Il buio tunnel della Covid / The Dark Tunnel of Covid

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Questo era il mio ultimo contratto prima della meritata pensione.

Mi ero rifiutata di andare a Madrid per la Conferenza dell’Unione Interparlamentare, non volendo cedere al ricatto di ripetuti test per la Covid e di indossare una mascherina tutto il giorno, così ho accettato di fare il lavoro di preparazione e di formazione del mio sostituto in telelavoro, il che comportava dieci-undici ore al giorno di lavoro stressante (1).

Poi, a metà novembre, ho sviluppato una febbre alta e il mio corpo ha iniziato a dolere dappertutto. Ho continuato a lavorare fino alla fine della settimana, ma mi sentivo sempre peggio. Non volevo andare all’ospedale, ma i miei livelli di saturazione erano sempre più bassi e la respirazione stava diventando difficile…

Alla fine, mi è stato decisamente consigliato di andare in ospedale [in Svizzera dove vivo], dove mi hanno diagnosticato la Covid e mi hanno fatto assumere ossigeno tramite un sondino nel naso. Inoltre, mentre ero lì, mi è stata diagnosticata una polmonite. Un infermiere milanese, un “gigante gentile”, dolce, barbuto e tatuato, mi ha parlato della medicina cinese e del legame tra i polmoni e la tristezza. Mi ha fatto ripensare alla tristezza di tutti questi ultimi mesi, a questo mondo in difficoltà, a questi attacchi all’umanità. Mi sono resa conto che ne sono anche corresponsabile. Ho potuto riconoscere il desiderio vile ed egoista che avevo da tempo di morire, per non dover più vedere tutta questa sofferenza, pensando che nessuno avrebbe sentito la mia mancanza. Morire a casa, sola e in pace, mi sembrava bello.


Eppure, grazie alla mia malattia, ho potuto vedere quante persone mi vogliono bene e mi hanno nel loro cuore. In ospedale ho pianto molto. Credo di essermi liberata di gran parte della mia tristezza e, al tempo stesso, mi sono resa conto di quanto fossi piena di me e di quanta poca empatia avessi per tutti coloro che erano finiti in ospedale – “sicuramente perché non avevano saputo prendersi cura di sé in modo adeguato” mi dicevo – e per tutti coloro che vivevano nella paura.

Ho cominciato a capire. Una grande lezione di umiltà! E forse una sorta di purificazione.

Devo dire che anche se non ho fatto il “vaccino”, mentre la maggior parte dei pazienti Covid in ospedale aveva ricevuto almeno due dosi, non mi sono mai sentita discriminata, né ho ricevuto lezioncine dai medici e dal personale medico. Tutti sembravano rispettare la mia libera scelta in questo senso.

Durante la mia malattia mi era impossibile fare il più semplice esercizio o la meditazione. Per anni ho praticato i “sei esercizi” di Rudolf Steiner (concentrazione, volontà, equanimità, positività, spregiudicatezza e armonizzazione del tutto) e diverse meditazioni da lui date.

Questa malattia è stata per me come un lungo tunnel buio, l’oscurità più fitta, senza possibilità di connettermi con lo spirituale, nonostante i miei sforzi.

Secondo Thomas Mayer, il virus Sars-Cov-2, essendo stato creato in laboratorio, è tagliato fuori, separato, dalle Gerarchie angeliche e dagli esseri elementali ed è dominato da esseri tenebrosi (2).

In questa profonda oscurità, popolata da esseri oscuri, c’era sempre un sapore e un odore molto sgradevole che assocerò sempre al male. Ad un certo punto, mentre ero nel profondo di quell’oscurità, ho sentito una sfera di luce e amore sopra di me, che mi sollevava verso l’alto fuori dal buco nero. Ogni volta che cadevo indietro diventava più grande e più forte. Erano i miei amici e la mia famiglia che mi mandavano le loro preghiere e pensieri di luce. Ho sentito questo calore molto forte e, col tempo, ho scoperto che potevo anche inviare questa bella energia verso coloro che ne avevano bisogno.

Ho pianto di nuovo, questa volta non con tristezza ma con gratitudine.

Sento che qualcosa è cambiato in modo profondo. Sono sempre stata una persona impaziente e spesso ansiosa. Alzarsi la mattina era un calvario, l’idea di dover affrontare un altro giorno. Oggi, anche se comunque non temo la morte, ho un atteggiamento completamente diverso nei confronti della vita. Apprezzo ogni piccola cosa, come una passeggiata nel bosco, una chiacchierata con un amico o un vicino e anche le faccende più noiose sono diventate piacevoli e le affronto con un senso di serenità e di gioia, mentre prima o procrastinavo o facevo le cose in fretta e in modo maldestro per finirle.

