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Se osservo il mondo intorno a me ricevo dai miei sensi delle percezioni che tramuto, grazie al pensiero, in conoscenza.
So – se i miei sensi sono sani – che questa conoscenza del mondo e di me stesso è attendibile.
In qualche modo so di procedere, grazie al mio pensare, su un terreno solido nella mia comprensione della vita.
Se invece osservo il mio sentire – sensazioni, impulsi e sentimenti – mi trovo davanti ad uno scenario completamente differente.
Se i miei pensieri basati sulle percezioni sono, infatti, ‘stabili’ (l’albero, anche in diverse ore del giorno e con diverse luci è sempre un albero) i miei sentimenti sono invece continuamente mutevoli.
La mia anima passa continuamente dal piacere al dispiacere, dalla gioia al dolore, dalla simpatia all’antipatia.
Se, attraverso i pensieri, mi faccio un’immagine attendibile del mondo, vorrei farmi un’immagine attendibile di me stesso attraverso i miei sentimenti.
Eppure di regola non utilizzo il sentire per la conoscenza di me stesso ma ne subisco solo gli effetti.
Sono ‘pieno’ di rabbia, ‘ebbro’ di gioia, ‘devastato’ dal dolore e così via.

Ma il sentire serve a questo?
O forse è anch’esso, come il pensiero, uno strumento di conoscenza del mondo?

Osservando il mio sentire non potrei forse ottenere una conoscenza di me stesso altrettanto attendibile di quella che ottengo grazie al pensare?
E ancora, il sentire non mi rivela qualcosa di me stesso e del mondo che il pensare non mi rivela?
Quando mi dico “quella persona dice cose giuste eppure…sento che c’è qualcosa che non va…” oppure “in questa notizia tutto sembra corretto eppure…sento che qualcosa stona”.
O anche “questo amico si comporta male con me eppure…sento che non vuole ferirmi ma è solo la sua natura a spingerlo”.
Ecco che il sentire allora mi fornisce delle indicazioni preziose di cui far tesoro.
Se riesco a ‘depurare’ il sentire di tutte le componenti egoiche, ebbene, scopro che grazie ad esso sono in grado di accogliere la verità dei fatti, di avvicinarmi all’essenza della vita.

Mi accorgo allora che nel sentire mi viene incontro l’anelito verso l’essenza delle cose ed al tempo stesso la capacità di riconoscere tale essenza.

Piero Cammerinesi

* * *

Non v’è altro senso del sentire, se non sentire il Divino.

Massimo Scaligero (da Iside-Sophia, la Dea ignota)

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