Ci siamo, ecco come far terminare questa pandemia!

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Evidenze comprovate che dimostrano l’efficacia dell’Ivermectina nella prevenzione e nel trattamento del COVID-19.

Pubblichiamo qui di seguito un ampio estratto della trascrizione della videoconferenza del Dr.Pierre Kory con il Gruppo di Medici del Friuli Venezia Giulia preceduto da una breve introduzione-sintesi del Dr.Fabio Burigana

Introduzione

Nel marzo 2020 nasce il FLCL (Front Line Covid-19 Critical Core Alliance) creato e guidato da Paul E. Marik.
Il gruppo formato da medici esperti in terapie intensive tra cui la terapia MATH (Metilpredisolone, acido ascorbico, tiamina ed eparina e poi le possibili aggiunte)
FLCL ha aggiunto in seguito l’Ivermectina proponendola sia per la prevenzione che per la terapia.

L’efficacia dei rimedi si deve fondare sul fatto che la malattia ha tre fasi: 

1 – contatto del virus e replicazione virale: il virus può entrare fin dall’inizio anche a livello endoteliale ed a livello intestinale ma i sintomi possono essere modesti ed interessare le viscere superiori

2 – Polmonite interstiziale

3 – Tempesta infiammatoria (citochinico) ed esplosione dei fenomeni infiammatori. Il tutto può esitare in ius respiratoria.

L’Ivermectina può agire su tutte e tre le fasi della malattia.

Esiste inoltre anche il Covid lungo (long hauler) con stanchezza, dolori diffusi e disturbi della concentrazione.
Anche in questa fase l’ivermectina si è dimostrata utile.
La valutazione dell’efficacia e degli effetti collaterali di una terapia secondo i canoni dell’EBH (Evidence Based Medicine) non è di immediata comprensione.

Esistono due tipologie di studi:

– RCT (Randomized Controlled Trials) randomizzati

– OCT (Observational Controlled Trials) osservazionali

Nel RCT I pazienti vengono messi in maniera random nel gruppo con o senza Ivermectina. Nel secondo, l’OCT, si osserva la differenza fra il gruppo che ha preso l’Ivermectina e il gruppo che non l’ha presa.

– RCTs 6 con 952 pazienti

– OCTs 5 con 2.612 pazienti

Il trial non solo deve dimostrare un vantaggio dell’Ivermectina ma anche che questo vantaggio non sia casuale ma statisticamente significativo.
Si chiama End-Point l’elemento o il punto su cui si vuol dimostrare il vantaggio.

Ad esempio può essere: 

A) mortalità
B) ricovero
C) ricovero in terapia intensiva
D) giornate di malattia
E) eliminazione del virus

Le ricerche sopra indicate hanno dimostrato sei trial positivi per le riduzioni di mortalità con l’Ivermectina: la mortalità veniva ridotta da un terzo a un quarto
Altri trial hanno dimostrato l’efficacia nel diminuire le percentuali di ricoveri ospedalieri e la velocità di guarigione
Per quanto concerne le profilassi 3RCT e 5OCT con 2.052 pazienti hanno dimostrato che con un dosaggio di 1 a settimana o 1 per due settimane I contagi diminuivano dalla metà fino a 1/10 rispetto a quelli che non utilizzavano la terapia

Dr. Fabio Burigana

* * * * *

Trascrizione dalla videoconferenza del Dr.Pierre Kory 

Presidente di Front Line Covid 19 Critical Care alliance  www.flccc.net 

Chi ha investito particolare attenzione sui trattamenti nelle fasi iniziali della malattia ed ha riconosciuto quanto triste sia osservare – quando i pazienti vengono portati in ospedale – come questi peggiorino e quanto tempo ci voglia per migliorare le loro condizioni di salute. 

Stiamo osservando questo tasso di mortalità terribile che si è leggermente modificato attraverso il cambio dei protocolli ospedalieri ma ora abbiamo veramente una medicina basata sull’evidenza del protocollo sulle fasi iniziali, stiamo usando diversi integratori e cerchiamo di rinforzare il sistema immunitario, cose che sappiamo che funzionano ma ora abbiamo qualcosa che è realmente ancora più potente. 

