Massimo Scaligero - Il Logos e il pensiero (1978)

12 Settembre 1978

Da "Vie della Tradizione", VIII, N.31, 1978

Massimo Scaligero - Arte di ascoltare (1954)

26 Giugno 1954

Dal Corriere Mercantile di Genova, del 26 giugno 1954.

Massimo Scaligero - Fine di una civiltà (1940)

26 Gennaio 1940

Selezione da: "La vita italiana" ‒ gennaio 1940

Della verità

23 Gennaio 2016
Pubblicato in Liberopensare

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Da migliaia di anni l’uomo cerca la Verità.
La cerca fuori di sé, nella tradizione, nei libri sacri, nella filosofia, nella scienza, nelle religioni, nella politica.
E quando la trova – o crede di averla trovata – pensa di possederla.

Come se si trattasse di una cosa.

Quanti disastri, quanto sangue, quanto dolore, quanti errori ha causato questo inganno.
Perché tra il credere di possedere la verità e il ritenere l’altro essere umano, l’altra nazione, l’altro partito fuori di essa, dunque nell’errore, il passo è brevissimo.

La verità come oggetto, la verità che esiste indipendentemente da noi è uno dei concetti più nefasti della storia umana.
La verità che, una volta conquistata, tengo ben stretta per usarla a mio vantaggio, contro l’altro.
Io ho la verità, tu no.
Io so come stanno realmente le cose, tu no.

Ma, per me, in realtà cos’è la verità?
Una cosa, un oggetto, una realtà materiale, tangibile, percepibile ai sensi?
La tocco, la vedo, la odo, la verità?
No, nulla di tutto questo.

Per me la verità è solo un pensiero, allo stesso modo in cui, in fondo, ogni conoscenza del mondo diviene tale solo grazie al pensiero e nel pensiero.
I miei sensi percepiscono il mare, lo vedono, ne sentono il suono, ne percepiscono il profumo, ma poi cos’è che realmente conosco? Queste percezioni risalgono i miei nervi, si trasformano in impulsi sensori e, nel profondo di me, si incontrano con un concetto e, solo allora, in me sorge l’esperienza del mare.
Non conosco il mare, ma solo la mia rappresentazione di mare, il mio pensiero del mare.
 
Allo stesso modo io invero la verità, grazie ad un atto interiore.
Diviene verità esclusivamente grazie ad un processo interiore.
Non v’è nulla di esteriore in essa.
Se il mio Dio è quello vero, se il mio partito è quello giusto, se la mia interpretazione del mondo è quella corretta, tutto ciò è esclusivamente un mio processo interiore.
È l’atto creatore del mio pensiero che mette in relazione me con ciò che è fuori di me.
Non esiste una verità se non nel mio pensiero ma, al tempo stesso, la Verità – quella con la V maiuscola - è della stessa natura del pensiero.

Piero Cammerinesi

* * *

Il male è la verità veduta fuori dal pensiero, da raggiungere oltre se stessi, da conseguire come oggetto, senza mai in realtà conseguirla (…) mentre v’è un solo vero nell’uomo (…) ed è il momento trascendente in cui l’uomo crea mediante il conoscere.

Massimo Scaligero (Iside-Sophia, la dea ignota)

33 anni fa

26 Gennaio 2013
Pubblicato in Liberopensare

Massimo Scaligero foto di Leti Messina2Caro Amico e Maestro,

la mattina del 26 Gennaio di 33 anni fa, mentre stavo facendo colazione, un amico mi chiamò per dirmi che Tu avevi lasciato il piano terrestre.
Ricordo quel momento come se fosse ieri; la stanza, i mobili, il tavolo con la colazione lasciata a metà, i nostri volti impietriti, gli animi svuotati.
Il tempo si era arrestato in un respiro spezzato, in un bagliore improvviso.
Sapevo che Tu ti eri – com’è stato poi inciso sulla tua tomba – "fuso nella Luce del Logos" e sentivo una profonda gioia nel sapere che avevi lasciato la prigione di un involucro corporeo dolente, ma, alla Luce in cui Ti sapevo avvolto corrispondeva il buio in cui la mia anima era improvvisamente precipitata.
Non si è mai preparati alla morte ma non lo si è in particolare a quella delle persone che più si amano. 
Avevo perso un amico, un fratello, un maestro, tutti in un solo colpo. 
L’impressione che provai da allora – e non è mai cambiata – era che da quel momento il mondo non fosse più lo stesso. 
Il sole, il cielo, le strade, la terra era stata privata della luce che irradiava dal Tuo essere, dalla Tua parola, dal Tuo sorriso. 
Era come se un velo opaco avesse oscurato gli oggetti che mi circondavano.
Venni a darti l’ultimo saluto a casa Tua ma non ebbi la forza di partecipare al Tuo funerale, volevo ricordarti in quello studio nel quale per oltre otto anni si era svolto il rito del nostro incontro del giovedì, che era l’ora più attesa e desiderata della mia settimana.
Di questo mi sono poi pentito; avrei dovuto esserci, ma so che mi avrai perdonato.
Il tempo passa e gli anni si accumulano uno sull’altro, tante cose scivolano nell’oblio, eppure non v’è stato un solo giorno in cui non ho patito la Tua mancanza e non ho rivolto il mio pensiero a Te.
Con nostalgia, gratitudine, riconoscenza, affetto, amore.
Le Tue parole erano allora – e lo sono oggi – la bussola del mio percorso terrestre; sono diventate in me ‘carne e sangue’ e ancora risuonano nella mia giornata, dovunque io mi trovi e qualunque cosa io stia facendo.
"Il Tempestoso", soprannome che mi avevi argutamente assegnato per via del mio temperamento, è divenuto quasi una figura concreta che ha in me una sorta di esistenza autonoma. A lui mi rivolgo quando voglio trovare nuove energie e nuovi impulsi per proseguire nel meraviglioso Sentiero che Tu mi hai indicato: la Via del Pensiero.
Ma soprattutto rivolgo il mio animo a Te, al di là delle colonne d’Ercole della terrestrità, in attesa di ritrovarTi e di proseguire insieme il percorso spirituale nel corso della prossima avventura terrestre.
Ora, Tu mi insegni che quest’anniversario è diverso dagli altri.
Infatti, secondo la legge spirituale dei 33 anni, sappiamo che determinati impulsi terrestri (di pensiero o di sentimento) riemergono in modo visibile come eventi storici dopo un periodo di 33 anni.
Mi auguro allora che dal tuo sacrificio terrestre, dal dolore e dall’amore che – al pari di me - centinaia di amici hanno posto come seme nella terra quel giorno di 33 anni fa possa sbocciare un fiore prezioso, oggi davvero indispensabile nel nostro mondo: il fiore del risveglio delle coscienze.

Il Tempestoso

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Piero Cammerinesi
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