L’inevitabile risveglio

IPNOSI REGRESSIVA2

La narrazione diventa più fragile ogni giorno che passa.

Il castello di bugie in cui viviamo ha delle grosse crepe che, dall’inizio del nuovo anno, cominciano a diventare visibili anche all’occhio più pigro. La sensazione di questi giorni è quella di un sogno che sta per finire. C’è un preciso momento nella fase del risveglio in cui a volte accade qualcosa di molto particolare: una parte di noi si rende conto che sta sognando e inizia a percepire la realtà esterna; un’altra parte nel frattempo cerca in tutti i modi di continuare il sogno e la sua storia. Tuttavia, ormai qualcosa è cambiato e, una volta che si è intuita la finzione, per quanto ci si possa sforzare, non si può più tornare a crederci ciecamente. La “fregatura”, in sintesi, è che il processo di consapevolezza è una strada a senso unico. Può bastare una semplice domanda, ma una volta fatto il passo non si torna più indietro.

La sentenza del Tar del Lazio che il 14 Gennaio ha bocciato il protocollo “tachipirina e vigile attesa”, per quanto sminuita dai principali media e poi addirittura sospesa dal Consiglio di Stato, rappresenta un passo simbolico epocale verso il risveglio collettivo. Riconoscere ufficialmente che il protocollo ministeriale era sbagliato, cosa che poteva capire forse persino un bambino se armato di buona volontà, significa implicitamente riconoscere che gli effetti deleteri di questa pandemia dal punto di vista sanitario, psicologico, economico e sociale sono stati pesantemente acuiti dall’utilizzo reiterato di un protocollo sbagliato. E che nessuno provi a giustificarsi dicendo “scusate, non lo sapevamo”, perché le testimonianze e gli appelli di migliaia di medici e ricercatori italiani, che da quasi due anni curano gratuitamente le persone, sentendosi chiamare stregoni e furfanti, non potranno essere cancellati tanto facilmente.

Il fatto che persino Amnesty International, seppur sforzandosi, si sia sentita in dovere di lanciare un allarme sullo stato della democrazia e della giustizia nel nostro Paese rappresenta un altro simbolo di questo inarrestabile processo.


La circolazione dell’attuale variante Omicron tra una larghissima parte della popolazione e la consapevolezza diretta che ciò che resta di questo virus è ormai nella stragrande maggioranza dei casi praticamente innocuo non può che suscitare ulteriori domande: è davvero necessario subordinare i nostri diritti inalienabili al possesso e all’utilizzo di un QR-code a fronte di una malattia che la maggior parte dei Paesi ha ormai deciso di trattare come una normale e curabile influenza? È davvero necessario a questo punto continuare a ricattare delle persone per indurle a sottoporsi a un cosiddetto vaccino che non immunizza e di cui non si conoscono i potenziali effetti collaterali a medio e lungo termine? È davvero necessario continuare a fare finta di niente di fronte a un sistema democratico sempre più in crisi, a una Costituzione calpestata e alla graduale distruzione della media e piccola impresa del nostro Paese a favore di grandi multinazionali?

Dall’altra parte è importante considerare che il costo della verità non è mai trascurabile. Realizzare di essere stati presi in giro e quindi, volenti o nolenti, di aver contribuito con la propria pigrizia alla creazione di una società ogni giorno più ingiusta e alienante, è doloroso.

Tuttavia l’uomo, con buona pace degli innovatori tecnologici e digitali, fortunatamente non è (ancora) una macchina e la sua presa di coscienza può essere lenta, lentissima, ma è inevitabile. Non possiamo evitare infatti di uscire dall’incantesimo, ma possiamo decidere come farlo: trascinati dagli eventi o spinti dalla nostra volontà. Nel romanzo Le lacrime di Nietzsche di Irvin Yalom, il filosofo chiede al medico

“La vostra vita l’avete vissuta? O ne siete stato vissuto? L’avete scelta? O ne siete stato scelto?”.

Non è mai troppo tardi. Da come intimamente ci poniamo rispetto a questa domanda dipende forse il destino del mondo, sicuramente la nostra felicità.                         

Giuseppe Lorenzetti     

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