Dunque, ero qua davanti alla mia serie di testimonianze; si trattava della lezione che tenni sull’Ivermectina e così oggi desidero tornare indietro e porre l’attenzione su quelle cose che ho imparato e su quelle che sono emerse perché come sapete il mondo gira. 

Qui stiamo cercando di far la differenza, ci sono cose che stanno cambiando e qui è dove voglio finire, voglio parlare su dove siamo oggi.

Oggi voglio ricordare a tutti chi siamo, cosa abbiamo fatto, specialmente di recente, e ritorneremo poi su questo verso la fine e poi di nuovo, brevemente, reintroduco l’Ivermectina rivolgendo la mia attenzione su alcuni degli studi. 

Mi sono dedicato a questi molto diligentemente, cercherò di prendere in considerazione gli studi più recenti dove le tabelle vanno in crescendo, crescono i numeri degli studi, il segnale dati diventa più forte, voglio dimostrare questo e poi vorrei parlare di quello che sta succedendo in questa nazione e in alcune delle maggiori agenzie di assistenza sanitaria non solo negli Stati Uniti ma anche nel mondo. 

La prima cosa è raccontare chi siamo noi.
Ci siamo riuniti insieme in marzo [2020] e sapete, noi siamo 5 medici dell’Unità di Cure Intensive ICU , alcuni di noi hanno diverse specializzazioni. Io sono uno pneumologo e ci siamo riuniti con l’idea di approfondire insieme ad altri medici che ci hanno raggiunto, come Paul Merrick. Paul è il leader del gruppo, è lui che ha riunito noi cinque, siamo colleghi ed amici di Paul e così abbiamo iniziato un dialogo, abbiamo iniziato a leggere studi e a proporre un protocollo. 

Ci siamo aiutati a vicenda per imparare il più possibile intorno a questa malattia e così abbiamo esaminato tantissimo in merito. 

Siamo tutti stati in prima linea intorno a questa malattia e questo è il motivo per cui ci chiamiamo l’Alleanza della Cura in Prima Linea Critica (Front Line Covid-19 Critical Core Alliance). 

Mi è stato richiesto di dire alcune delle cose che sto dicendo perché penso che la credibilità sia importante e voglio ricordare alla gente che noi cinque nel FLCL abbiamo lavorato molto nel nostro campo prima del Covid. 

Il Dr. Marek è probabilmente il massimo esperto mondiale in setticemia e per la cura di pazienti che soffrono di sepsi. I suoi protocolli sono molto conosciuti e così la sua ricerca. 

Il Dr. Maduri è essenzialmente uno dei pionieri della ventilazione non invasiva ed è un esperto mondiale sui corticosteroidi e malattie polmonari. 

Io personalmente godo di fama sia nazionale che internazionale perché sono uno dei pionieri del cosiddetto punto di cura critica, l’ultrasonografia. Il mio libro di testo è giunto alla sua seconda edizione ed è stato tradotto in sette lingue. 

Il Dr. Baron ha anche svolto un gran lavoro, organizzando questo evento.

Siamo stati pionieri della ipotermia terapeutica lieve a seguito di arresto cardiaco e quindi siamo già piuttosto ben conosciuti nei nostri campi d’azione per la nostra materia e quando ci siamo riuniti per lavorare insieme ci era molto chiaro ciò che la maggior parte della gente sicuramente non sa. Si tratta del fatto che ho depositato una testimonianza al senato già dal mese di maggio e quella non è neanche la mia prima testimonianza sulla Ivermectina. 

Personalmente ho testimoniato a maggio facendo la stessa cosa che avevo fatto a dicembre, quando dissi al mondo che basandoci sulla nostra esperienza, che trova sostegno grazie alle informazioni comprovate su questi corticosteroidi, che essi erano fondamentali nel salvare vite umane. 

Una parte delle ragioni per cui fui molto infastidito allora, come lo fui a dicembre, è perché l’intero mondo e tutte le organizzazioni nazionali ed internazionali affermavano che la cura di sostegno è acqua e Tylenol [equivalente della Tachipirina] per poi passare alla ventilazione con l’ossigeno. È folle aver visto questo terribile tasso di mortalità e che stesse succedendo contemporaneamente in Cina come in Italia e pure a New York, cioè voglio dire, erano folli tutte le notizie che mi arrivavano da questi posti in cui stavano tentando cure di sostegno! Perciò decisi di mettere a punto alcuni trattamenti ed avemmo così l’opportunità di raccogliere molti dati per confermare che i corticosteroidi stavano funzionando.