Molti dei nostri amici sono stati malati e, certamente, ognuno ha vissuto questo viaggio in modo diverso. Per quanto riguarda me, sento che il cambiamento nella mia vita interiore è stato profondo e mi ha salvato la vita. Sono estremamente grata per questa malattia e per quello che mi ha dato.

Marina Filippin

Marina Filippin vive a Cossonay, Svizzera.

(1) Il mio lavoro consisteva nell’accreditare i delegati di queste conferenze, soprattutto parlamentari e i loro segretari e consiglieri. Il lavoro era molto delicato e politico, avendo a che fare con persone di potere e dovendo far loro rispettare le regole.

(2) www.Anthroposophische-Meditation.de

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The Dark Tunnel of Covid 

by Marina Filippin 

This was my last contract before a well-deserved retirement. I had refused to go to Madrid for the Inter-Parliamentary Union Conference, not wanting to give in to the blackmail of repeated Covid tests and wearing a mask all day long, so I agreed to do the preparation work and training for my replacement by teleworking involving ten to eleven hours a day of stressful worki. Then, in mid- November 2021, I developed a high fever and my body began aching everywhere. I continued to work until the end of the week but started to feel worse and worse. I didn’t want to go to the hospital but my oxygen levels were getting lower and lower and breathing was becoming difficult… 

Finally, I was strongly advised to go to the hospital, where they diagnosed me as having covid and put oxygen into my body (via a tube in my nose); I also developed pneumonia whilst there. A male nurse from Milan, a kind, ‘gentle giant’, bearded and tattooed, told me about Chinese medicine and the link between the lungs and sadness. It made me think back to the sadness of all these last months, this world in distress, these attacks on humanity. I became aware that I am also co-responsible for it. I could acknowledge the cowardly and selfish wish I had had for some time to die, so that I wouldn’t have to see all this suffering again, telling myself that no one would miss me. Dying at home, alone and in peace, seemed good to me. Yet, because of my illness, I came to realise that many people do care about me and hold me in their hearts. In the hospital I cried a lot. I think I got rid of a lot of my sadness and at the same time I realised how smug I had been and how little empathy I had for all those who ended up in hospital (“surely because they hadn’t known how to take care of themselves properly”) and for all those who lived in fear. I began to understand. A great lesson in humility! And maybe a cleansing of sorts. 

I have to say, that although I did not have the ‘vaccine’ while most Covid patients in the hospital had received at least two doses, I never felt discriminated against, or lectured by doctors and the medical staff. They all seemed to respect my free choice in this regard. 

During my illness it seemed impossible to carry out the simplest exercise or meditation. For years I have practised Rudolf Steiner’s ‘six exercises’ (exercises for concentration, free will, equanimity, positivity, absence of judgement and the harmonization of them all) as well as various meditations he gave. This illness was like a long dark tunnel for me, the thickest darkness, with no possibility to connect with the spiritual, despite my efforts.  

According to Thomas Mayer, the Sars-Cov-2 virus, having been created in a laboratory, is cut off, separated, from the angelic hierarchies and elemental beings and is possessed by anguished beingsii. 

In this deep darkness, populated by obscure beings, there was always a very unpleasant taste and smell that I will always associate with evil. At some point, whilst deep in that darkness, I felt a ball of light and love above me, pulling me upwards out of the black hole. Each time I fell back it grew bigger and stronger. It was my friends and family sending me their prayers and thoughts of light. I felt this warmth very strongly and, in time I found I could also send this beautiful energy further out towards those who needed it. I cried again, this time not with sadness but with gratitude. 

I feel something has changed in a deep way. I was always someone impatient and often felt anxious. Getting up in the morning was an ordeal, the idea of having to face another day. Today, whilst I still am not afraid of death I have a completely different attitude to life. I appreciate every little thing, like a walk in the woods, a chat with a friend or a neighbour and even the most boring chores have become pleasant and I go through them with a sense of serenity and joy, whereas before I used to either procrastinate or do things quickly and clumsily to get them over with. 

Many of our friends have been ill and, certainly, everyone has experienced this journey in a different way. For me, I feel that the change in my inner life has been profound and life-saving. I am extremely grateful for this illness and what it has given me. 

Marina Filippin lives in Cossonay, Switzerland 

i My job consisted in the accreditation of delegates during these conferences, mostly parliamentarians and their secretaries and advisers. The work was very sensitive and political, dealing with people with power and having to make them comply with the rules. ii www.Anthroposophische-Meditation.de

 

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