Cosa c’è dietro l’interesse di Google per la biotecnologia?

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Virus, DNA e paure delle armi biologiche: Cosa c’è dietro il forte interesse di Google per la ricerca biotecnologica?

L’accaparramento di campioni di DNA e l’intenso interesse per la ricerca virologica espresso di recente da società private, tra cui Google, e persino da politici, ha suscitato preoccupazioni su come queste informazioni sensibili potrebbero essere utilizzate e il dubbio che le parti coinvolte siano affette da un delirio di potere, nota l’analista di Wall Street Charles Ortel.

Il 19 giugno, The National Pulse ha lanciato una notizia bomba sul coinvolgimento di Google nel finanziamento di esperimenti e ricerche sui virus da parte di EcoHealth Alliance, una società non-profit. Il suo fondatore, lo zoologo britannico Peter Daszak, ultimamente ha fatto notizia per la sua collaborazione con il Wuhan Institute of Virology (WIV). Si ritiene che Wuhan, in Cina, sia l’epicentro del primo focolaio massiccio di COVID-19.

Gli investimenti di Google nel settore della virologia

Negli ultimi dieci anni Google.org, il braccio filantropico del gigante tecnologico, ha finanziato gli studi di EcoHealth sui flavivirus dei pipistrelli, lo spillover (salto di specie, n.d.t.) dell’henipavirus, l’herpes e la minaccia di trasmissione di patogeni zoonotici dagli animali all’uomo. Alcuni di questi studi sono stati sostenuti anche da USAID (United States Agency for International Development, n.d.t.) e dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Se non vi è ovviamente nulla di criminale nel finanziare la ricerca scientifica, il coinvolgimento di Google ha però sollevato due domande. La prima è stata posta dal conduttore di “The Next Revolution” Steve Hilton, che si è chiesto se la censura di Google delle notizie e delle teorie relative al COVID derivi dal suo coinvolgimento nella ricerca virologica di EcoHealth.

Peter Ben Embarek, a destra, gesticola mentre Peter Daszak, a sinistra, si avvicina per battere i pugni con lui prima di lasciare l’hotel con altri membri di un team dell’Organizzazione mondiale della sanità per un altro giorno di visita sul campo a Wuhan, nella provincia Hubei della Cina centrale, martedì 2 febbraio 2021

La seconda domanda è posta dall’analista di Wall Street e giornalista investigativo Charles Ortel, che si chiede perché Google.org abbia trascurato il fatto che la società no-profit di Daszak non era correttamente organizzata: le registrazioni IRS della società sono piene di errori evidenti, mentre EcoHealth si è apparentemente allontanata dal suo scopo originale autorizzato ed esentasse, che era la protezione della fauna selvatica in via di estinzione.

“EcoHealth Alliance – l'”organizzazione esentasse” che ha raccolto denaro dal governo – è stata formata per proteggere le specie selvatiche minacciate di estinzione, e certamente non è autorizzata, legittimamente, a manipolare i virus naturali in modo da renderli più pericolosi per gli esseri umani o altri esseri viventi”,

nota Ortel, riferendosi ai casi di ricerca “gain-of-function” discussi pubblicamente da Peter Daszak.

L’analista di Wall Street, specializzato in questioni di frode nell’ambito di associazioni a scopo benefico, avverte che la documentazione impropria a volte indica una potenziale cattiva gestione dei fondi e attività torbide.

“Certamente dal 2001, quando Lois Lerner si è trasferita in una posizione chiave all’IRS, gli insider con collegamenti politici sanno che le ‘associazioni di beneficenza’ false sono veicoli eccellenti per nascondere attività criminali, specialmente quando operano all’estero”,

presume Ortel.

Sembra che alcuni elementi nei governi e delle multinazionali non siano affatto meravigliati nello scoprire false associazioni di beneficenza come EcoHealth, che “possono essere usate per pagare politici corrotti e/o per arricchire burocrati e addetti ai lavori”, secondo Ortel.

DNA

Accaparramento di dati genetici finanziato da Google

Oltre agli studi di virologia, Google sembra essere interessato anche ad altre ricerche biotecnologiche. Nel maggio 2007, il gigante tecnologico ha ottenuto una partecipazione nella società biotecnologica californiana 23andMe, investendo 3,9 milioni di dollari. All’inizio del mese Sergey Brin, allora presidente della società madre di Google, Alphabet Inc. ha sposato Anne Wojcicki, una co-fondatrice di 23andMe.

23andMe è nota per fornire un servizio di test genetici diretto al consumatore il cui scopo dichiarato è quello di aiutare le persone a capire il loro patrimonio genetico e i tratti ereditari. Tuttavia, nel 2013 Scientific American, una delle più antiche riviste scientifiche degli Stati Uniti, ha ipotizzato che 23andMe non fosse altro che “un front end [una maschera, n.d.t.] per una massiccia operazione di raccolta di informazioni ai danni di un pubblico inconsapevole”.

SA ha citato Patrick Chung, un membro del consiglio di amministrazione di 23andMe, che ha apertamente dichiarato che il fine a lungo termine della società biotech non è quello di fare soldi vendendo kit, ma di raccogliere dati personali:

“Una volta che si hanno i dati, [l’azienda] diventa effettivamente il Google dell’assistenza sanitaria personalizzata”,

ha detto Chung a FastCompany nell’ottobre 2013.