Dopo di ciò abbiamo potuto raccomandare l’uso degli steroidi al mondo; ovviamente nessuno si mostrò d’accordo fino a 6 settimane più tardi, quando i dati sul miglioramento dei pazienti nel Regno Unito mostrarono che gli steroidi in effetti stavano funzionando come salvavita. 

Dopodiché il mondo intero iniziò ad adottare i corticosteroidi come trattamento primario in ospedale. 

Assodato il funzionamento dei corticosteroidi nel trattamento ospedaliero, non avevamo ancora a disposizione un protocollo da adottare per le fasi iniziali della malattia.
A novembre, circa un mese dopo che stavamo rivendendo tutti i nostri dati di tutte le terapie giungendo alla conclusione che molte di queste stavano fallendo, anche il plasma di individui convalescenti, il Tocilizumab, gli anticorpi monoclonali e anche se random, tutti quanti non stavano funzionando, ci sono saltati agli occhi alcuni studi sull’Ivermectina e siamo rimasti positivamente colpiti dai risultati che questi primi studi mostravano. 

Quindi abbiamo incominciato a seguirli osservando un numero sempre maggiore di studi con conseguenti risultati positivi; a quel punto siamo rimasti strabiliati da ciò che questi studi mostravano in diversi centri di analisi del mondo. 

Vi ho dato un’idea sommaria di quelli che erano i risultati mentre allo stesso tempo stavo preparando un lavoro che vi voglio citare perché di fatto questo lavoro è stato accettato per la pubblicazione. Addirittura questo lavoro è stato analizzato per ben tre volte insieme ad altri lavori e penso che manchi una settimana o due alla sua pubblicazione, l’abstract é già online ed io sono già in possesso della copia dell’ultima bozza che precede la stampa. Dopo aver fatto questo abbiamo cominciato chiaramente a parlarne e a divulgare il più possibile la conoscenza della Ivermectina fino alla OMS, nella persona del consulente Andrew Hill il quale ha lavorato nella ricerca di farmaci riadattati per pronto soccorso. L’OMS da giugno ha analizzato circa 6 molecole, di cui nessuna ha funzionato; nessuna di queste infatti ha mostrato di essere efficace e laddove esse davano dei risultati misti non potevano di fatto identificare un farmaco riadattato. 

A fine novembre hanno cominciato a studiare l’Ivermectina e la stessa cosa è successa a loro quando si sono trovati ad analizzare questi studi ciascuno dei quali ha dato un risultato positivo. Quindi da allora tutto il gruppo di lavoro dell’OMS non ha fatto altro che studiare gli effetti dell’Ivermectina permanentemente, vale a dire 24 ore al giorno per sette giorni alla settimana. Il loro lavoro, basato su circa 17 o 18 analisi di controllo random, su 2100 pazienti è in via di pubblicazione in una rivista scientifica di confronto. 

Si è lavorato molto sull’Ivermectina ed io non vedo l’ora di poter presentare la nostra pubblicazione ed anche quella del Dr. Hill perché possano essere confrontate. Infatti ila ricerca del Dr. Hill è diversa dalla nostra in quanto nella sua vengono analizzati soltanto dei dati di controllo random in corso di trattamento.

