Shirley Locke HolmS – Il calvo inquisitore. Una parabola moderna (2001)

Bald

Nessuno sapeva da dove venisse la donna, apparve un giorno nella piccola città svizzera.

 È primavera e lei è vestita con un abito leggero e attraente che arriva appena sotto le ginocchia.

Mentre attraversa il ristorante vegetariano all’angolo, le persone che pranzano in giardino la guardano, poi escono per salutarla, dapprima esitanti, poi di corsa: studenti che portano quaderni, anziani che indossano baschi neri, persino le cameriere e il cuoco con una padella in mano.

Lei sorride loro calorosamente, poi gira a sinistra, su per la collina verso il Tempio.

La seguono. Le poche persone che vivono nella casa a metà strada tra il ristorante e il Tempio si uniscono alla folla, così come quelli che si trovano nella piccola galleria d’arte.

La notizia si diffonde rapidamente e la gente corre da tutte le case sopra e vicino alla collina per seguirla.

La cosa strana è che tutti, pur senza essere stati avvertiti o averla vista prima, la riconoscono.

 

     Lei fa una sosta davanti al Tempio per un momento, scuote tristemente la testa e prosegue oltre nel bosco. Quando raggiunge una radura sufficientemente grande da accogliere la folla, si ferma, si toglie lo zaino e lo mette a terra, scuote i lunghi capelli neri e sorride alla gente. Fa loro cenno di sedersi ed essi lo fanno, formando un circolo intorno a lei che si estende quasi fino al Tempio. Comincia a parlare con voce meravigliosamente modulata. La ascoltano affamati, perché questa è vera conoscenza spirituale. Ritorna nello stesso posto il giorno successivo mentre la folla è cresciuta enormemente.

Il terzo giorno il Presidente della Società, informato della sua presenza, arriva sulla scena accompagnato da alcuni funzionari della Società e da un poliziotto.

Si fanno strada usando gomiti, ginocchia e autorità. Dopo averla ascoltata per un po’, il Presidente alza le sopracciglia grigie e ben allineate e i suoi occhi lampeggiano. All’improvviso le grida di tacere. Gli ascoltatori non protestano, perché sono abituati ad inchinarsi all’autorità. Il Presidente dice al poliziotto di arrestarla, con l’accusa di violazione di domicilio, ma di portarla nel suo ufficio nel Tempio dove esaminerà la questione.

       Le fa fare un’ora di anticamera prima di farla entrare nel suo ufficio di forma naturale, rifinito in viola, con le finestre allungate dal pavimento al soffitto. Si siede alla sua grande scrivania a forma di fegato umano e le fa cenno di sedersi di fronte a lui.

“Chi sei?” 

le chiede con rabbia, ma lei non risponde.

          Guarda fuori dalla finestra al granito grigio delle colline del Giura.       

“Va bene, stai pure zitta. Non voglio sapere chi sei. Ma se sei Lui, devo informarti che il tuo arrivo qui, in questo particolare momento, è inappropriato, indesiderato, direi pericoloso. Vedi, il lavoro della Società è incentrato sul Consiglio di Amministrazione [Vorstand] qui nel Tempio. È l’organizzazione centralizzata che tu stesso hai creato durante il Convegno di Fondazione nel lontano 1923”.

Lei solleva leggermente le sopracciglia, un movimento che lui non manca di notare.

            “Oh, suppongo che diresti che non lo intendevi in ​​quel modo, che avevi in ​​mente un’organizzazione abbastanza diversa”.

Ride, la sua bocca si contorce in un ghigno cinico.

