Biden: Putin un killer senz’anima

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Ci sono molti segnali del progressivo deteriorarsi della situazione internazionale negli ultimi mesi, in particolare dopo il cambio di inquilino alla Casa Bianca.

Infatti si potrà pensare di Donald Trump tutto il peggio ma si dovrà dargli atto di essere stato uno dei pochissimi presidenti USA a non iniziare guerre e a non alimentare la russofobia ormai ossessiva in quel di Washington DC.

E questo deteriorarsi ha dei ritmi ben precisi con comunicazioni che vengono date – giorno per giorno – in pasto alla stampa e che si trasformano in propaganda sempre più martellante in un Paese dove il mainstream media è totalmente allineato e coperto.

Abbiamo assistito in questo ventennio – a partire dall’11 Settembre 2001 – ad un vero e proprio suicidio della democrazia, ben profetizzato dai pochi coraggiosi che hanno additato i crimini del potere, come Julian Assange, Edward Snowden, Chelsea Manning etc,

Di concerto con le azioni repressive – mascherate sempre da falsi proclami politically correct – si alza pian piano l’asticella dell’aggressione verbale nei confronti di quello che deve configurarsi davanti all’opinione pubblica come nemico.

E la Russia di Vladimir Putin è il nemico par excellence.

  • Primo perché è ancora l’unico Paese a poter tener testa militarmente agli USA con armi anche più avanzate in alcuni settori.
  • Secondo perché è uno dei pochi Paesi a non aver aderito alla distruzione sistematica della famiglia tradizionale e degli ideali religiosi.
  • Terzo perché si è apertamente schierato contro il Nuovo Ordine Mondiale.
  • Quarto perché ha osato intervenire a gamba tesa in Siria mostrando al mondo che se esisteva l’Isis era solo perché veniva alimentato e sponsorizzato da chi diceva di combatterlo, vale a dire gli USA.
  • Quinto perché la Realpolitik russa sta portando a possibili alleanze che vengono considerate estremamente pericolose da chi, come gli USA, vuole mantenere il proprio predominio mondiale.

 

Ecco quindi che dopo varie provocazioni militari ora il neopresidente Joe Biden alza l’asticella dello scontro offendendo platealmente il suo omologo russo.

Biden, infatti – non un funzionario qualsiasi, ma il presidente USA in carica – afferma in una intervista al canale televisivo ABC che Putin sarebbe un “killer”, un assassino.

Il conduttore George Stephanopoulos gli chiede se crede che il presidente russo Vladimir Putin sia “un assassino”.

E, non pago di questo insulto, prosegue minacciando il leader del Cremlino che, a suo dire, “dovrà pagare” per la presunta interferenza nelle ultima elezioni americane del 2020.

Non è bastato insomma il flop del Russiagate che, ideato per abbattere Donald Trump, si era rivelato un buco nell’acqua costato ai contribuenti americani oltre 20 milioni di dollari e durato due anni e mezzo. Il tutto sembrerebbe nascere da un rapporto dell’intelligence americana secondo cui Putin avrebbe agito per

“denigrare la candidatura del presidente Biden e il partito democratico, sostenere l’ex presidente Trump, minare la fiducia del pubblico nel processo elettorale ed esacerbare le divisioni sociopolitiche negli Stati Uniti.”

Commenti esplosivi che – sia per la forma che per il contenuto – hanno dato il via ad un aspro confronto diplomatico . Poco dopo, evidentemente molto irritati, infatti, i russi hanno risposto a tono.

Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino, ha definito queste accuse “completamente infondate”;

”la Russia non ha interferito nelle precedenti elezioni e non ha interferito con le elezioni menzionate nel rapporto 2020. La Russia non ha avuto nulla a che fare con qualsiasi campagna contro uno dei candidati. Pertanto riteniamo che questo rapporto non sia corretto”.

Il presidente dalla Duma, Vyacheslav Volodin, ha affermato che questa degli Stati Uniti non è altro che una “reazione isterica dovuta all’impotenza”:

”Biden ha insultato i cittadini del nostro Paese con la sua dichiarazione. Questo è un capriccio che viene dall’impotenza. Putin è il nostro presidente, attaccarlo è un attacco al nostro Paese”.

Volodin ha paragonato i toni di Biden con quelli dei precedenti presidenti degli Stati Uniti che, nonostante le relazioni tese con l’URSS prima e la Russia oggi, hanno sempre mantenuto un reciproco rispetto. Anche l’ex presidente Donald Trump, ha sostenuto Volodin,

“nonostante le decisioni che venivano prese sulle sanzioni, ha mantenuto un comportamento adeguato al livello di capo di stato”.

Invece, ha proseguito

“la dichiarazione di Biden oggi va oltre il buon senso. Questo non è il modo di comportarsi per il leader di un Paese che sostiene di essere un portatore di principi democratici e di moralità”.


E qui viene il bello.

Nel corso dell’intervista Biden va anche oltre, affermando che, guardandolo negli occhi, secondo lui Vladimir Putin non avrebbe un’anima.

Capito?
Putin, da sempre difensore della vita, della cristianità e della famiglia viene accusato di non avere un’anima dal più filo-abortista dei presidenti americani.

Potremmo usare un vecchio detto; il bue che dice cornuto all’asino…

Davvero edificante.

Ma poi, nonostante lo abbia definito un assassino, accusato di aggressione informatica e descritto come “un uomo senza anima” il neopresidente USA vuole mantenere la retorica del bad cop/good cop affermando che è possibile “lavorare insieme” laddove ci siano “interessi comuni” come ad esempio il rinnovo dell’accordo per il controllo delle armi nucleari New Start.

Che dire? Forse che è davvero disarmante toccare con mano la deriva culturale, sociale, economica e morale dell’Estremo Occidente che sembra ormai condannato ad un declino senza fine.

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