Dirò in breve, per coloro che non sono informati, che l’Ivermectina è un noto antiparassitario. Ha già avuto un notevole impatto nella storia della medicina.
Gli scopritori vinsero il premio Nobel perché questo farmaco ha debellato molte malattie di origine parassitaria in più di un continente e comunità in tutto il mondo. Questo medicinale ha trasformato lo stato della sanità globale ed è anche una delle medicine più sicure conosciute dall’umanità. È stato somministrato circa 4 miliardi di volte nell’Africa Sub-sahariana la cui popolazione ha bisogno di essere trattata per liberarsi dai parassiti almeno due volte l’anno e quindi è una medicina assolutamente sicura e pronta a poter essere utilizzata e fornire gli stessi risultati contro i virus.
Accadde che 10 anni fa in laboratorio cominciarono ad essere studiate delle colture di virus in cellule in cui l’Ivermectina mostrava molte proprietà antivirali. Ci sono stati lavori su Zika, Dengue, febbre del Nilo, influenza e persino HIV, e come tutti voi sapete in Australia è stato fatto un primo studio nella Monash University che certifica una forte riduzione del materiale virale in queste colture cellulari trattate con Ivermectina, quindi in laboratorio sembra che funzioni.
Ad oggi abbiamo un grande numero di dati clinici come dati di laboratorio, colture di cellule animali ed umane ma anche e soprattutto esperimenti condotti nel mondo naturale, cosa di cui intendo darvi contezza.
Un’altra cosa da tenere a mente è che da altri studi su animali sappiamo che l’Ivermectina ha un accumulo nei polmoni fino a 10 volte superiore all’accumulo dimostrato nel siero come pure nel grasso viscerale dove ci sono molti recettori di H2. Dunque, quando somministrata ripetutamente, si può arrivare a livelli anche più alti e quindi l’idea di utilizzare le concentrazioni raggiunte in questi tessuti era semplicemente sbagliata ed è stata per questo rigettata. 

Al momento attuale, il meccanismo d’azione antivirale cioè uno dei più potenti, è che l’Ivermectina lega le proteine spike del virus impedendogli quindi in questo modo di potersi legare ai recettori delle cellule per entrare dentro di esse.
Questo è il motivo per cui i dati di profilassi sono tra i più attendibili per prevenire la trasmissione. 

Inoltre essa previene anche la replicazione interrompendo la formazione di molte proteine essenziali di cui il virus ha bisogno quali: la RNA–polimerasi RNA dipendente; infine lo studio della Monash University australiano evidenzia anche un effetto di interferenza attraverso la membrana nucleare. Noi pensiamo che quest’ultimo sia il meccanismo meno significativo esistono altri suoi meccanismi d’azione.

Noi ci stiamo rendendo conto del fatto che, come Wagstaff ripeteva, in esperimenti nei quali sono stati utilizzate cellule alveolari – quindi cellule proprio di polmone – i risultati furono che la concentrazione inibitoria era di fatto molto più bassa, trattandosi di 105 microgrammi per grammo di tessuto. Pertanto per una singola dose standard si può arrivare a questa concentrazione nel tessuto polmonare così che possa eccedere i 105 microgrammi; prendendola durante un pasto può essere anche più alta e quindi si può decisamente eccedere l’indice IC50 cosiddetto delle cellule polmonari. 

Quindi adesso lo scenario è diverso, non tutti questi dati sono pubblicati o postati ma noi ne siamo al corrente tramite il lavoro di Andy Hill dell’OMS. Ha raggiunto 5 o 6 studi di controllo randomizzati i cui risultati non sono ancora accessibili al pubblico ma dei quali lui è a conoscenza perché ha un contatto diretto con tutti i ricercatori. 

Detto ciò sappiamo di circa 32 studi di controllo che riguardano oltre 6500 pazienti, e siccome abbiamo appena ricevuto dei risultati oggi secondo cui 21 sono esami di controllo random, 18 sono sotto trattamento e 3 in trattamento preventivo o profilassi e se voi prestate attenzione solo agli studi di controllo randomizzato, si tratta di oltre 2800 pazienti, 6 dei quali sono a doppio cieco, uno a singolo cieco e 5 non sono ben conosciuti.

Come si è detto questi sono gli studi di controllo random attivi identificati dal Dr. Hill, dall’Unità di Soccorso e dall’OMS, ed abbiamo risultati per 18 di loro. I risultati dalla Bulgaria sono arrivati solo oggi. Questo è il punto in cui siamo, non sono iniziati tutti i campioni ma questi sono i campioni pianificati e nelle prossime settimane o nei prossimi mesi verranno fuori i risultati. Questi sono i campioni sulla profilassi di cui abbiamo 3 studi randomizzati con 774 pazienti, molti di loro dopo esposizione al virus, perciò si son dovuti trattare anche i familiari. Infatti se qualcuno risulta positivo ai test, nell’ambito di questi campioni di controllo, è stata somministrata l’Ivermectina ad una famiglia mentre e non all’altra e quindi risulta una importante riduzione dei casi Covid nella famiglia trattata. Parliamo del 7% contro il 58%. In questo studio di 200 pazienti solo al 2% è stata somministrata l’Ivermectina mentre al 10% non gli è stata somministrata la stessa. 