            “Pensavi seriamente che qualcosa di così confuso, caotico e anarchico potesse funzionare? Mio caro uomo – voglio dire…donna – come hai potuto essere così ingenuo? Sapevamo che non avrebbe funzionato e ci siamo presi cura di mantenere i membri al riparo dalla tua follia: come probabilmente saprai, tutti i membri della Società furono assorbiti dalla Società Generale nel 1925 senza neppure averne consapevolezza.  Sono queste le pecore che ti aspettavi agissero in libertà? Non farmi ridere! Pensa soltanto: hai formulato gli statuti della Società, che hai chiamato la società più moderna del mondo, poi hai detto che non erano affatto statuti, ma delle realtà. Chi può fare testa o croce con un tale casino? Abbiamo risolto il problema però – dopo la tua morte ovviamente, in modo che non potessi confondere ulteriormente la faccenda – chiamando ‘princìpi’ gli statuti originali e includendo tutto e tutti nella Società Generale, una società legalmente costituita senza scopo di lucro – ehm, intendo dire, una società non-per-profitto con poteri conferiti al Consiglio di Amministrazione e statuti adeguati che chiunque possa capire”.

            La donna continua a guardare fuori dalla finestra.

Il Presidente sorride di traverso e continua.

            “Nel caso ti stia chiedendo perché dico “noi” dato che io non ero neanche nato a quel tempo, ti chiedo di ricordare che la successione apostolica – beh, almeno la successione – è una tradizione esoterica che abbiamo mantenuto da quando hai passato la soglia, nonostante non sia stato possibile nominare il successore”.

            Lei gira la testa verso di lui e sembra sul punto di dire qualcosa, ma rimane in silenzio.

            “Probabilmente eri arrabbiato per tutte le espulsioni degli anni ‘30”, continua il Presidente. “Dopotutto, erano tuoi amici e collaboratori. È stato spiacevole ma necessario, anche se personalmente avrei potuto gestirlo in modo diverso. Quei tuoi amici che sono stati espulsi si erano rifiutati di riconoscere l’autorità del Presidente. E anche tu devi capire quanto fosse pericoloso. Società  indipendenti che spuntavano dappertutto, nessuna chiarezza, nessuna autorità centrale. Oh, lo si fece abbastanza bene. I miei predecessori l’hanno definita “auto-espulsione”, un colpo di genio.

Detto tra noi, penso che i sovietici abbiano preso l’idea proprio da noi. Tutto quello che l’Assemblea Generale ha dovuto fare è stato avallare le loro richieste – dichiaratamente inespresse – di auto-espulsione. Ora, per favore, dimmi come avrebbe potuto essere fatto secondo i tuoi statuti ambiziosi, che non contengono nemmeno una disposizione per l’espulsione? Dovresti ringraziarci per aver raccolto i pezzi e rimessi di nuovo insieme. Se non lo avessimo fatto, non rimarrebbe nulla del tuo lavoro. Non te ne rendi conto?”

Diventa rosso in faccia.

“Non è vero? Rispondimi!”

grida e sbatte il pugno sulla scrivania, facendo cadere per terra il ritratto del fondatore del Tempio appeso al muro dietro di lui.

Lei non risponde.

A poco a poco si calma, si alza, raccoglie il ritratto e lo riposiziona sul muro.

La cornice in legno massello scolpita artigianalmente l’aveva salvato.

“Non è la prima volta che succede. Questa roba è indistruttibile”

mormora il Presidente.

Una volta sedutosi di nuovo, continua:

“Poi c’è stato lo spiacevole incidente con tua moglie. Non siamo riusciti a convincere i giudici svizzeri che il tuo patrimonio letterario appartiene a noi, alla Società e non ad un individuo, che vi fossero o meno le tue ultima volontà. Abbiamo perso quel round – due round in realtà – e ora hanno pubblicato quasi tutto ciò che hai mai scritto o detto, in buona parte più confuso che mai. Noi saremmo stati più selettivi, mantenendo le cose più potenti per noi. Ma molto è cambiato: vendiamo persino i tuoi libri nella libreria del Tempio adesso. Pensa te!”           

