Speranza tra bugie e omissioni: se questo è un ministro

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Speranza? Le opzioni sono due: o sapeva, e sarebbe grave; oppure non sapeva, e allora politicamente sarebbe anche peggio, perché si dimostrerebbe un incapace.

Lui in Senato ha citato l’articolo 95 della Costituzione. Bene, dovrebbe ripassarsi pure il 94, dove si dice Speranzachiaramente che il ministro è individualmente responsabile degli atti compiuti dal suo dicastero. E le questioni di cui parliamo riguardano persone alle sue dirette dipendenze. E poi ho trovato vergognoso – proprio vergognoso, senza alcun ritegno – il richiamo ai medici che si sono spesi in questa pandemia.

Perché tra le modifiche che Guerra suggerì sul dossier di Zambon ci fu proprio questa: cancellare il riferimento ai medici che morivano in corsia. Erano eroi, ma non si doveva dire che morivano. Speranza, poi, dice che il piano pandemico del 2006 non spettasse a lui aggiornarlo, ma ai 7 ministri che lo hanno preceduto? Non abbiamo mai chiesto a Speranza perché non ha aggiornato il piano. Gli abbiamo chiesto perché non lo ha attivato.

In una circolare del 5 gennaio 2020 della direzione prevenzione, a firma Francesco Maraglino, si dice che andavano attivati tutti gli strumenti di contrasto all’influenza.

Inoltre, da un verbale della task force del 29 gennaio, emerge che Giuseppe Ippolito, direttore dello Spallanzani, suggerisce al ministro di utilizzare il piano pandemico aggiornandolo alle indicazioni dell’Oms. Se tu chiami un consigliere alla task force e questo ti dice di fare una cosa e poi non la fai, ci devi spiegare perché. Anche la Procura di Bergamo, infatti, si è posta la stessa domanda. Noi di Fratelli d’Italia non siamo connotati da disonestà intellettuale: sappiamo benissimo che Speranza è arrivato al ministero nel 2019. Ma vorrei far notare una cosa: la decisione 1082 dell’Ue, vincolante, che ci obbligava a rivedere il piano, è del 2013. Chi era ministro, allora? Beatrice Lorenzin. E sapete chi sedeva sulla sedia di capogruppo del Pd, allora al governo? Roberto Speranza.

 


 

Perché non venne attivato e si preferì scriverne uno da zero, il famoso ‘piano segreto’?
Perché non volevano si sapesse che il vecchio piano non era aggiornato, cosa che avrebbe messo a nudo le mancanze di anni dell’intera macchina del ministero. L’interesse degli italiani è stato subordinato all’interesse del dicastero. Da gennaio, poi, un piano pandemico lo abbiamo, e il ministro l’ha sottolineato in Senato. Se ritiene non fosse utile contro il Covid, mi chiedo allora perché lo abbia rivendicato con tanto ardore.

L’attitudine a distorcere i fatti di Speranza è davvero inquietante. E ci sono state decine di omissioni, nel suo discorso. La più grossa? Si è dimenticato di affrontare il tema della trasparenza, che lui nel suo libro sostiene essere la stella polare della sua azione politica. Ha addirittura rivendicato il fatto che il Cts, dove Ranieri Guerralui aveva nominato persone del suo ministero, operava sotto obblighi di riservatezza. Il tutto violando palesemente il punto 17 della decisione 1082 dell’Ue, che durante una pandemia impone di mantenere processi decisionali totalmente trasparenti.

Un’altra menzogna l’ha detta quando sostiene che Fratelli d’Italia gli contesti il rigore delle misure. È falso. Noi contestiamo l’irragionevolezza di alcune decisioni, che non vengono adeguatamente spiegate alla popolazione. E questo, in violazione della Regolamentazione Sanitaria Internazionale, secondo cui occorre coinvolgere i cittadini se si vuole davvero sconfiggere un virus.

A marzo 2020 era l’unico, a predicare rigore? Certo, ma solo perché era l’unico che aveva i dati i mano. Perché non li ha divulgati? Credo che nei verbali della task force (che non ci forniscono) ci siano degli elementi che comprovano la responsabilità politica di Speranza sulla tragedia che abbiamo vissuto. In Senato mi aspettavo trovasse un briciolo di umiltà per chiedere scusa.