Inoltre erano tutti sanitari e addetti alla cura delle persone. Si è dimostrata una forte riduzione di contagi in laboratori del settore sanitario ai quali è stata somministrata l’Ivermectina. 

Carvajal in Argentina ha somministrato l’Ivermectina una volta alla settimana per 10 settimane a 788 operatori del settore sanitario e nessuno ha contratto il Covid contro il 58% che, non trattato con Ivermectina, l’ha contratto. Questi stessi risultati sono stati ottenuti in India, in Francia in una casa di riposo per anziani dove erano stati trattati tutti contro la scabbia, nessun decesso e molto pochi hanno contratto il Covid.
In Africa osservando tutti i paesi in cui è stata condotta profilassi con Ivermectina sono stati riscontrati tassi di Covid molto, molto più bassi. 

Quindi è evidente questa molteplicità di dati che mostra quanto siano ridotte le possibilità di contrarre Covid se trattati con Ivermectina.

Osservando tutti i dati la possibilità di contrarre Covid assumendo Ivermectina è meno del 10% confrontata con chi non la prende. 

Passando agli studi di prevenzione, questi trattano casi lievi o moderati di malattia e la maggior parte di questi sono pazienti ambulatoriali. Mi limito a riassumere dicendo che 6 degli studi di controllo randomizzati con 742 pazienti e anche in una serie di casi degni di nota, si osserva una riduzione significativa della perdita di virulenza e recupero clinico, tempo di ospedalizzazione, tempo di malattia e mortalità. 

Alcuni degli studi non mostrano benefici significativi sotto alcuni punti di vista ma in altri si. Però c’è sempre un beneficio che, in prove più ridotte forse non è significativo statisticamente parlando. Ma la tendenza è chiaramente tale che i risultati mostrano incremento statistico in ogni caso.
In uno degli studi di riferimento, quello effettuato nella repubblica dominicana, in un gruppo di 2688 pazienti che si sono presentati al pronto soccorso ai quali è stata somministrata nell’immediato l’Ivermectina si è verificato un solo decesso e solo in 16 – su 2688 – hanno avuto bisogno di un ricovero ospedaliero e questo non fa che confermare i nostri studi. Miglioramenti notevoli se l’Ivermectina viene somministrata prontamente. 

È accertato un sensibile effetto dell’Ivermectina sulla perdita di virulenza in campioni randomizzati che si dimostra che dosi quotidiane portano a vedere riduzioni significative della virulenza.  In caso di dosaggio anche superiore ad una dose quotidiana si nota una grossa differenza nei tempi di perdita di virulenza. Quindi abbiamo una risposta dipendente dal dosaggio.

Questo é scientificamente importante quando si vede che con la medicazione è confermata la perdita di virulenza legata al dosaggio. Pertanto é assolutamente evidente una notevole riduzione della virulenza con più dosi quotidiane. 

Nella meta-analisi schematica che evidenzia l’impatto delle tempistiche di ripresa negli studi sulla ripresa clinica, ancora una volta tutti a favore della Ivermectina e del suo impatto a seconda del trattamento con dose singola o ripetuta durante il giorno. 

Abbiamo inoltre esaminato le prove di profilassi nei casi ambulatoriali lievi e moderati e ciò che andiamo a scoprire è molto interessante.

Essa funziona in ospedale e perché? Bisogna capire che in ospedale il virus non è proprio presente, non si può mettere in coltura e ci sono ben poche invasioni virali messe in evidenza nelle autopsie. 

È prevalentemente una risposta infiammatoria quella che si verifica in ospedale. 

Quindi l’Ivermectina per funzionare bene in ospedale deve avere delle proprietà anti-infiammatorie. 

