Johnny Mnemonic, la pandemia e quelle profezie sul 2021

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Una pandemia globale nel 2021? Sì. Ecco perché Johnny Mnemonic ci ha visto (molto) lungo

L’anno è il 2021 (!), la popolazione è messa alle strette da una pandemia causata da un virus (!!) e la tecnologia governa la vita delle persone (!!!).

Suona famigliare? Ironicamente, ma nemmeno troppo, questo non è solo il riassunto del periodo che stiamo vivendo, ma è anche l’ambientazione alla base dell’universo di Johnny Mnemonic, film del 1995 diretto da Robert Longo con Keanu Reeves e Dolph Lundgren (ma nel cast ci sono anche Takeshi Kitano, Henry Rollins, Udo Kier e Ice T).

Ancora più incredibile se si pensa che la storia sia stata ideata quindici anni prima, quando William Gibson – il padre del cyberpunk in letteratura – la pubblicò nel maggio del 1981 sulla rivista OMNI come Johnny Mnemonico, oggi inserita nella raccolta di racconti La notte che bruciammo Chrome (in Italia edita da Mondadori).

E più si va a fondo nel mondo ideato da Gibson, più le similitudini diventano inquietanti.

 

 

 

 

A partire dal virus che dilaga per il mondo: è il NAS (Nerve Attenuation Syndrome) – che pare sia causato dalla sovraesposizione alle onde degli apparecchi elettronici disseminati per il globo –, terribilmente fatale e senza una cura.

Ma non solo.

È appena iniziata la seconda decade del ventunesimo secolo e le corporazioni sono al potere e sono contrastate da un movimento di resistenza formato da pirati della rete e hackers che hanno dato vita a delle vere e proprie guerre di informazioni.

È il caso del nostro Johnny (Keanu Reeves, reduce dal successo di Speed pochi mesi prima e che qui sembra prepararsi per quello che sarà poi il suo grande ruolo in Matrix), un corriere che come tanti altri ha un hard disk piantato nel cervello e trasporta dati e informazioni sensibili e informazioni.

 

Certo, la pellicola è del 1995, quindi ora fa quasi sorridere pensare che la capacità massima a cui si potesse arrivare allora fosse 160 GB, ma a quel tempo era una capacità di memoria dati enorme. E la storia segue Johnny mentre, durante la consegna di dati aziendali importanti, si ritrova inseguito dalla Yakuza, la mafia giapponese, in una corsa per la sopravvivenza e per non far cadere le informazioni nelle mani sbagliate.

 


 

Fantascienza a parte, anche questo aspetto non ricorda qualcosa? Eppure non siamo così lontani dai nostri anni, anni che hanno visto lo scandalo Snowden, quando Chelsea Manning e Edward Snowden hanno diffuso preziose informazioni politiche e segreti di Stato a cui avevano avuto accesso negli Stati Uniti, scatenando un acceso dibattito sulla circolazione di queste in rete.

 

Insomma, diciamo che Johnny Mnemonic è uno di quei film destinati ad essere apprezzati solo con il tempo.

Quando uscì, infatti, venne stroncato sia dalla critica che dal pubblico e bollato come uno dei peggiori film di quell’anno. Incasso? 19 milioni di dollari. Ne era costato 26. Nonostante si proponesse come il titolo che avrebbe riportato alla ribalta (meritata) il cyberpunk, tra fantascienza e distopia, i piani non andarono come previsto – tanto che Robert Longo, dopo questa prova alla regia, sparì dal cinema e tornò all’arte, qui il suo sito – e sarebbe toccato al celebre Matrix quattro anni dopo ritentare la fortuna. Oggi Johnny Mnemonic rimane un film dimenticato, ma è diventato terribilmente attuale. Alla distopia di fine Novecento piaceva guardare al futuro, immaginare come avrebbe vissuto l’umanità, ed è il caso di dire che questa volta ci hanno visto fin troppo bene.

Profetico.

Qui potete vedere il trailer di Johnny Mnemonic:

Ileana Dugato

Fonte

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