E invece, il ministro ha mentito in modo evidente: se poi ha detto bugie per dolo o per incapacità, è una questione di cui dovrà rispondere di fronte agli italiani e, credo, anche di fronte ai giudici.

I familiari delle vittime si sono molto risentite per le parole pronunciate da Speranza in Senato, il 28 aprile. Queste persone hanno intrapreso azioni civili contro lo Stato e non chiedono risarcimenti roboanti: basterebbe anche solo un euro. O forse anche solo le scuse del ministro.

A quali altre domande avrebbe voluto avere risposta? Per esempio, perché abbiamo inviato autovalutazioni all’Oms in cui dicevamo di essere pronti, e non era vero? Perché non sono stai rimossi dal Cts i componenti che erano responsabili del mancato Goffredo Zaccardiaggiornamento del piano pandemico? Perché sono ancora lì? Perché Speranza non ha smentito le email di Ranieri Guerra? Perché non ha spiegato il suo incontro con Guerra e le manovre del suo capo di gabinetto? Speranza dice di volersi tenere alla larga dalle polemiche politiche? Vergognosa strumentalizzazione. È lui che sta cercando di confondere le acque, nel tentativo di intorbidirle.

A chi giudica pretestuosa la mozione di sfiducia presentata da Fratelli d’Italia, rispondo così: in questi mesi abbiamo chiesto alcuni documenti, e non ce li hanno dati. Abbiamo fatto ricorso al Tar, e durante il giudizio non ce li hanno dati.

Il Tar ci ha dato ragione, e loro ci hanno fornito atti diversi da quelli ordinati dai giudici. Abbiamo presentato oltre 20 interrogazioni, e non ci hanno mai risposto. Gli abbiamo chiesto di riferire in aula, e il ministro non è venuto. Abbiamo chiesto risposte e non ne ha date. Le dimissioni erano il minimo. Dice che non bisogna fare politica su una tremenda pandemia? Il primo a buttarla in politica è proprio lui. Ricordo che ha scritto un libro alternando la zona di Codogno ai congressi della Figc. È lui ad usare la pandemia per scopi politici.

(Galeazzo Bignami, dichiarazioni rilasciate a Giuseppe De Lorenzo per l’intervista “Da Speranza bugie vergognose, vi svelo tutte le sue omissioni”, pubblicata da “Il Giornale” il 29 aprile 2021. Bignami è un deputato di Fratelli d’Italia. Nei giorni scorsi, oltre un centinaio di personalità italiane hanno sottoscritto un appello a favore di Roberto Speranza. Tra i firmatari gli scrittori Eraldo Affinati, Corrado Augias, Gianrico Carofiglio, Paola Capriolo e Antonio Scurati, i politici Fabrizio Barca, Gianfranco Bettin, Luciana Castellina, Pietro Folena, Beppe Giulietti e la “sardina” Mattia Santori, nonché i sindacalisti Pierpaolo Bombardieri, Maurizio Landini e Luigi Sbarra. A sostegno di Speranza gli attori Alessio Boni, Sabrina Ferilli, Massimo Ghini, Monica Guerritore, Gabriele Lavia, Neri Marcorè, Umberto Orsini, Moni Ovadia, Dario Vergassola e Pamela Villoresi, insieme ai registi Ferzan Ozpetek, Gabriele Salvatores e Giancarlo Sepe, e ai cantanti Eugenio Finardi e Francesco Guccini. Tra i giuristi Lorenza Carlassare e Gian Carlo Caselli, tra i religiosi don Luigi Ciotti e don Matteo Prodi. Nell’elenco anche intellettuali come Stefano Bonaga e Domenico De Masi, Umberto Galimberti, Miguel Gotor, Gianfranco Pasquino, Chiara Saraceno, Tomaso Montanari e Mario Tronti, insieme a personaggi della televisione come Michele Mirabella e a due allenatori di calcio, Carolina Morace e Renzo Ulivieri. Tra i giornalisti Gad Lerner, Andrea Purgatori, Antonella Rampino, Norma Rangeri, Andrea Scanzi, Michele Serra, Marco Travaglio e Nadia Urbinati).

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