Denunciate all’ONU le violazioni dei diritti umani in Italia

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Alcuni accademici italiani – di cui per comprensibili motivi non vengono qui pubblicati i nomi – hanno deciso di attivare lo strumento delle cosiddette procedure speciali affinché gli special rapporteur dei diritti umani, indipendenti, che operano con il supporto dell’Alto Commissario ONU per i diritti umani (OHCHR) possano avviare azioni di monitoraggio sull’operato delle autorità italiane sulla gestione e sugli strumenti attivati nell’emergenza per il Covid 19 ancora in atto in Italia.

Le procedure speciali del Consiglio ONU per i diritti umani sono avviate da esperti indipendenti in materia di diritti umani con mandati per riferire e consigliare sui diritti umani rispetto ad una prospettiva tematica o specifica di un paese. Gli esperti indipendenti non sono pagati e sono eletti per mandati di tre anni che possono essere rinnovati per altri tre anni. A settembre 2020, ci sono 44 mandati tematici e 11 mandati per paese.

Con il supporto dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR), le procedure speciali possono comportare: visite nei paesi; azioni su casi individuali di violazioni segnalate e preoccupazioni di natura più ampia, inviando comunicazioni agli Stati e ad altri; avvio di studi tematici annuali, cercare informazioni da richieste di contributi e convocare consultazioni di esperti; possono contribuire allo sviluppo di standard internazionali sui diritti umani e possono avviare attività di advocacy, sensibilizzare l’opinione pubblica e fornire consigli per la cooperazione tecnica. Per una comprensione approfondita del ruolo degli special rapporteurs vedi qui.


Lo Strumento della special procedure può essere utile per garantire il monitoraggio degli obblighi internazionali in materia di diritti umani anche qualora lo Stato parte delle Nazioni Unite non abbia ad esempio attivato le procedure previste in caso di sospensione di alcune convenzioni e trattati nazionali. Lo Stato Italiano come è noto, pur avendo prorogato lo stato di emergenza diverse volte, non ha mai avviato le procedure che potrebbero essere attivate in caso di stato di emergenza, procedure previste dall’articolo 4 comma 3 del Patto sui diritti civili e politici (ICCPR).

L’articolo 4 comma 3 l’ICCPR prevede infatti che:

“Ogni Stato parte del presente Patto che si avvalga del diritto di deroga dovrà informare immediatamente gli altri Stati parte del presente Patto, per il tramite del Segretario generale delle Nazioni Unite, delle disposizioni alle quali ha derogato e dei motivi che l’hanno indotta. Un’altra comunicazione sarà fatta, tramite lo stesso intermediario, alla data in cui porrà fine a tale deroga.” (ICCPR, Commento generale n. 29 stati di emergenza (articolo 4) GE.01-44470 (E) 190901 COMMENTO GENERALE SULL’ARTICOLO 4, adottato alla 1950a riunione, il 24 luglio 2001).

Ad oggi l’Italia non ha ancora attivato la procedura di deroga di cui all’articolo 4 comma 3 dell’ICCPR. Tale procedura prevede comunque che lo Stato che la attiva sia obbligato ad attenersi sempre al rispetto dei criteri di ragionevolezza, proporzionalità e di limitazione nel tempo dello stato di emergenza, come evidenziato dallo stesso special rapporteur dell’ONU intervenuto sul punto nell’aprile del 2020:

“anche nel contesto di un’emergenza pubblica dichiarata che minaccia la vita della nazione, le misure che derogano agli obblighi di uno Stato parte ai sensi del Patto devono essere limitate alla misura strettamente richiesta dalle esigenze della situazione” ( UN Doc. A/HRC/44/49, 23 April 2020, para. 17).

Inoltre l’Alto Commissario ONU per i diritti umani ricorda (OHCHR) agli Stati che:

“qualsiasi restrizione dei diritti umani deve soddisfare i principi di legalità, necessità e proporzionalità, anche in tempi di emergenza” (OHCHR, Misure di emergenza e COVID-19: Linee guida del 2020).

Gli accademici e i giuristi italiani hanno avviato delle segnalazioni agli special rapporteur dell’Alto Commissariato ONU per i diritti umani (OHCHR) affinché’ siano eventualmente aperte delle attività di monitoraggio nei confronti delle autorità italiane, alla luce del silenzio delle istituzioni di tutela italiane ed europee e del protrarsi di decretazione d’emergenza con strumenti che non rispondono ai criteri di ragionevolezza a proporzionalità quali il Green pass italiano.

Gli Accademici hanno descritto nel dettaglio quanto sta accadendo in Italia. Il report che si allega attraversa tutti gli ambiti modificati dalle decretazione italiana d’emergenza, la necessità di scrivere a livello delle Nazioni Unite è stata dettata anche dal silenzio assordante da parte diverse istituzioni europee.

Le norme italiane si pongono in netto contrasto con obblighi internazionali ed europei: il diritto alla libertà di manifestazione del pensiero, la protezione del superiore interesse del minore, il divieto di discriminazione e ancora, la violazione del diritto al rimedio effettivo a causa dell’immunità generale per i medici vaccinatori e per come è formulato il consenso informato quando viene somministrato il vaccino. Inoltre la normativa italiana come segnalato dal garante per la privacy viola il diritto europeo alla privacy e anche le linee guida dell’OHCHR in materia di privacy.

Gli accademici italiani hanno descritto agli special rapporteurs come il governo italiano e’ ricorso alla continua decretazione d’urgenza con il rischio della violazione dei parametri delle linee guida OHCHR, sono state inoltre poste in essere azioni di abuso della forza sproporzionate con uso di idranti e di lacrimogeni, in contesti di assemblee pacifiche, in violazione delle norme internazionali sulla proporzionalità’ e la ragionevolezza nell’uso di questi strumenti di dispersione della folla in caso di assemblee.

Gli Accademici italiani hanno deciso di rivolgersi agli special rapporteurs perché’ attivino, nell’ambito dei loro mandati, azioni di monitoraggio indipendenti nei confronti delle autorità italiane, ma non si esclude che tali azioni non possano riguardare anche le autorità dell’UE alla luce dell’assordante silenzio.

Gli accademici italiani hanno inoltre segnalato la gravissima ingerenza rispetto al diritto all’istruzione e alla libertà di ricerca accademica, diritti e libertà che a causa delle norme italiane d’urgenza vengono violati.

Il report in italiano:

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