Della verità

23 Gennaio 2016 Scritto da Piero Cammerinesi
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Da migliaia di anni l’uomo cerca la Verità.
La cerca fuori di sé, nella tradizione, nei libri sacri, nella filosofia, nella scienza, nelle religioni, nella politica.
E quando la trova – o crede di averla trovata – pensa di possederla.

Come se si trattasse di una cosa.

Quanti disastri, quanto sangue, quanto dolore, quanti errori ha causato questo inganno.
Perché tra il credere di possedere la verità e il ritenere l’altro essere umano, l’altra nazione, l’altro partito fuori di essa, dunque nell’errore, il passo è brevissimo.

La verità come oggetto, la verità che esiste indipendentemente da noi è uno dei concetti più nefasti della storia umana.
La verità che, una volta conquistata, tengo ben stretta per usarla a mio vantaggio, contro l’altro.
Io ho la verità, tu no.
Io so come stanno realmente le cose, tu no.

Ma, per me, in realtà cos’è la verità?
Una cosa, un oggetto, una realtà materiale, tangibile, percepibile ai sensi?
La tocco, la vedo, la odo, la verità?
No, nulla di tutto questo.

Per me la verità è solo un pensiero, allo stesso modo in cui, in fondo, ogni conoscenza del mondo diviene tale solo grazie al pensiero e nel pensiero.
I miei sensi percepiscono il mare, lo vedono, ne sentono il suono, ne percepiscono il profumo, ma poi cos’è che realmente conosco? Queste percezioni risalgono i miei nervi, si trasformano in impulsi sensori e, nel profondo di me, si incontrano con un concetto e, solo allora, in me sorge l’esperienza del mare.
Non conosco il mare, ma solo la mia rappresentazione di mare, il mio pensiero del mare.
 
Allo stesso modo io invero la verità, grazie ad un atto interiore.
Diviene verità esclusivamente grazie ad un processo interiore.
Non v’è nulla di esteriore in essa.
Se il mio Dio è quello vero, se il mio partito è quello giusto, se la mia interpretazione del mondo è quella corretta, tutto ciò è esclusivamente un mio processo interiore.
È l’atto creatore del mio pensiero che mette in relazione me con ciò che è fuori di me.
Non esiste una verità se non nel mio pensiero ma, al tempo stesso, la Verità – quella con la V maiuscola - è della stessa natura del pensiero.

Piero Cammerinesi

* * *

Il male è la verità veduta fuori dal pensiero, da raggiungere oltre se stessi, da conseguire come oggetto, senza mai in realtà conseguirla (…) mentre v’è un solo vero nell’uomo (…) ed è il momento trascendente in cui l’uomo crea mediante il conoscere.

Massimo Scaligero (Iside-Sophia, la dea ignota)

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Il soggetto

22 Settembre 2015 Scritto da Piero Cammerinesi
Pubblicato in Liberopensare

1196 itIl soggetto non appartiene al mondo, ma è un limite del mondo.
Ove, nel mondo, vedere un soggetto metafìsico?
Tu dici che qui è proprio così come con occhio e campo visivo.
Ma l'occhio in realtà non lo vedi.
E nulla nel campo visivo fa concludere che esso sia visto da un occhio.
Il campo visivo non ha infatti una forma cosi:

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Così argomenta Ludwig Wittgenstein nel suo Logisch-Philosophische Abhandlung.

Vero, nel guardare il mondo l’occhio non vede se stesso.
Vede gli alberi, i monti, le persone, il cielo, ma non ciò con cui sta guardando.
È il campo visivo quello che ha dinanzi - e il campo visivo non comprende l’occhio.
Il vedere non può vedere se stesso.