“Parliamo poi di roba potente – le conferenze esoteriche… per molto tempo siamo riusciti a proteggerle, proprio come desideravi tu. Ora anche loro sono state pubblicate dalla tua cosiddetta proprietà letteraria. Ma questa volta è stato fatto con la nostra benedizione. E perché non farlo? Perché combattere una battaglia persa? Le avrebbero comunque pubblicate. È una piuma strappata dal nostro cappello, va bene, ma controlliamo ancora la Scuola, comprese l’adesione e l’espulsione. È molto più facile espellere qualcuno dalla Scuola che dalla Società, come sai, nessuna obiezione, e questo ci dà molta influenza. L’adesione alla Scuola è aumentata enormemente, tra l’altro grazie a noi, e ciò non significa che siano tutti iniziati – ah, ah… Abbiamo lanciato campagne di iscrizioni di grande successo e presto quasi tutti i membri della Società saranno anche membri della Scuola. Se vuoi far parte del “gruppo”, è la cosa da fare, credimi”.

  Lei si acciglia.

            “Ah, finalmente una reazione. Suppongo che tu sia preoccupato per lo sviluppo esoterico di tutte quelle persone. Dimenticalo. Tutta quella roba che hai detto e scritto sull’iniziazione non funziona. Lo so, l’ho provato”.

“Naturalmente abbiamo i nostri critici. Qualche tempo fa uno degli anziani – probabilmente uno dei tuoi amici – ha chiamato i “Lettori di Classe” la “Curia”. Pensavo che fosse intelligente ma lo definirei sfacciato.

            “Ci sono state anche critiche sul fatto che io viaggio in aereo in prima classe e soggiorno in hotel a cinque stelle. Dimostra solo quanto sono tirchi, o forse è solo gelosia. La gente non si rende conto che dobbiamo arrivare in forma dopo un lungo viaggio, dormire in un letto comodo e avere tutte le comodità necessarie a portata di mano: telefono, Tv, Fax, e-mail, piscina, massaggiatore, parrucchiere – per portare fedelmente il tuo messaggio fino agli antipodi del pianeta. Si è mai visto un dirigente di un’organizzazione di oltre 50.000 membri viaggiare in classe economica e vivere in un tugurio?”

            “Sebbene le iscrizioni alla Scuola Esoterica siano aumentate”, continua il Presidente, “pare che non siamo in grado di superare una certa barriera per quanto riguarda le iscrizioni alla Società. Nel 1924 ci si aspettava di raggiungere i 50.000 membri in pochi anni. Beh, sono passati molti anni e quella cifra è stata raggiunta, ma non superata di molto. Migliaia, forse centinaia di migliaia, sfruttano le tue idee per i loro scopi egoistici, ma non si iscrivono alla Società. Devo confessare che la cosa mi sconcerta. Questo rifiuto..” – si passa una mano sul viso e si asciuga il sudore dalla fronte con un fazzoletto viola. “…ci vuole un sacco di soldi per gestire questa organizzazione, come ben sai. Quindi più membri abbiamo che pagano le quote, meglio è”.

            “Ma tutto ciò è solo aneddotico. Come puoi vedere, tutto è sotto controllo e non ti vogliamo in giro a rimescolare le cose e confondere i membri. Nessuno è ancora pronto per il tuo percorso di conoscenza, per i tuoi mondi superiori e la tua libertà.

Stiamo ancora lavorando su ciò che hai detto prima senza dover digerire nuove rivelazioni. Le persone, se devono lavorarci da sole, non vogliono veramente la libertà e tu non ti sei mai offerto di consegnargliela su un piatto d’argento. Non la capiscono nemmeno – almeno io no, e chi è in una posizione migliore per farlo? Conosco a memoria quasi ogni parola che tu abbia mai pronunciato. In effetti, mi piace molto citarti, come tutti noi, e l’effetto è grandioso. Dovresti sentirti lusingato”.

            Accende una sigaretta e gliene offre una. Lei scuote la testa.

          “Dicono che hai usato tabacco da fiuto allora…così umano.”

Il suo sorriso storto e ironico appare di nuovo, poi svanisce.

            “Vedi, noi diamo loro l’illusione della libertà e dell’esperienza spirituale attraverso l’appartenenza alla Scuola Esoterica e le Letture di Classe. Perché? Perché è meglio che andare in chiesa. Sappiamo cosa è buono per loro meglio di quanto tu lo abbia mai saputo. L’illusione li rende felici e dà loro un senso di appartenenza”.

