Scienza e diritto alla salute ignorato

Effetti

Prima di tuffarci nel caos pandemico che ci sta flagellando, un tutti contro tutti che mette a nudo la profonda ignoranza culturale, scientifica, politica e morale che caratterizza ormai il nostro paese ridotto a brandelli, e nel quale le libertà civili più elementari – in primo luogo il diritto alla salute – vengono ormai messe quotidianamente a repentaglio, vogliamo raccontarvi una storia. Una storia che ci arriva da un lettore e induce – secondo noi – tutti a riflettere. Sul fondo che stiamo toccando e la ‘barbarie’ (a tutti i livelli, come dicevamo) che ormai ci circonda.

UNA VITA SOSPESA

Ecco cosa ci scrive.

“Ieri mattina sono andato, come spesso mi capita in queste giornate di forte calura, su una delle poche spiagge libere di Napoli. C’era un caos di ragazzi, tanti gruppi di quindicenni con una voglia matta di tuffarsi a mare, cantare insieme, ricominciare a vivere dopo tutti questi mesi”.

“Un po’ in disparte, per quanto possibile, era distesa una ragazza. Sdraiata a prendere il sole vicino alla scogliera, un po’ al riparo dalla confusione”.

“Abbiamo a un certo punto cominciato a parlare e mi ha raccontato quanto le è successo negli ultimi mesi. Una vicenda che mi ha fatto molto pensare e mi ha anche commosso. Penso di non farle alcun torto o di violare la sua privacy se ve la dico”.

Questo è il suo racconto.

“Era il 2 gennaio che ho cominciato a sentirmi strana. Una tosse come non avevo mai avuto, dolori alle ossa, una grande debolezza. Lavoro in ospedale (uno dei più noti a Napoli, ndr), al pronto soccorso, e ovviamente non sono andata al lavoro. Il 3 gennaio ho fatto il tampone rapido, è risultato positivo, quindi ho capito che l’avevo preso. Poi ho fatto anche quello sierologico che me lo ha confermato. Ho deciso di andarmene da una amica, per evitare di contagiare la mia famiglia, mi sono messa in una stanza io da sola. Con il consiglio del medico ho preso tachipirina, anche se poi la febbre in pratica non l’ho avuta, lattoferrina, cortisone”.

“Sono stata così e così per una decina di giorni, avevo sempre tosse, ma la situazione non è peggiorata. Me la sono cavata bene da sola, mi cucinavo per conto mio, avevo da mangiare, da bere, c’era la mia amica anche se non ci stavo certo a contatto, mi sentivo con i miei”.

“Ho rifatto il tampone ed era negativo. Vuol dire che l’avevo superato, c’ero riuscita senza che fosse necessario il ricovero. In pratico l’ho avuto da quasi asintomatica, solo la tosse e la respirazione difficile”.

“Passato il pericolo, quindi, ho ripreso il lavoro. Ho ritrovato i miei colleghi, parecchi avevano avuto la stessa mia cosa, lo chiamerei un covid leggero”.

“I problemi sono cominciati dopo e continuano adesso. Man mano ho cominciato a sentire sempre di più la fatica. Nel mio lavoro correvo tutto il giorno, non stavo ferma un minuto, perché il pronto soccorso ti prende tutte le energie. La sera tornavo a casa che non ero stanca, mi facevano solo male i piedi. Da qualche mese, invece, sento tutta la stanchezza, faccio un’ora e mi sento con poche forze, faccio uno sforzo e mi comincia una specie di affanno. Di notte mi sveglio tre o quattro volte per la tachicardia e avverto anche problemi di respirazione. In questi giorni ho cominciato a venire in spiaggia e quando prima facevo una nuotata di venti minuti e stavo benissimo, adesso faccio cinque minuti e sono già stanca”.

“Ho 27 anni, sono sempre stata sana come un pesce, ma adesso mi sento invecchiata di vent’anni e non sono più come prima. Tornerò ad esserlo o cosa mi succederà?”.

Man mano che procedeva con il racconto – scrive il lettore – gli occhi azzurri della ragazza si riempivano di lacrime, fino a sfociare in un vero pianto.

Ho provato un profondo senso di tenerezza per quella ragazza e di profondo smarrimento. Non sapevo cosa dirle, come aiutarla, con quali parole confortarla. E mi chiedo: quanti giovani infermieri o infermiere come lei si trovano nelle stesse condizioni? Quanti altri giovani o meno giovani? Cosa si fa per situazioni del genere, che non vengono neanche particolarmente affrontare a livello scientifico e dell’opinione pubblica?.