Allora parliamo di ciò che abbiamo verificato in una serie di studi atti a provare le proprietà anti-infiammatorie dell’Ivermectina. Uno di questi mostra una riduzione della citochina appunto dopo trattamento con Ivermectina dopo l’esposizione a questo lipopolisaccaride reperibile in sostanze di origine batterica. Abbiamo osservato una diminuzione di NF-kB che è uno dei più potenti attivatori del processo infiammatorio così come altri marker infiammatori. 

Inoltre a dosi differenti sono rintracciabili meno citochine e in un altro studio similmente si vede che trattando con Ivermectina, quasi come se si trattasse di uno studio di controllo, l’ammontare di IL-1B è azzerato.

Ho citato soltanto alcuni studi che mostrano le potenti proprietà anti-infiammatorie dell’Ivermectina. 

Ci sono inoltre le prove sui pazienti ospedalizzati. Sei prove sotto controllo in cui un numero elevato di pazienti mostra una significativa diminuzione della mortalità e anche in quelli che non sembra abbiano fatto progressi significativi si possono vedere diversi benefici. 

La meta–analisi della mortalità mostra in base ai dati delle prove che su oltre 1000 pazienti la probabilità di decesso è ridotta al 25% di ciò che sarebbe altrimenti. Quindi una notevole riduzione della possibilità di morte. 

E direi che alla fine comincio veramente a credere che l’Ivermectina stia al COVID come la penicillina alle infezioni batteriche. 

E se noi avessimo effettuato delle prove di controllo randomizzato sulla penicillina, cosa che non abbiamo MAI FATTO, avremmo notato che avrebbe funzionato. Avremmo cominciato ad utilizzarla massivamente ma se avessimo fatto questo con la penicillina avremmo avuto questo tipo di risultati. Se aveste fatto prove random con placebo questo è ciò che avreste scoperto. Questo è quello che penso. 

Infine l’ultima parte veramente interessante perché sono sicuro che capiti di sentirne parlare molto in pazienti sopravvissuti, molti di loro di fatto non stanno bene per lungo tempo.
E ci capita di sapere di pazienti che guariscono però si sentono confusi, molto stanchi, con il battito cardiaco accelerato ed eruzioni cutanee, inoltre dicono di accusare un calo della concentrazione e alcuni restano addirittura disabili, non riescono a tornare a lavoro perché si sentono male e questo a volte dura per settimane o mesi.

Ciò che è interessante è che abbiamo potuto osservare una serie di casi in Perù dove alcuni pazienti con sintomi manifesti da più di quattro settimane, con due dosi, quasi tutti miglioravano le loro condizioni e a quelli che non miglioravano venivano somministrate due dosi aggiuntive ed alcuni di questi miglioravano. 

Quindi praticamente quasi tutti questi riportavano di aver avuto un netto miglioramento con Ivermectina e questo anche settimane dopo aver contratto la malattia. Questo potrebbe portare a concludere che questa è una possibilità che potrebbe aiutare nel cosiddetto Covid di lungo termine. 

Voi conoscete questi dati, ne abbiamo parlato ma troppa gente semplicemente non ci vuole credere. Pensano che si tratti di Hydroxil. I dati sono inequivocabili e così affidabili e ripetibili che il Dr. Hill nella sua ultima presentazione in Sud Africa riportava questi dati e diceva che questa rappresentava l’opinione dell’OMS. Questa è la sua opinione come ricercatore ma l’evidenza è tale che i vari paesi dovrebbero incominciare a programmare l’utilizzo dell’Ivermectina. 

Dovrebbero incominciare a prepararsi, fare scorte in modo da poter espandere questo trattamento su tutta la popolazione. Sappiamo di poter fare questo, l’hanno fatto con i vaccini. Hanno investito centinaia di milioni di dollari per i vaccini prima ancora di sapere se avrebbero funzionato. Giusto?

Stessa cosa con gli anticorpi monoclonali. Molti di loro sono stati acquistati prima di sapere se avrebbero funzionato. 

Quindi osservando i dati statisticamente, se si osserva il secondo di questi, la probabilità di un impatto sulla sopravvivenza è di 1 su 5000. 

Quando è che il mondo arriverà a decidere che ci sono abbastanza prove affinché l’Ivermectina debba essere distribuita? 

Una su 5000; è uno dei farmaci più sicuri conosciuti dall’uomo. 

Uno su 5000 potrebbe non funzionare. 