L’azienda biotecnologica sostenuta da Google non solo ha fornito informazioni su ascendenze e tratti ereditari, ma ha anche analizzato i dati relativi alle predisposizioni genetiche a varie malattie, cosa che ha provocato attriti tra 23andMe e la Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti nel 2013.

Mentre il mercato dei test del DNA stava vivendo il suo boom con milioni di consumatori che condividevano i loro dati genetici sensibili con aziende private, FastCompany ha rivelato nel 2018 che la Federal Trade Commission aveva avviato un’indagine su 23andMe che gestisce le informazioni personali e le condivide con parti terze. C’erano anche crescenti preoccupazioni sulla sicurezza dei dati personali del DNA. In risposta alla richiesta di FastCompany, il portavoce di 23andMe ha rifiutato di commentare qualsiasi indagine, insistendo sul fatto che la società condivide solo i dati del DNA “con i ricercatori solo se il cliente ha acconsentito”.

“23andme ha esercitato un grande fascino su coloro che studiano la storia di famiglia”, dice Ortel. “Ma il fallimento nel garantire i risultati dei molti test del DNA eseguiti su soggetti consenzienti, o la raccolta di questi risultati per tornaconto finanziario sono pericoli su cui si spera che le autorità governative stiano indagando”.

Nel frattempo, nel 2019, la leadership del Pentagono ha messo in guardia il personale militare riguardo all’utilizzo di test del DNA direct-to-consumer, su possibili “conseguenze professionali negative” e “conseguenze per la sicurezza non intenzionali” e “aumento del rischio per le forze congiunte e la missione”.

Nel gennaio 2020, la CNBC ha riferito che 23andMe aveva registrato un inaspettato calo delle vendite di test del DNA. Il CEO Anne Wojcicki ha citato una serie di ragioni alla base di questo calo, tra cui la recessione e le preoccupazioni per la privacy.

ECBC OPCW Biomedical Proficiency
Competenza biomedica ECBC OPCW

Ricerca biomedica e preoccupazioni per le armi biologiche

Ci si potrebbe chiedere come mai Google stia dimostrando tale vivo interesse per la virologia e la raccolta del DNA, non essendo un’azienda biotecnologica o farmaceutica ab origine.

“Un obiettivo originale di Google era quello di organizzare le informazioni della Terra”, dice l’analista di Wall Street. “Ci sono e ci saranno sempre molti virus, quindi si pensa che i ricercatori di Google potrebbero essere intenzionati a catalogarli e alla fine a tracciare il loro corso attraverso la popolazione mondiale”. Se Google fosse in un delirio di potere, al momento della manifestazione di nuovo virus, la società potrebbe essere in grado di modellare l’allocazione delle risorse finalizzate per combattere il virus per coloro che fossero percepiti come alleati ma non per i nemici, teoricamente parlando”.

Ci potrebbe essere anche una dimensione politica nell’utilizzo di tali dati: nel 2009 l’allora Segretario di Stato Hillary Clinton richiese specificamente che i diplomatici americani raccogliessero “informazioni biometriche”, come il DNA, dei capi di stato stranieri e di alti funzionari delle Nazioni Unite, secondo i messaggi segreti fatti trapelare da WikiLeaks.

Intanto, una società privata multinazionale con una grande quantità di informazioni biologiche sensibili e poca o nessuna supervisione da parte del governo e dei regolatori pubblici suscita preoccupazioni su come questi dati potrebbero essere gestiti e su cosa accadrebbe se finissero nelle “mani sbagliate”.

La maggior parte dei timori è collegata alla possibilità che “vengano sviluppate armi completamente nuove sulla base delle conoscenze fornite dalla ricerca biomedica”, come hanno scritto nel 2003 il biologo tedesco Jan van Aken e l’attivista americano per la biosicurezza Edward Hammond.

“Tali armi, progettate per nuovi tipi di conflitti e scenari di guerra, operazioni segrete o attività di sabotaggio, non sono mera fantascienza, ma stanno diventando sempre più una realtà che dobbiamo affrontare”

hanno avvertito i ricercatori.
Un’altra preoccupazione degli scienziati internazionali è costituita da un’“arma biologica genetica” che teoricamente potrebbe colpire particolari gruppi etnici puntando sulle differenze molecolari nel loro DNA.
Nel 2004 la British Medical Association (BMA) ha suggerito nel suo rapporto Biotechnology, Weapons and Humanity II che la costruzione di armi genetiche “sta per diventare realtà”. Nell’ultimo decennio, l’argomento delle armi biologiche è stato ripetutamente affrontato dai media e dalla comunità scientifica i quali hanno ipotizzato differenti scenari.

Recentemente, gli esperimenti con i virus, il DNA e i cosiddetti studi di “gain-of-function” che rendono gli agenti patogeni più letali o più facilmente trasmissibili hanno innescato un nuovo dibattito e richieste di maggiore trasparenza all’indomani dell’epidemia di COVID.

“In teoria, l’uso di armi biologiche è stato proibito nel mondo civilizzato”, dice Ortel. “In pratica, però, i regimi normativi non sono abbastanza severi o rapidi da assicurare che i criminali impegnati nella realizzazione di armi biologiche ricevano la dura pena che meritano. La vita è preziosa e non dovrebbe essere messa a rischio da armi biologiche, specialmente se queste sono finanziate con i soldi dei contribuenti”.

Ekaterina Blinova

Tradotto dall’inglese da Alessandra Scarano per Libero Pensare

Fonte

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