texas-shooting

Devin Kelley, ex militare già espulso con disonore dall’aviazione per aver aggredito moglie e figlio cinque anni fa…

…entra in chiesa durante una funzione con un fucile d’assalto sotto braccio e fredda 26 persone, tra cui dodici bambini.
Dentro la macchina i federali trovano altre armi da guerra.
Ma il Presidente afferma candidamente da Tokyo:

“questa non è una situazione che ha a che fare con le armi. Anzi – ha aggiunto riferendosi a chi ha cercato di fermare l’assalitore sparando fuori dalla chiesa – è stato un bene che ci fosse qualcun altro armato che è stato in grado di sparare nella direzione opposta”.

Non ha niente a che fare con le armi, giusto Donald, il secondo emendamento è sacro ed intoccabile.
Avere un’auto zeppa di armi e andare in giro con giubbetto anti-proiettile imbracciando un fucile d’assalto – per dar vita alla “peggiore sparatoria della storia del Texas” non ha niente a che fare con le armi, ci mancherebbe.
Anzi le armi servono proprio a difendersi dai tipi come Kelley che abbondano oltreoceano.

E bravo Donald che ci dà l’ennesima lezione di logica, non è colpa delle armi, ci mancherebbe; più armi per tutti.

Intanto Ken Paxton, procuratore generale del Texas, la soluzione l’ha già trovata: più guardie di sicurezza armate davanti a chiese e locali pubblici ma sopratutto consentire ai fedeli di entrare in chiesa armati.
Come recita il mantra della National Rifle Association:

“L’unica cosa che può fermare un cattivo con un’arma è una brava persona con una pistola”.

Fortunatamente – continua Paxton – in Texas ed altri Stati è consentito andare in giro anche con armi non visibili.

E bravo anche Paxton, che mi sembra abbia colto appieno il senso più profondo del messaggio cristiano: andate in chiesa armati e ammazzatevi gli uni con gli altri come avete ammazzato me.

La follia trionfa.

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