Allo stesso modo il soggetto non percepisce di regola se stesso nello sperimentare il mondo.
Wittgenstein dice giustamente che nella percezione ordinaria che abbiamo della realtà, noi siamo il limite, il confine inosservato del mondo.
Da tale confine si muove la nostra percezione delle cose.
La stanza inizia dalle pareti, ma noi non contiamo le pareti nel misurare la stanza, anche se - senza pareti - essa non sarebbe una stanza.
Io guardo la natura intorno a me, gioisco degli affetti, cerco di capire il senso della mia vita - ma i miei pensieri e i miei sentimenti si rivolgono al mondo esteriore o interiore senza sperimentare se stessi.
Allo stesso modo dell’occhio che, nel campo visivo, non contempla se medesimo.

Ma una attività che possa sperimentare se stessa esiste.
È il pensare.
Solo il pensare può abbracciare se stesso nella sua osservazione del mondo.
Pensare è l’unica attività che può comprendere - nel senso di accogliere, abbracciare - se stessa.
Se il pensare comprende, abbraccia se stesso nella sua osservazione del mondo allora il soggetto metafisico che il grande filosofo austriaco cerca, lo incontra all’interno dei limiti del suo mondo.

È, allora, come se il campo visivo comprendesse, nella sua percezione del mondo, anche l’occhio che guarda.

Piero Cammerinesi

* * * 

Das Subjekt gehört nicht zur Welt, sondern es ist eine Grenze der Welt.
Wo in der Welt ist ein metaphysisches Subjekt zu merken?
Du sagst, es verhält sich hier ganz, wie mit Auge und Gesichtsfeld.
Aber das Auge siehst du wirklich n i c h t.
Und nichts a m G e s i c h t s f e l d lässt darauf schliessen, dass es von einem Auge gesehen wird.

Ludwig Wittgenstein

* * *

Il soggetto non appartiene al mondo, ma è un limite del mondo.
Ove, nel mondo, vedere un soggetto metafìsico?
Tu dici che qui è proprio così come con occhio e campo visivo.
Ma l'occhio in realtà non lo vedi.
E nulla nelcampo visivo fa concludere che esso sia visto da un occhio.

Ludwig Wittgenstein

Il soggetto - 4.5 out of 5 based on 6 votes

L'Incontro

17 Settembre 2015 Scritto da Piero Cammerinesi
Pubblicato in Liberopensare

Massimo123.jpgMolti sono gli appuntamenti di destino e gli incontri che ci programmiamo nel corso della nostra avventuraterrestre. Ma ci sono incontri e Incontri, quelli con la I maiuscola.

Di tutti, quello con il Maestro – o con la Via - è il più importante. Rappresenta l’Incontro con la parte immortale di ciascuno di noi, con la vera essenza del nostro essere.
Per questo rimane scolpito nella memoria come nient’altro nella vita.

Avevo saputo della Sua esistenza da due amici che, cercando a Monteverde una mansarda da affittare, si erano imbattuti in quello che avevano definito un "bizzarro personaggio" che parlava di cose strane e che aveva messo loro in mano dei libri, a loro dire, incomprensibili.
Uno di loro aveva provato addirittura una sensazione di paura.
Me ne parlarono perché sapevano che, nonostante i miei 17 anni, ero incalzato da una sete insaziabile di conoscenza e di mistero.
Così Gli telefonai e mi diede un appuntamento.

Mi è più volte accaduto – nei momenti più importanti della mia vita - di avere delle ‘immaginazioni’ che mi anticipassero degli avvenimenti imminenti.
Così quel giorno di aprile del 1971 mi trovai a salire quelle scale con la precisa sensazione che, alla fine della salita, la mia vita sarebbe cambiata per sempre.

Le scale erano lunghe, umide, fredde.
C’era un vago olezzo di pipì di gatto, coperto dall’acre odore della creolina. Scalino dopo scalino sentivo che si avvicinava un momento decisivo, non sapevo bene perché, ma ne ero certo. Sulla porta mi fermai un attimo per cercare di cogliere il messaggio che urgeva dentro, ma invano.
La soglia, verniciata di verde, riportava una scritta con vernice bianca:

PAX ET BONUM
SILENTIUM!