            Lei ora lo sta guardando fisso e lui abbassa gli occhi.

“Mi piacerebbe sapere cosa stai pensando. No, non mi interessa cosa stai pensando, anzi. Hai rinunciato tu stesso alla storia della Tripartizione Sociale. La pieghi una volta, la pieghi due volte …” Ma è lì nelle tue opere complete, quindi non possiamo ignorarla del tutto. Di tanto in tanto qualcuno tiene una conferenza al riguardo e i giovani che la leggono per la prima volta spesso ne sono entusiasti. Ma noi ci assicuriamo che non vadano troppo lontano e offendano alcuni politici, industriali o gruppi di membri potenti. Tutta l’idea di una società tripartita è decisamente pericolosa – per la nostra Società e per il mondo. Implica che le persone siano intelligenti, coraggiose e disposte a essere libere, il che è, come ho già spiegato, un’ipotesi errata. Inoltre, cosa accadrebbe alle nostre donazioni se non tenessimo a freno le nostre lingue nei riguardi della vigliaccheria politica, l’ingiustizia, il capitalismo, il materialismo, il potere economico? Meglio parlare molto di quello che hai detto cento anni fa, che adesso non offende i sentimenti di nessuno perché è così storico”.

            Il Presidente spegne la sigaretta in un posacenere di quercia a forma di rene umano e tossisce.

            “E possiamo sempre controbattere le critiche riscaldando la minestra della teoria della cospirazione, che ci hai così gentilmente lasciato in eredità. Ricordi, vero? La mappa che divide l’Europa? Ogni volta che qualcosa va storto, incolpiamo le società segrete anglo-americane.”

Lui sorride e sembra quasi felice.

“Funziona sempre. Nessuno ha mai visto una delle società segrete, ma se la bevono comunque. È una buona cosa che lo facciano, altrimenti questa faccenda della libertà di cui hai sempre parlato potrebbe sfuggire di mano. Siamo arrivati al punto che i redattori della rivista settimanale della Società, che hai inaugurato tu stesso, recentemente hanno iniziato a farneticare di libertà di stampa dopo aver insultato i nostri finanziatori più importanti. Non capisci quanto questo sia pericoloso? Li abbiamo buttati fuori ovviamente, ed è venuto fuori un bello scandalo. “Templegate” lo ha chiamato un giornalista saputello, ma salterà fuori, in questi casi avviene sempre. Dovresti esserci grato, ma vedo che non lo sei. Questa è un’ulteriore prova del fatto che sappiamo cosa è meglio per il movimento e tu no. Siamo nel XXI secolo, per amor di Dio. Cyberspazio e tutto il resto… Ma no, probabilmente non ne hai mai neppure sentito parlare”.

Restano seduti in silenzio per alcuni momenti come una coppia che è stata sposata per troppo tempo e ora si annoia a stare insieme.

            “Però ho delle idee…”

dice infine il Presidente e accende un’altra sigaretta.

“…mi piacerebbe sentire la tua opinione.”

Soffia un anello di fumo sopra la testa di lei, che scende per un momento come un’aureola. La cosa sorprende il Presidente, ma non appena scompare la dimentica.

“Sto pensando di dichiararmi – intendo dire come Presidente, chiunque egli sia – sto pensando di dichiarare il Presidente infallibile, ma solo per quanto riguarda il pensiero, il sentimento o la volontà, naturalmente.”

Lui sorride. La donna sospira e guarda di nuovo fuori dalla finestra.

            “Penso che avrebbe un effetto eccellente sulla disciplina della Società. Ma sai di cosa noi avremmo davvero bisogno? Qualcosa che metterebbe la ciliegina sulla torta? No? Beh, te lo dirò: una immacolata concezione. Il problema è che le nostre direttrici delle Sezioni femminili sono un po’ vecchie per questo”.

Dà un colpetto alla scrivania con le sue lunghe unghie e riflette:

“Forse una euritmista…”

All’improvviso i suoi occhi si illuminano come quando si ha un lampo di genio.

