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di Piero Cammerinesi

Nel mio articolo di qualche giorno fa, Nascondere la verità in piena vista, riflettevo sul fenomeno dell’emergere sempre più frequente sulla stampa mainstream di argomenti sino a ieri relegati nel ghetto dell’area sprezzantemente etichettata come “complottista“.

È anche vero che il Covid – con le nefaste conseguenze sempre più visibili dei ‘sieri miracolosi’ – ha dato una bella spinta ai cosiddetti siti complottisti, i quali si sono trovati in pochi mesi a veder prese sempre più in considerazione le proprie ipotesi.

In quell’articolo mi riferivo ad un pezzo pubblicato su Il Tempo a firma Luigi Bisignani, in cui si davano per scontati – scrivevo – argomenti quali:

complotti internazionali a base di stati di emergenza fasulli, visioni future distopiche (pandemie, carestie e guerre) tra robotica e realtà virtuale, deep stateGreat Reset, ma sopratutto su quello che i benpensanti tenacemente considerano un delirio da complottisti: il Nuovo Ordine Mondiale…

ipotizzando che si potesse trattare di una Finestra di Overton.

Per la serie: “iniziamo a sdoganare certi argomenti in modo che la gente si abitui ad accettarli come possibili, poi probabili, poi inevitabili”.

Mentre tale emersione di notizie autentiche su un quotidiano abitualmente aduso a ‘copiar veline’, riguarda la stampa italiana, devo aggiungere oggi che anche a livello internazionale si inizia a far trapelare certe verità in passato appannaggio esclusivo della sparuta e negletta schiera della ‘libera informazione’ alla quale mi onoro di appartenere.

Ad esempio, mi ero sempre chiesto perché potenze non allineate o ostili agli USA non avessero fatto emergere gli inganni globali a stelle e strisce, a partire da quello del 9/11, argomento di cui ho avuto modo di scrivere più volte non solo dal punto di vista geopolitico ma anche da quello spirituale.

Che poi è stato l’inizio di tutto.


La spiegazione che mi ero dato era duplice: primo perché tali Paesi (Russia e Cina in primis) non avevano (ancora) sufficiente forza per difendersi da inevitabili ritorsioni o rappresaglie, secondo perché, ovviamente, anche tali potenze hanno i loro bravi scheletri nell’armadio.

Ma vedo che anche su questo fronte qualcosa si muove.

In un ‘cinguettio‘ di ieri Lijian Zhao,  portavoce del Ministero degli Esteri cinese, scrive:

Everyone needs a clear understanding of himself. So does a nation.

 

 

 

Con questo tweet Zhao – che non è certo nuovo a messaggi provocatori – con le parole “Ognuno ha bisogno di una comprensione chiara di se stesso. Lo stesso vale per una nazione” intende evidentemente trasmettere un messaggio chiaro al (prossimo venturo) nemico n.1 della Cina a guardare la trave nel proprio occhio prima di cercare la pagliuzza nell’occhio dell’altro.

 

In un eccellente pezzo su di lui, dal titolo The Man behind China’s aggressive new voice, pubblicato sul New York Times si indica come egli sia la persona giusta al momento giusto per dar voce al nuovo volto della Cina, non più impaurita e sottomessa all’Impero Americano.

Appena dopo essere stato promosso, nel gennaio 2019, portavoce del Ministero degli Esteri Zhao aveva twittato ai suoi 623.000 follower che i soldati statunitensi avevano portato il COVID a Wuhan quando avevano partecipato ai Giochi mondiali militari dell’ottobre 2019.

E questo non è stato che l’inizio di un crescendo mozzafiato.

Brillante, tra gli altri, era stato il tweet (immagine qui sotto) con il quale Zhao Lijian aveva ridicolizzato l’idea che l’Occidente ha della “Comunità internazionale”:

 

 

Zhao, dunque, non è nuovo a tweet provocatori, con insinuazioni pesanti e finanche insulti contro altri Paesi e forse proprio per questo è molto seguito rappresentando il nuovo volto della Cina, quello di un Paese che “non deve chiedere scusa mai” per  rievocare un vecchio claim pubblicitario di casa nostra.

 

 

Ma nel tweet di ieri, come si può notare, oltre a illustrare in sintetiche immagini quello che pensano gli altri Paesi delle svariate aggressioni USA, Zhao, nelle due ultime immagini,  sintetizza quello che gli USA pensano (What I think I do) di se stessi – di essere i Superman del mondo –  e quello che fanno realmente What I actually do con l’immagine dell’attacco alle Twin Towers.

Si tratterebbe dunque di una – neanche tanto malcelata – accusa di essere i veri responsabili dell’11 Settembre.

E in questo caso si tratta di un ‘cinguettio’ non di poco conto, trattandosi del più accreditato portavoce della politica estera cinese.

Who’s next?

Chi sarà il prossimo a raccontare la vera verità dei fatti, tra il serio e il faceto? Noi siamo tutt’orecchi.

 

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