Suonai il campanello e Massimo venne ad aprire. La sensazione di averlo già visto da qualche parte fu immediata.

Accomodati – e mi fece entrare.

La mansarda era minuscola, uno stretto corridoio portava allo studio, sulla sinistra, mentre proseguendo c’era un cucinino, un bagnetto e poi il terrazzo che guardava su Villa Pamphili. Due poltrone, una marrone e una verde, una stufa a cherosene e la scrivania coperta fino all’inverosimile di carte, libri, alcuni minerali, una lampada e molti quadri alle pareti.

Ti aspettavo… – esordisce.

Lo credo – penso dentro di me – mi ha dato appuntamento oggi a quest’ora…

Ce ne hai messo del tempo per arrivare… - continua.

Ma che vuol dire? Scendere le scale di casa, prendere la moto e arrivare qui, tempo un quarto d’ora…come sa quanto tempo…

D’un tratto capisco.

A ben altro tempo si riferiva, non certo a quello per arrivare allo studio.

– mi dico - molto tempo, un tempo spaventosamente lungo prima di ritrovarTi ancora una volta.

Da allora – per nove anni - quell’appuntamento del primo pomeriggio del giovedì fu il perno intorno a cui ruotava la mia settimana.
A oltre quarant’anni di distanza quel momento è scolpito nella mia anima in modo indelebile. Posso ricordarne i colori, gli odori, i pensieri, le emozioni.
Di Lui ricordo la saggezza, l’umorismo, la profondità ma – se proprio dovessi sintetizzare tutto in una parola – l’Amore.

L’Amore, quello con la A maiuscola, quello vero, incondizionato, che cambia la vita.

Piero Cammerinesi

* * *

L'amor che move il sole e l'altre stelle.

Dante Alighieri

L'Incontro - 4.6 out of 5 based on 21 votes

Sintesi

26 Maggio 2015 Scritto da Piero Cammerinesi
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empathy.jpgNei rapporti tra noi e gli altri si possono - in estrema sintesi - dare tre modalità.
Tali modalità possono essere fisse - se ne ha una che rimane inalterata per tutta la vita - o possono rappresentare una successione di stadi del nostro sviluppo.

La prima è quella della dipendenza dagli altri, propria di chi ha una visione sfocata del proprio sé e del mondo ed ha bisogno delle opinioni, dei pareri e dei pensieri degli altri per farsi una propria visione delle cose (tesi). 
L’elemento positivo è l’ascolto, quello negativo l’insicurezza.

La seconda è di chi possiede una visone nitida di sé e del mondo e non si cura dei pensieri e delle opinioni altrui (antitesi). 
L’elemento positivo è la sicurezza, quello negativo l’incapacità di ascoltare.

La terza appartiene a colui che pur possedendo - o avendo raggiunto - una visione nitida delle cose sente che le opinioni e i pensieri degli altri aggiungono ai suoi qualcosa che a lui manca (sintesi).
La visione nitida del mondo che si fonde con l’empatia, è la sintesi del saggio.

Piero Cammerinesi

* * * 

It is easy in the world to live after the world's opinion; it is easy in solitude after our own; but the great man is he who in the midst of the crowd keeps with perfect sweetness the independence of solitude.

Ralph Waldo Emerson

 

È facile vivere nel mondo secondo l’opinione del mondo; è facile vivere in solitudine secondo noi stessi; ma il grande uomo è colui che in mezzo alla folla conserva con perfetta serenità l’indipendenza della solitudine.

Ralph Waldo Emerson

Sintesi - 3.8 out of 5 based on 9 votes

Amore e Saggezza

17 Maggio 2015 Scritto da Piero Cammerinesi
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io chi sonoLa Scienza Occulta di Rudolf Steiner è un libro che nasconde molti segreti spirituali.