Dai, su! Lascio a voi dedurre!

Per tutti quelli che criticano queste prove cliniche ne possiamo discutere tutto il giorno ma nessuno potrai mai attaccare quello che vi dico adesso, cioè una serie di esperimenti condotti nel mondo reale e naturale e che sono perfettamente ripetibili cioè quando Ivermectina è stata distribuita in più aree e città in tutto il mondo e si può vedere nettamente crollare il tasso di mortalità. 

E questi sono stati condotti da alcuni dei miei colleghi, parte del nostro gruppo, che hanno portato avanti questo lavoro fenomenale, quindi adesso vi parlo dello studio che mi ha fatto dire: ci siamo, questo è il modo di far terminare questa pandemia!

Il ministro della Sanità del Perù, Juan Chimiere, dopo che hanno visto che stava funzionando in molti degli stati che la stavano utilizzando, ha fatto distribuire l’Ivermectina dall’esercito in tutto il Perù, campagne comprese. Praticamente anche alle persone anziane e persone con co-morbilità fino a concludere la profilassi con Ivermectina in svariate regioni del Perù e l’hanno fatto per un periodo di oltre dieci giorni. 

Dopo questi dieci giorni, dopo che nelle varie aree del Perù l’Ivermectina è stata distribuita dall’esercito, guardate cosa è successo: Il tasso di mortalità è crollato in tutte le regioni in cui è stata distribuita e questo è successo e si è ripetuto tutte le volte in cui questa è stata ripetuta. 

Ed eccone un’altra. 

Gli otto stati in cui in Perù è stata distribuita l’Ivermectina come trattamento, hanno avuto una sensibile riduzione del numero dei casi e di decessi  che sono rimasti molto bassi. Lima, segnata in rosso, non ha utilizzato Ivermectina fino a tempi molto recenti e a Lima non è successa la stessa cosa. A Lima non c’è stata la stessa sostanziale riduzione. Quindi è evidente la differenza tra gli otto stati che la stavano usando e Lima che è una prova di controllo, una vera reale prova di controllo a livello mondiale. 

Ora parliamo dell’India. Parlando delle cifre dei casi per centomila abitanti in India, in ogni stato, abbiamo che per 100,000 persone negli stati del nord nell’Uttar Pradesh, 237 milioni di persone vivono in Uttar Pradesh e 124 milioni in Bihar. Cosa è successo? 

In Uttar Pradesh, in agosto, hanno iniziato ad utilizzare l’Ivermectina come trattamento e hanno incominciato a distribuirla alla popolazione. Nella capitale hanno istituito dei chioschi dove si potevano avere dosi di Ivermectina gratuitamente. È arrivata dappertutto in Uttar Pradesh, 220 milioni di persone praticamente non hanno avuto decessi in quello stato. Guardando meglio si possono vedere i dati sulla mobilità della popolazione utilizzando i dati dei cellulari. In quello stesso periodo è visibile un incremento di attività lavorative, crescita dell’occupazione, attività nei parchi paragonabile ai livelli precedenti. Acquisti e attività ricreative, supermercati e farmacie. 

Non si può parlare di effetto lockdown. È un effetto da Ivermectina.

Quindi è una coincidenza che solo i due stati che hanno distribuito massimamente Ivermectina, hanno il numero più basso di casi? è una coincidenza? È UNA COINCIDENZA? CERTAMENTE NO!

C’é qualcuno nel pubblico che dice che é così per quanto riguarda l’India, l’Ivermectina è un trattamento base nei protocolli di quasi tutti gli ospedali e che adesso l’Ivermectina è somministrata anche ai parenti dei pazienti. 

Quindi questo è il Bihar e voglio dire solo qualcosa sul Uttar Pradesh. 

In Bihar adesso dicono che hanno iniziato ad usare l’Ivermectina prima dell’Uttar Pradesh. C’è un po’ di competizione ma comunque stanno bene tutti e due. Stanno benissimo. Usano molta Ivermectina e le attività sono in aumento mentre la conta dei casi e dei decessi è in diminuzione. 

Messico, l’unico stato nel quale è stata adottata l’Ivermectina è il Chapas in cui a dispetto di tutte le altre aree, i casi sono diminuiti notevolmente. Hanno il più basso numero di decessi per centomila abitanti. Il solo stato che ha usato Ivermectina: È una coincidenza?