Trasecoliamo anche noi, davanti a queste considerazioni. E ci poniamo gli stessi interrogativi del nostro lettore. Con angoscia.

Maria Rita Gismondo


LA CATENA (KILLER) DI COMANDO

Tutto ciò serve per farci comprendere meglio il totale pandemonio politico-scientifico nel quale stiamo precipitando. Senza più alcuna certezza, in balia di virologi farlocchi, saltimbanchi della provetta, ciarlatani travestiti da maghi, e di una classe politica totalmente inesistente, pronta a dire tutto e il contrario di tutto, a sua volta in balìa di non solo del Comitato Tecnico Scientifico (sic), ma anche di EMA e AIFA, ossia gli enti che sulla carta dovrebbero sovrintendere al mondo dei ‘farmaci’ a livello europeo e nazionale. Ma che, a loro volta, sono eterodiretti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ormai nelle mani di un sempre più farneticante Bill Gates e di Big Pharma.

Attenzione: non parliamo di complotti e di stanze occulte del potere. Nessuna dietrologia, ma solo la pura, drammatica verità. Una verità che però il mainstream, i mezzi di informazione (o meglio, di disinformazione) regolarmente nascondono, occultato, insabbiano.

Basti pensare solo al clamoroso esempio dell’OMS: perfino la sempre informatissima Barbara Palombelli, che tutte le sere ospita nel suo studio frotte di virologi & politici, non sa cos’è – nei fatti – l’OMS. Lo ha dichiarato, come una viola mammola, una decina di giorni fa davanti ad una sbigottita Rita Gismondo. Pensava, lady Palombelli, che l’OMS fosse una super struttura internazionale degli Stati a salvaguardia della salute dei cittadini di tutto il mondo. E ignorava totalmente come, al contrario, l’OMS sia per l’80 per cento ormai finanziata dai grandi privati, come Bill Gates, e dalle grandi aziende, soprattutto quelle del settore farmaceutico, in un palese, colossale conflitto d’interessi. Solo marginale – pari ad appena il 20 per cento – è infatti il finanziamento che arriva all’OMS dagli Stati, come Usa, Gran Bretagna e, tra i fanalini di coda, la nostra Italia.

Una totale disinformazione, quindi. È la via più facile per far ‘bere’ agli italiani tutte le baggianate propinate quotidianamente attraverso i media.

Parlavamo dei virologi. In questi giorni il Jurassic Park si sta popolando di nuove creature ormai davvero ai confini della realtà. Tutti contro tutti, per rincoglionire meglio il popolo che si vuole sempre più bue, quindi sempre più facilmente manovrabile, pronto ad ingurgitare ogni pozione dei miracoli.

L’ULTIMO ‘MIX’

Ultima trovata, quella del ‘mix vaccinale’, dell’‘eterologa’, come l’ha battezzata nella prima conferenza stampa di presentazione il dotto ventriloquo del CTSFranco Locatelli, pediatra. E’ scoppiato il pandemonio, che dopo qualche giorno ha partorito il parere comune stilato dal CTS, dall’AIFA e dal Ministero della Salute: l’eterologa è cosa buona e giusta, è la migliore delle soluzioni possibili, negli altri paesi viene praticata da settimane.

Andrea Crisanti

E chissenefrega se i bugiardini contenuti nelle confezioni dei vaccini di AstraZeneca e di Pfizer sostengono esattamente il contrario! E cioè che se fai la prima dose di AstraZeneca devi fare anche la seconda, e lo stesso vale per Pfizer.

Bugiardini da rifare? E cosa fanno, a questo punto, le case farmaceutiche?

E chissenefrega se perfino il catastrofista Andrea Crisanti sostiene che il mixi di vaccini è una follia!

E chissenefrega se Massimo Andreoni, infettivologo a Tor Vergata, parla di soluzione che più forzata non si può!

E chissenefrega se uno dei pochi virologi autentici, Giulio Tarro, allievo di Albert Sabin, il padre dell’antipolio, afferma che non c’è alcuna base, alcuna motivazione scientifica, alcun dato, alcuno studio serio in grado di suffragare l’eterologa!

“Si parla di immunologia – ironizza – da pulpiti che non conoscono i principi più elementari dell’immunologia”.

