unire le forze che abbiamo, che non sono tanto piccole ma hanno un difetto fondamentale: quello di essere frazionate, divise, incapaci di parlare con una voce unica. Occorre creare una risposta coordinata, un megafono alternativo, uno strumento che sia in grado di parlare ai milioni di cittadini che vogliono sapere. E per difendersi devono sapere ed organizzarsi.

Se pensiamo che queste parole sono state pronunciate da Giulietto il 25 Aprile dell’anno scorso solo poche ore prima di morire comprendiamo bene come esse rappresentino il suo testamento spirituale.

Ecco perché penso che sia fondamentale ricordare come la nascita, il 25 Aprile di quest’anno, della prima televisione al mondo voluta e finanziata interamente dai cittadini e l’ultimo messaggio di un uomo giusto e di un autentico lottatore per la libertà il 25 Aprile dello scorso anno, rappresentino un simbolo di rinascita per la nostra società tutta.

Anche per quella parte che oggi irride o disprezza chi combatte per la libertà di tutti – anche per la loro.

Piero Cammerinesi

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