Tutti Contro Tutti

Uno degli aspetti meno edificanti e, direi anche più squallidi, dei social network è la manifestazione dell’aggressività e della critica ad ogni costo.
Come è certamente capitato non solo a me ma a molte altre persone, sono stato attaccato ed anche insultato ripetutamente e da varie provenienze.
Ebbene, nella maggior parte dei casi, per natura e per scelta, non ho mai reagito.
Non perché sia particolarmente buono o, peggio, buonista, ma perché la considero una colossale perdita di tempo, soprattutto se l’attacco non è motivato da un disaccordo su quanto viene espresso ma da un pregiudizio.

Personalmente mi sono dato 4 regole comportamentali da seguire nello (scarso) tempo che dedico ai social.

1) se mi imbatto in contenuti su cui non concordo mi dico: ognuno è libero di esprimere ciò che ritiene giusto; se non vengo richiesto di un parere non mi sembra opportuno contestare o ‘etichettare’ negativamente il pensiero dell’altro.

2) quando, invece, ricevo una critica o mi viene manifestato un dissenso su quanto penso o ho scritto la prima reazione è: sono certo di essere nel giusto? Non potrebbe avere ragione l’altro?

3) una volta esaminata accuratamente la questione, se proprio ho una ragionevole certezza della correttezza del mio punto di vista mi dico: anche se l’altro sbaglia posso giudicare l’errore ma non chi lo fa. Che diritto ho di giudicare la persona? Quante volte ho sbagliato – e ancora sbaglierò – io?

4) ma sopratutto: perché mai dovrei criticare o schernire pubblicamente la persona, in particolare se è un compagno di percorso, se segue una via di ricerca spirituale o, ancor di più, se è un discepolo degli stessi Maestri?

Eppure mi trovo dinanzi, ogni giorno di più, al miserevole spettacolo di persone che si mettono in mostra non grazie a ciò che hanno da dire ma grazie alle feroci ed immotivate critiche nei confronti di quanto hanno da dire gli altri.

Non c’è un giorno in cui nei nostri – pur, ahimè, numericamente esigui – circoli non ci troviamo di fronte a motteggi, aggressioni, financo insulti, tra discepoli della stessa Via.

Atteggiamenti che inevitabilmente rivelano il livello morale e conoscitivo di chi li assume.

Mai, dico mai, in quasi nove anni di appuntamenti settimanali con lui, ho sentito Massimo Scaligero giudicare o, peggio, schernire un discepolo della scienza dello spirito. Chi sbagliava veniva corretto  con discrezione ed affetto, non certo con l’irrisione di chi si sente l’unico depositario della Verità, convinzione questa, oggi in gran voga.

Non sarebbe più semplice percorrere il proprio sentiero scambiando eventualmente con gli altri i risultati delle proprie ricerche e dei propri conseguimenti senza dover guardare in continuazione nel ‘piatto degli altri’ con l’unico intento di giudicare e criticare?

Ebbene, come scrivevo più sopra in genere non reagisco alle provocazioni immotivate ma, per una volta, farò un’eccezione, dato che l’irrisione e il dileggio in questa circostanza non sono rivolti solo a me ma anche a due carissimi amici e compagni di percorso, insieme ai quali ho realizzato un’intervista su un argomento decisamente piuttosto impegnativo: “Dalle Scuole Misteriche al Transumanesimo”.

* * *

E vengo al dunque.

Oggi mi viene segnalato un post su una pagina Facebook di scienza dello spirito, “Bilancia di Michele” (sic!) in cui viene utilizzata dell’autore del medesimo una citazione di Rudolf Steiner per irridere e schernire dei condiscepoli dello stesso Maestro.

In sintesi l’intervista mia, di Fabio Burigana e Piero Priorini viene giudicata inconsistente ed effimera rispetto alla consistenza di una pentola con avanzi di polenta raffigurata nel post riportato qui sotto.

La profonda verità espressa dall’autore del post che ha come titolo “Decisiva è la qualità del contributo spirituale” è:

“il ragazzo di colore mostra ciò che resta nella pentola quando si cuoce una polenta…
L’altra immagine è una polenta…”

Sostanzialmente l’intervista suddetta viene giudicata una polenta – evidente metafora di qualcosa di non coerente, di astratto, se confrontata con la pentola con della polenta reale, concreta, esibita dal giovane di colore.

Ora, a parte la fumosità del paragone, chiederei al brillante autore del post se non prova un po’ di imbarazzo – vorrei dire vergogna se non fosse un sentimento inattuale (chi prova ormai vergogna ai nostri giorni? è decisamente fuori moda) – nella sua azione di scherno non basata su una motivazione concreta del tipo:

  1. nell’intervista sono state dette cose non vere,
  2. le persone non sapevano motivare le proprie opinioni,
  3. sono stati espressi dei giudizi offensivi nei confronti di persone o visioni del mondo.

Detto ciò, quello che veramente rimane nell’animo di fronte a queste vicende è il senso di profondo sconforto per come una comunità spirituale si ritrova a qualche decennio dalla scomparsa dei Maestri; il deprimente scenario di una comunità spaccata, in costante polemica, divisa in sotto-sette sempre più arroganti e intolleranti.

Senza considerare il fatto che chiunque si ingegni ad utilizzare concetti presi in prestito dai Maestri per tradire di fatto i Maestri mediante l’utilizzo improprio di tali concetti, non si rende conto di negare con tali atteggiamenti la Via che dichiara di seguire.

Sulla falsariga di chi utilizzava le parole di un Dio d’amore per massacrare il nemico di turno.

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