Franco Locatelli

Come del resto di virologia.
L’abbiamo più volte sostenuto e documentato, il serraglio di virologi che scorrazza per le tivvù è totalmente taroccato. Tutti prof, dott lup mann – come rimarcava Fantozzi – ma niente a che vedere con la virologia ufficiale, quella in senso stretto. Circolano allergologi esperti in raffreddori da fieno come il massone Roberto Burioni, appena entrato in tackle su Gianni Rivera accusandolo di essere un ‘babbeo’ sol perché con la sua classe ancora cristallina ha mostrato a tutti gli italiani che “il re è nudo” sul fronte dei vaccini; zanzarolgi come Crisanti; veterinari, come l’inviata speciale dalla Florida Roberta Capua (che comunque si trova in buona compagnia, visto che il Ceo di PfizerAlbert Burla, è un veterinario greco); e poi immunologi, pediatri, rianimatori, esperti in medicina pubblica. Solo due i virologi doc: Tarro, per questo invitato un paio di volte dopo mezzanotte e poi oscurato, e Gismondo, costretta a sorbirsi le cazzate griffate Palombelli.

VACCINI MIRACOLOSI, UNICA VIA

Proprio Rivera, davanti ad un esterrefatto Bruno Vespa, virato in pochi secondi dal consueto pallore al giallognolo e quindi al verdognolo, ha riassunto quello che ormai gli italiani stanno cominciando a capire, e lo ha ribadito nella replica via internet all’incappucciato Burioni: questi vaccini sono allo stadio sperimentale, quindi noi siamo tutti cavie.

E’ la pura e semplice verità. Nascosta, occultata dai media di regime con la solita scusa dell’emergenza, e poi della farneticante equazioni costi-benefici: per evitare la catastrofe, vaccini subito a tutti, senza se e senza ma.

Mettiamo per un momento da parte l’obiettivo vero di questa strategia non salvifica, ma killer: quello di far rastrellare profitti con la pala a Big Pharma, a quel gruppo di aziende farmaceutiche che stanno sempre più condizionando i destini del mondo, con una politica (basti vedere i finanziamenti erogati a fiumi negli Stati Uniti in occasione delle presidenziali) scodinzolante al seguito.

Giulio Tarro

L’OMS, e quindi a cascata EMA, e dai noi AIFA e i governi di tutti i paesi occidentali decidono che l’unica strada da percorrere – ribadiamo, UNICA – è quella dei vaccini.
Come anche i bimbi delle elementari ormai sanno, la fase di ricerca per un vaccino richiede anni di tempo, di professionalità e di soldi. Si passa poi alla fase di produzione e quindi di distribuzione. Anni e anni, mediamente una decina in passato. Con i progressi, mettiamo 6-7, volendo accelerare, 3-4. Ma sotto quella soglia non è possibile andare. A meno di non voler bypassare tutta una serie di prove, controprove, ricerche, analisi, esperimenti, test.

Ed è successo proprio così. ‘Arronzando’ – come si dice a Napoli – facendo finta di ricercare, in meno di un anno si è prodotto il vaccino miracoloso, degno delle migliori performance – per restare in cornice partenopea – di San Gennaro. Prima a tagliare il traguardo è Pzifer, con il suo Ceo-veterinario che il primo giorno dell’annuncio ufficiale a livello mondiale corre in Borsa a vendere un bel pacchetto di azioni, guadagnando il 1000 per 100. Ma chissenefrega se il Ceo ha gettato la maschera e rivelato, in quel momento, il vero scopo delle sue ‘ricerche’ per salvare il mondo.

E’ l’effetto – drammatico – che conta.

SICUREZZA? UN OPTIONAL

Quale percentuale di sicurezza hanno, oggi, i vaccini? E’ questo l’interrogativo del secolo, la madre di tutte le domande.

Attenzione a non confondere le percentuali di sicurezza con quelle dell’efficacia. Ricordate il leit motiv per mesi e mesi? Pfizer ha raggiunto il 95 per cento, Moderna è al 92, i russi forse ce la fanno per il 95. Quei dati si riferiscono all’efficacia del vaccino, alla sua possibilità e capacità di immunizzare le persone.

Niente a che vedere con la sicurezza del vaccino, che dovrebbe essere la priorità delle priorità. Invece tranquillamente bypassata da lorsignori, in primis dalle star di Big Pharma, tutte tese a cumulare profitti stratosferici.