È evidente che in Chapas stanno facendo la cosa giusta.

Quindi dalla mia testimonianza siamo stati invitati dal NIH (Istituto Nazionale della Salute). Quindi io, Paul Merrick e Andrew Hill abbiamo presentato i nostri lavori al comitato il 6 gennaio. 

Abbiamo chiesto che la smettessero di sconsigliarne l’uso. La medicina più sicura conosciuta dal genere umano e loro continuavano a dire: NON UTILIZZATELA! 

È Folle!

Quindi abbiamo ripetuto la richiesta una settimana più tardi ed hanno cambiato le loro raccomandazioni, ma siamo anche molto dispiaciuti perché hanno cambiato la loro posizione da perentorio consiglio di non utilizzarla a insufficienti prove per poterla raccomandare o sconsigliare. 

Una raccomandazione del tutto neutrale, una storica occasione persa di salvare vite umane e far diminuire il numero dei casi. 

Disapproviamo la loro raccomandazione totalmente in ogni punto, quindi abbiamo scritto una lettera aperta al NIH che suggerisco di leggere a tutti quanti.
Una settimana più tardi il Dr. Hill ha rilasciato i suoi dati con 17 prove di controllo randomizzate che hanno mostrato risultati significativi statisticamente sulla mortalità, ospedalizzazione, durata della ospedalizzazione, guarigioni cliniche e diminuzione della virulenza. 

Più di recente il Regno Unito ha annunciato l’intenzione di voler condurre delle prove con l’Ivermectina a livello nazionale in pazienti ambulatoriali e di confrontarla con le cure standard. 

Hanno predisposto la possibilità di testarla in confronto alle cure standard.

Siamo fortemente critici su questo approccio in quanto non riteniamo confrontabili le cure standard con un farmaco come l’Ivermectina che è salvavita. Mi dispiace ma nell’ambito del FLCCC siamo convinti che le prove a favore sono sufficienti e quindi non può essere fatto questo confronto. Di conseguenza abbiamo scritto una lettera leggibile sul nostro sito in cui li invitiamo a studiarsi l’Ivermectina e non fare un placebo o una prova di studio standard di cure e dosaggi oppure fare uno studio di osservazione che però non può essere condotto su malati di Covid.

Ieri abbiamo presentato ad un membro della Task force di Biden e quindi loro ne discuteranno ulteriormente col NIH e vedranno se potrà essere dato una qualche debole raccomandazione sul suo utilizzo. Attualmente non so che cosa faranno e noi non faremo altro che portare alla luce ancora più dati, presentare i dati in pubblico e cercare di convincere il mondo ad ascoltare e rendersi conto che i dati sono sufficienti. 

Traduzione dall’Inglese di Paola Tedde e Maria Rosaria Grisorio

* * * 

Pierre Kory

Kory ha lavorato a Madison, Wisconsin presso la UW Health, il centro medico accademico dell’Università del Wisconsin. Ha prestato servizio come direttore medico per il Trauma and Life Support Center, nella clinica ambulatoriale di medicina polmonare, e ha eseguito procedure broncoscopiche e pleuriche.

Kory è un’esperto in ecografia di terapia intensiva. Nel 2015, insieme ai suoi coeditori, Kory ha vinto il premio President’s Choice 2015 della British Medical Association nei libri di testo di medicina per il lavoro su “Point of Care Ultrasound”.

Kory è stato nel maggio 2020 “Capo del servizio di terapia intensiva” presso la Facoltà di medicina e sanità pubblica dell’Università del Wisconsin ma si è dimesso dopo la sua partecipazione pubblica come ospite del senatore Ron Johnson a un’audizione in cui ha chiesto l’uso di steroidi nei pazienti COVID-19.

Kory si è poi unito al Centro medico di Aurora St. Luke a Milwaukee, WI. Dopo la sua partecipazione a una riunione dell’8 dicembre 2020 del Senate Homeland Security Committee in cui ha esposto i benefici dell’Ivermectina per COVID-19, si è dimesso da Aurora St Luke’s, affermando che l’ospedale voleva limitare la sua libertà di parola.

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