“O forse anche …”

La luce si spegne.

“No, no, non ti interesserebbe. Beh, vedremo. I miracoli accadono, sai.”

La conversazione sta diventando troppo unilaterale, anche per il Presidente, che è abituato ai monologhi, quindi arriva al punto.

            “Ora, per dimostrare la mia magnanimità, ti farò un’offerta.”

Lei sorride per la prima volta.

            “Non so che cosa significhi quel sorriso da Monna Lisa e non mi interessa. Sono un amministratore esoterico, non uno psichiatra. Ecco la mia offerta. Prendere o lasciare: in cambio della tua collaborazione ti nomineremo Lettore di Classe in… Da dove vieni adesso? Di nuovo dall’Austria? O dal Sud America? Dicono che stavi farneticando dei poveri in Brasile o in Africa o da qualche altra parte”.

            Lui aspetta, pensando che dopo tutto lei potrebbe ribattere qualcosa, essendo così scandaloso quanto le aveva appena detto.

Lei tace.

            “Puoi essere un Lettore di Classe ufficiale, ma solo a condizione che nulla sia aggiunto a quello che hai detto prima ed è già stampato. Leggi, non commenti. Chiaro?”

            “Beh, che ne dici?”

Lei scuote la testa tristemente.

            “È proprio quello che pensavo”.

            Afferra il suo telefono viola e chiede al suo segretario di collegarlo con la Fremdenpolizei, [Polizia per gli stranieri]. Il suo interlocutore è in linea quasi immediatamente.

“C’è una straniera qui che dà problemi. Lui …ehm, no, lei, è stata arrestata ma volevo essere generoso e aiutarla. Sfortunatamente, devo ammettere che mi sbagliavo! È una piantagrane e probabilmente è entrata nel Paese illegalmente… No, non so da dove venga, probabilmente da qualche parte nel Quarto Mondo… No, no, era solo uno scherzo, non ti preoccupare. L’importante è il fatto che lei esprime idee antidemocratiche, anti-svizzere e sta lavorando senza permesso… Sì, lo confermerò. Per favore venite immediatamente e provvedete alla sua espulsione – se dovete, e presumo che dobbiate – dal Paese… Per dove? Come faccio a saperlo? Il più lontano possibile, a Giove per quanto mi riguarda. Ma presto, prima dell’inizio della Conferenza estiva quando saremo sommersi da gente ingenua che sarebbe pericolosamente sensibile al suo fascino”.

            Riattacca e guarda la donna quasi, ma non del tutto, gentilmente.

“Credimi, è meglio così. So cosa sto facendo. Il tuo messaggio è troppo importante per essere messo in pericolo da una predicazione infiammata. Possiamo proteggere il movimento e la Società – che sono una cosa sola adesso, nel caso te ne fossi dimenticato – ma non puoi. Se ti permettessimo di andare avanti con ciò che intendi fare, qualunque cosa sia, l’intero castello collasserebbe e dovremmo ricominciare da capo”.

            Si alza.

“Puoi aspettare nell’anticamera. La Fremdenpolizei arriverà tra un momento.”

Guarda l’orologio.

“In effetti probabilmente sono già lì. Gli svizzeri sono incredibilmente efficienti quando si tratta di espellere gli stranieri. Ti auguro un buon viaggio, ovunque ti spediscano”.

            Lei si alza, lo guarda per l’ultima volta e si gira per uscire.

            “Aspetta”, dice il Presidente. “Dimmi una cosa, perché non hai nominato un successore?”

            “L’hai detto tu,”

risponde lei, e oltrepassa la porta ad arco, intagliata a mano, passando nell’anticamera dove la Polizia per l’immigrazione sta aspettando.

Uno di loro ha tra le mani le manette, l’altro un biglietto di sola andata per Giove.

 

Di Shirley Locke HolmS – come riferito a Frank Thomas Smith
Fonte: https://southerncrossreview.org/13/inquisitor-dornach.html
Traduzione: Piero Cammerinesi

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