Die Früchte (Judith von Halle)

Die Fruchte Judith von Halle

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“Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?“ tratta delle condizioni basilari per iniziare a conoscere se stessi. Si tratta di esercizi che l’individuo deve eseguire su se medesimo con la massima attenzione, per – già…per che cosa? – per acquisire conoscenze dei Mondi superiori, giusto!

Ma, poi, a cosa gli servono tali conoscenze?

Per diventare più intelligente, per essere più saggio degli altri?

No! – gli devono servire per essere meno di peso, per portare sempre più gioia e sollievo alle altre anime, a tutto quello che è fuori di lui, a ciò che è esterno rispetto al proprio essere. (…)

L’Io sperimenta allora – con sempre maggior consapevolezza – se stesso come una parte della comunità composta di molti Io. Questo ha come conseguenza che l’uomo non senta più il suo karma – che lo collega ad altri Io – come un fastidioso ostacolo o una richiesta irragionevole, bensì che sia in grado, attraverso il suo legame karmico con la comunità, di conseguire una sempre maggiore elevazione e perfezionamento del suo proprio essere.

L’incontro con l’altro Io diviene per il discepolo evoluto un motivo di vita essenziale.

Egli non sente allora più il destino degli altri separato dal proprio, e non si sente più disturbato o non coinvolto dalle opinioni o dal percorso evolutivo degli altri. E alla fine comprende – non solo da una prospettiva ed una comprensione intellettuali, ma per esperienza diretta – che sarà in grado di conseguire una piena conoscenza di sé solo quando si sarà liberato completamente della sua parte egoica, conquistandosi la capacità di offrire agli altri i frutti del suo lavoro sul proprio Io.

Judith von Halle

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“Wie erlangt man Erkenntnisse der höheren Welten?” handelt von den Grund-Bedingungen zu einer anfänglichen Selbsterkenntnis. Es geht darin um Übungen, die der Einzelne in voller Aufmerksamkeit auf sein eigenes Wesen zu absolvieren hat, um – … ja was? – Um Erkenntnisse höherer Welten zu erlangen – Schon recht.

Aber wozu braucht er die überhaupt? Um klüger, um weiser zu werden als die anderen? Nein! – um all demjenigen, was außer ihm, außerhalb seines eigenen Wesens ist, um den anderen Seelen weniger Last, sondern immer mehr Freude und Hilfe zu sein. (…)

Das Ich erlebt sich immer bewußter als Teil der Gemeinschaft anderer Iche. Dies hat zur Folge, daß der Mensch auch sein Karma, daß er mit anderen Ichen hat, nicht mehr als störende Behinderung oder unzumutbare Aufgabe erlebt, sondern in seiner karmischen Verbindung mit der Gemeinschaft immer mehr die Chance erkennen kann, zu einer wirklichen Veredelung und Vervolikommnung seines Seelenwesens zu gelangen. Die Begegnung mit dem anderen Ich wird dem fortgeschrittenen Geistesschüler zum wichtigsten Lebensmotiv.

Das Schicksal des anderen sieht er dann nicht mehr von dem eigenen getrennt; er fühlt sich nicht mehr gestört durch oder unbeteiligt an dem Befinden und an der Entwicklung des andern. Und letztlich erfährt er – nicht nur über das intellektuelle Einsehen und Verstehen, sondem durch seine unmittelbare Erfahrung -, daß die volle Selbsterkenntnis ihm erst zuteil werden wird, wenn sein ganzes Eigensein von ihm abgefallen ist, indem er die Früchte seiner Ich-Arbeit dem anderen hinopfert.

Judith von Halle

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