Il gioco dei punti da unire

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La vita mi appare sempre più come quel gioco in cui, partendo da un punto, si devono unire con la matita un certo numero di punti numerati in progressione.10

 di Piero Cammerinesi

Così come all’inizio del gioco, anche nella vita, da bambini e adolescenti, non si ha idea alcuna del percorso che ci attende, né tanto meno del disegno finale.
Man mano che la nostra matita unisce tra loro i punti del futuro disegno possiamo iniziare a fare delle ipotesi su quanto apparirà alla fine. Allo stesso modo, da giovani, ci domandiamo cosa faremo, come saremo, una volta divenuti adulti.
Con il tempo che scivola via inesorabile anche la matita della nostra vita continua a tracciare un disegno che, ad un certo punto, a ben guardare, inizia ad essere comprensibile.
Tuttavia come nel gioco, anche nella vita siamo troppo presi dal fare, dall’unire con un tratto i vari punti – le varie tappe del nostro percorso – per coglierne il senso generale, per intuire il disegno finale. 
La matita delle nostre giornate scivola frettolosamente tra un punto e l’altro, tra un’esperienza importante ed una insignificante, tra un evento determinante ed uno irrilevante senza che noi ci avvediamo delle differenze, delle sfumature che fanno di un incontro un’esperienza che ci arricchisce o un semplice accidente.

Giunge tuttavia – se si è attenti e sagaci – un punto in cui, come il risultato del gioco, anche il senso della vita si illumina.

È questo quel raro, speciale momento in cui inizia ad apparirci la visione d’insieme del nostro vero sé.

Non di chi volevamo diventare, né di come vogliamo ancora apparire, bensì di chi siamo grazie alle esperienze, ai passaggi obbligati, agli appuntamenti, in altri termini, ai punti che abbiamo unito per formare il disegno che oggi ci rappresenta.

Così come nel gioco, anche nella vita, dopo quel momento nulla può essere più come prima perché, ormai, quello che prima appariva un insensato insieme di linee ora forma un disegno, svela il suo significato.
Ogni punto che abbiamo unito per raggiungere il disegno che ora finalmente ci sta dinanzi è stato indispensabile per il risultato finale.
Nulla è stato casuale; saltare un solo punto avrebbe potuto forse ritardare la scoperta del disegno se non addirittura impedirne il disvelamento.

Ma se è vero che siamo stati noi ad unire, giorno dopo giorno, anno dopo anno, con le nostre scelte, le nostre reazioni, i punti del disegno – le tappe della nostra esistenza – chi ha posto dinanzi a noi, e in quella determinata sequenza, le tappe, le esperienze che hanno fatto di noi quello che oggi siamo? E quanto siamo stati liberi nell’unire i vari punti che – il destino? il caso?, l’io? – ha posto dinanzi a noi?
Domande antiche come il mondo, o, come direbbe Nietzsche, interrogativi sterili di chi, come i filosofi, pone le domande al di là delle risposte.

Eppure si tratta di interrogativi che, se non trovano soluzione, ci lasciano nella condizione di chi, dedicatosi con impegno al gioco di punti da unire, non riuscisse a giungere alla sua conclusione, al disegno finale.

In fondo i punti da unire con un tratto di matita – i fondamentali eventi della nostra esistenza – sono unici, sono quelli soli cui dobbiamo ciò che oggi siamo, cui dobbiamo la possibilità di intravedere non un qualsiasi disegno, ma quell’unico, irripetibile, affascinante e prezioso disegno che siamo noi stessi.

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