Singolare coincidenza: la lettura di questo testo ha fatto sì che due personalità importanti - alla ricerca dello spirito - vi ritrovassero fedeli descrizioni delle loro esperienze interiori. In tal modo poterono individuare in Steiner il Maestro che cercavano. Entrambi grazie all’incontro con questo libro, anche se a distanza di parecchi decenni, Massimo Scaligero e Judith von Halle furono in grado di ritrovare, anche esteriormente, la propria corrente spirituale.

Tra le tante perle di quest’opera, una poderosa immagine del futuro che si trova verso la fine del libro:

“Come la saggezza maturatasi nel passato si manifesta nelle forze del mondo fisico esteriore, nelle attuali ‘forze della natura’, così in avvenire l’amore stesso si manifesterà in tutti i fenomeni, come nuova forza della natura”.

Cosa significano queste parole?

Significa che quello che oggi ci sorprende nella perfezione della natura, nella funzionalità perfetta del nostro corpo, e che attribuiamo - se siamo religiosi - alla saggezza divina o, se siamo non credenti, alla saggezza dell’evoluzione, in un lontano futuro lo sentiremo come una manifestazione d’amore.

Se guarderemo - l’esempio non è calzante, in quanto il mondo fisico sarà allora molto diverso da quello di oggi ma è per semplicità - alla complessità di un organismo vivente, o alla funzione clorofilliana della pianta, o all’equilibrio gravitazionale dei diversi corpi celesti, vedremo tutto questo come effetto dell’amore.

Non diremo, insomma, “guarda che saggezza c’è in questa foglia” ma “guarda quanto amore si esprime in questa foglia”.

Piero Cammerinesi

 

* * * 

 

Wie sich die vorher gebildete Weisheit in den Kräften der sinnlichen Außenwelt der Erde, in den gegenwärtigen "Naturkräften" offenbart, so wird sich in Zukunft die Liebe selbst in allen Erscheinungen als neue Naturkraft offenbaren. 

Rudolf Steiner

Come la saggezza maturatasi nel passato si manifesta nelle forze del mondo fisico esteriore, nelle attuali “forze della natura”, così in avvenire l’amore stesso si manifesterà in tutti i fenomeni, come nuova forza della natura.

Rudolf Steiner

Amore e Saggezza - 3.6 out of 5 based on 9 votes

Il mistico

02 Aprile 2015 Scritto da Piero Cammerinesi
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occhioChi ha potuto gettare uno sguardo - se pur fugace - oltre le colonne d’Ercole del mondo fisico, della vita ordinaria, ha un solo cruccio. 
Quello di non poter realmente condividere le sue esperienze con altre persone
Sa che solo chi ha avuto le stesse esperienze può comprenderle.

 

Il mistico - 3.2 out of 5 based on 5 votes

L'indifferenza

25 Febbraio 2015 Scritto da Piero Cammerinesi
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indifferenzaForse è l'indifferenza l’aspetto più inquietante della nostra società.
Ci interessa veramente solo quello che ci tocca direttamente.

Sia che - parlando del reale svolgimento dei fatti della politica, degli eventi - si creda ciecamente alle spiegazioni ufficiali, sia che di esse non si creda una sola parola e si pensi che i veri motivi siano da ricercare in tutt’altra direzione.

 

L'indifferenza - 4.0 out of 5 based on 4 votes

I wadi

17 Febbraio 2015 Scritto da Piero Cammerinesi
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wadi-deglaUn Maestro vede, in chi gli sta davanti, il suo possibile futuro. 
Non ciò che questi necessariamente sarà, ma quello che potrebbe diventare.
Le sue potenzialità, i suoi talenti, i suoi presumibili conseguimenti.

I wadi - 5.0 out of 5 based on 2 votes

Opere incompiute

04 Dicembre 2014 Scritto da Piero Cammerinesi
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villa-pietri-2-768x515.jpgStamattina, facendo due passi, mi sono soffermato a osservare delle case abbandonate.

Sono sempre state lì, lo sono ormai da anni, ma spesso non osserviamo con sufficiente attenzione l’ambiente che ci circonda.

Opere incompiute - 4.5 out of 5 based on 12 votes
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