Sentirsi soli (Massimo Scaligero)

Sentirsi soli Massimo Scaligero

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Molta sofferenza è intorno, molte prove, molto sacrificio: il rimedio è riversare amore secondo l’anima che si riempie di donazione di sé a ciò che è sacro e assoluto, secondo l’impegno della perennità.
Spesso ho sentito dire da amici che venivano a chiedermi consiglio, che soffrivano perché “si sentivano soli”. Non avevo mai ben capito cosa significasse “sentirsi soli”, perché sempre, realizzando la solitudine interiore, anzi cercandola, mi ritrovavo con il mondo, con la vita interiore degli altri, per cui sentivo nella solitudine non un isolamento, ma una via ascetica alla comunione con la realtà effettiva degli esseri. Sentirmi solo è stata sempre per me una via alla beatitudine.

Ho molto analizzato ora il significato vero del “sentirsi soli”: è il principio di una necessità di riconoscersi incapaci di amare.

È incapacità di poesia: poesia non come attività estetica, ma come spirito alitante e libero.
Tutto il clima interiore del colloquio con l’altro deve essere poesia: uno sprofondarsi in un’armonia risanatrice. Ognuno è chiamato alla restaurazione dell’antica armonia, l’originario Eden dell’umana coppia, lo sposalizio cristico.
Viviamo ore in cui il mondo ci è di fronte con tutto il suo corrusco tessuto di forze e di brame: lotte etniche, guerre, fanatismi classisti, livellamento ugualitario ecc. Questo può essere messo in rapporto a un vacillamento di fede e di onore del combattente dello spirito: un impegno spirituale mancato conferisce alle forze ostacolatrici poteri legittimi sul mondo.
Oltre tutti i compromessi, superando i timori e le oscure limitazioni umane, occorre portare tutto l’apparire al suo termine, costringendolo a ciò di cui soprattutto ordinariamente si teme: portarlo a misurarsi con l’essere.

L’epoca è difficile, ma eroica e santa. Occorre aprire il varco all’amore umano-sacro.

Massimo Scaligero

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Ultima modifica il Giovedì, 16 Novembre 2017 10:23
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Piero Cammerinesi
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