Lettera ai giovani: non siate ingenui

Chag

Quando a Marzo del 2020, quasi un anno e mezzo fa, tutto è cominciato, io ero una persona ingenua. Non mi sembrava di avere particolarmente paura, non mi convinceva la storia del pipistrello, non igienizzavo nemmeno la spesa quando tornavo dal supermercato. Ogni sera sgattaiolavo di nascosto sulla collina deserta e aspettavo il tramonto, respirando l’aria e gli odori della natura.

Eppure, ero ingenuo. 

Ho iniziato a nutrire dubbi quasi fin da subito su ciò che sentivo raccontare in televisione, ho avuto la fortuna di ascoltare interviste di medici “alternativi”, a documentarmi sempre più tramite fonti indipendenti e a rendermi conto che chiunque avesse l’ardire di farsi delle domande, veniva tacciato di “complottismo”. Passo dopo passo, ho avuto occasione di riflettere sul significato della parola democrazia, sui conflitti d’interesse che incatenano la nostra società, sul legame tra corruzione e burocrazia, sull’utilizzo massiccio dell’ipnosi e della manipolazione mentale a opera dei principali mass media.

E nonostante mi sembrasse di aprire poco alla volta gli occhi, rimanevo ingenuo.

Ho cominciato a parlare con le persone che incontravo e a rendermi conto, come mai mi era accaduto prima, di quanto può essere fragile e limitata la razionalità. La maggior parte dei dibattiti si concludeva con una strana espressione, che, mese dopo mese, è diventata sempre più emblematica: “io credo nella scienza”.
Ma che cosa significava? Era come se proprio quel metodo che si basava sull’esercizio del dubbio e sulla falsificazione dei dogmi, fosse stato trasformato in un dogma.

Mi sono addolorato nel rendermi conto di quanti pochi amici e amiche avevano voglia di parlare di ciò che stava accadendo. Io mi accorgevo dell’assurdità, mi stupivo di essa e come potevo fare finta di niente? Ho iniziato a non usare più la mascherina all’aperto, a non guardare il telegiornale, a non contare più i metri della mia “prigione”, a non sentirmi in colpa delle cose belle che facevo mentre gli altri si confinavano tristi nel loro spirito di sacrificio. Ho pianto per le persone care che si sono abbandonate alla paura e che hanno rinnegato sé stesse.

Ma continuavo a essere ingenuo.


Una parte di me era convinta che questa crisi dell’umanità poteva portare a un grande cambiamento, e forse, a un mondo diverso e a una società più sana e più felice. Ma ero ingenuo perché non mi rendevo conto che tutto questo doveva partire necessariamente da me. Ero ingenuo perché mi iniziavo a rendere conto di quante cose fuori fossero sbagliate, ma non avevo idea del fatto che dentro di me stavo commettendo gli stessi errori.

Ci hanno abituato a credere che nulla può veramente cambiare. Ci hanno abituato a credere che non valiamo niente e dobbiamo aggrapparci a delle false sicurezze per sopravvivere il più a lungo e comodamente possibile. Come possiamo lamentarci del male quando ci siamo dimenticati del bene?

Ci hanno abituato a credere che le cose sono troppo complicate per essere capite. Ci hanno abituato a credere che è meglio ascoltare qualcun altro, piuttosto che cercare, riflettere e confrontarsi. Ci hanno abituato a credere che nella vita non si può scegliere.

Ero ingenuo perché anche se mi rendevo conto dell’inganno dentro cui vivevo, non avevo realizzato che ero io stesso a crearlo, con la mia paura e la mia lontananza da me stesso.


Mi rivolgo a tutti i giovani, ai futuri uomini e alle future donne.

Vi hanno abituato a credere che è normale non essere felici. Ci hanno quasi convinto che la felicità in fondo non esiste. Noi non dobbiamo smentirli, non dobbiamo giudicarli né dimostrargli nulla. Il mondo non si cambia con le rivoluzioni, ma con le scelte. Non abbandonatevi alla disperazione, non cedete al conformismo, non fatevi ingannare dalle facili soluzioni. Non fatevi togliere i vostri sogni e la vostra umanità. Non permettetevi di dipendere da una sostanza o dallo schermo di un computer. Non smettete di riconoscere il bene e il male. E anche quando tutto sembra nero, non smettete di ascoltare voi stessi. C’è una luce dentro ognuno di noi, una strana voglia di vita e di consapevolezza che ci fa andare avanti anche nei momenti più difficili. Non vergognatevi della vostra fede. E’ vero, bisogna essere matti per vedere il bello in questi tempi, ma non siamo soli.

Questo significa diventare adulti: smettere di essere ingenui, svegliarsi, aprire gli occhi e prendersi la responsabilità delle proprie scelte. Vi chiedo quello che chiedo a me stesso: non abbiate paura, non cedete ai ricatti, non fatevi dire qual è la verità, ma cercatela dentro voi stessi. Siate liberi di sbagliare, liberi di tornare sui vostri passi, liberi di conoscere, di scegliere attraverso il vostro sentire, liberi di essere felici.

E infine ricordatevi che essere felici non significa distrarsi e nemmeno avere o essere tutto ciò che si vuole. La felicità deve passare dalla conoscenza di noi stessi e dalle fatiche che questo cammino comporta. Oggi, che tutto traballa intorno a noi e le tentazioni si fanno sempre più forti, ricominciamo da qui per costruire la nostra realtà.

I tempi non cambiano, siamo noi a cambiarli.

Giuseppe Lorenzetti, Psicologo

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