Per i normali vaccini – si sgolano per anni a sostenerlo Giulio Tarro e il premio Nobel per la Medicina Luc Montagnier, il primo a sospettare che il Covid sia uscito artificialmente dai laboratori di Wuhan, irriso da tutti – dicevamo, per i normali vaccini è d’obbligo usare estrema ‘cautela’ e far ricorso al ‘principio di precauzione’. E’ doveroso che un bimbo – figurarsi poi un neonato di pochi mesi – prima di ricevere il bombardamento di vaccini sia accuratamente visitato, vengano effettuate tutte le analisi del caso per capire se quel corpicino li può ricevere. Se non è meglio attendere, o quantomeno scaglionarli.

Luc Montagnier

A maggior ragione per un vaccino come quello per il Covid, cautele e precauzioni devono essere la regola. E invece, cosa succede? Per la ‘scientifica’ emergenza, non ci sono più regole, né tantomeno cautele e precauzioni. Tutto fa brodo. E così quasi tutti i vaccini sono stati ‘regolarmente’ autorizzati dalle supreme autorità scientifiche, a partire dall’OMS, passando per EMA e AIFA.

Ma quale validità scientifica possono mai avere vaccini testati su poche centinaia di persone? Nessuna.
Evidente, quindi, che siamo tutti CAVIE, che la effettiva sperimentazione sta avvenendo in questi mesi, in queste settimane, in questi giorni tra noi. Su di noi. Sui nostri corpi ridotti a cavie da laboratorio.

E a questo punto scoppia il caso Camilla. Ma quante Camille ci sono state, ci sono e ci saranno in Italia e non solo?

Possibile mai che una persona a rischio, come era Camilla per via della sua carenza di piastrine, possa essere solo ammessa ad un ‘Open Day’? E vaccinata in un baleno solo dopo aver compilato un moduletto? E quel moduletto preso in esame in venti secondi? Un moduletto che caso mai non prevedeva neanche quella patologia? La salute, la vita in un moduletto?

A questo è stata ridotta l’Italia, un gulag, un lazzaretto per molti, per troppi.

LE CURE, I FARMACI DIMENTICATI

Dimenticando, in modo altrettanto scientifico, quindi criminale, che in attesa dai taumaturgici vaccini si poteva e doveva contrastare il coronavirus e quindi fronteggiare la pandemia con armi e strumenti che c’erano (e ci sono) già sul campo, a disposizione di tutti i cittadini, facilmente accessibili perché disponibili in tutte le farmacie. E per di più a poco prezzo: e forse sta proprio qui il difetto, la colpa. Se costano poco e possono servire, possono funzionare, come fanno a quel punto le stelle di Big Pharma a raccogliere le centinaia di miliardi agognati via vaccini?

Ne abbiamo scritto più volte, ma il mainstream li ridicolizza.
O meglio, preferisce oscurarli e ignorarli del tutto. Ci sono cure e farmaci come l’Idrossiclorochina utilizzata con gran successo dall’infettivologo francese Didier Raoult nel suo storico ospedale di Marsiglia; c’è l’Ivermectina ormai validata come farmaco anti-covid da decine di studi scientifici in mezzo mondo; c’è la Lattoferrina, ci sono i cortisonici. Insomma, ci sono cure che da mesi e mesi le associazioni dei medici di famiglia invocano, del tutto ostacolati e osteggiati da un governo che più cieco e sordo non si può, sempre trinceratosi dietro al paravento terapeutico (sic) di “Tachipirina e vigile attesa”! Ai confini della realtà.

Didier Raoult

Non si contano i ricorsi governativi davanti ai Tar di mezza Italia per impedire ai medici di esercitare il loro diritto-dovere alle cure, soprattutto quelle domiciliari, per evitare quei ricoveri ospedalieri che sono stati la prima causa delle morti a catena. E c’è voluta addirittura l’ordinanza del Consiglio di Stato, pronunciata il 12 dicembre 2020, per dar piena legittimità all’uso dell’Idrossiclorochina, fino a quel momento bandita dal Governo e dall’AIFA, autentica guardiana degli interessi di Big Pharma.

Chi pagherà mai il conto per aver ostacolato le cure salvavita?

Chi pagherà il conto per aver fomentato la pandemia con una politica che se ne è altamente fottuta della vita di tutti i cittadini?

Chi pagherà il conto per aver autorizzato l’uso di vaccini sperimentali, tanto da ridurci ad un esercito di cavie?

Chi paga il conto per le attuali scelte di mix vaccinale che nulla hanno di scientifico?

E chi paga il conto per le tante vite oggi sospese, come quella della giovane infermiera napoletana?

Andrea Cinquegrani

Fonte

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