Percezione e concetto, la strana coppia / Percept and concept, the odd couple

30 Ottobre 2014 Scritto da Piero Cammerinesi
Pubblicato in Liberopensare

angst1Due notti fa mi sveglio di soprassalto con un peso sul petto da non riuscire a respirare.
Guardo l’orologio: è l’una e mezza. 
Inizio a sudare copiosamente. Mi metto seduto sul letto.

- Cos’è questo? Sembra proprio un infarto…com’erano i sintomi dell’infarto? Mi sembrano proprio questi…
- E adesso che faccio? 

Il cuore inizia ad accelerare i battiti.

- Dovrei farmi portare all’ospedale. Sveglio mia moglie? No aspetta un momento.
- Con tutto quello che ho da fare, devo partire tra poco, questo proprio non ci voleva…
- Aspetta, ora guardo sul web come sono i sintomi. No, meglio di no.

Intanto la morsa al petto aumenta...

Poi, d’improvviso, un pensiero.
Viene da Filosofia della Libertà; è quel brano in cui viene fatto l’esempio di chi cerca di capire - al crepuscolo - cosa sia l’oggetto che ha davanti e che, per mancanza di luce, riesce appena a intravedere. 

Può essere tutto: un cespuglio, una roccia, un cane. Ne ha la percezione ma non riesce ad abbinargli il concetto adeguato.
Dunque non ne ha conoscenza. Può essere qualsiasi cosa

Qualsiasi cosa? Allora, aspetta…

- E se per caso io stessi abbinando alla percezione di questo peso alla bocca dello stomaco un concetto errato?
- Se il concetto 'infarto' non fosse quello giusto per questa condizione?

Il cuore inizia a calmarsi.
Mi alzo dal letto, vado in salone e mi siedo in poltrona. Inizio a calmare battito, respiro, pensieri.
Quando la furia degli elementi interiori è ricondotta alla ragione, mi faccio una bella tisana al ginger e limone.
Dopo pochi minuti il dolore ed il peso svaniscono. 
Era un blocco alla digestione.
Alle volte abbinare alla percezione un concetto sbagliato può essere davvero spiacevole.

Piero Cammerinesi

* * *

Die Wahrnehmung ist also nichts Fertiges, Abgeschlossenes, sondern die eine Seite der totalen Wirklichkeit. Die andere Seite ist der Begriff. Der Erkenntnisakt ist die Synthese von Wahrnehmung und Begriff. Wahrnehmung und Begriff eines Dinges machen aber erst das ganze Ding aus.

Rudolf Steiner

La percezione dunque non è nulla di completo, di finito in sé, ma è una parte della realtà totale. L'altra parte è il concetto. L'atto conoscitivo è la sintesi di percezione e concetto. Percezione e concetto di una cosa costituiscono la cosa nella sua totalità.

Rudolf Steiner

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Two nights ago I wake up of a sudden feeling an oppressive weight on my chest, barely able to breathe. 
I look at the watch: it’s half past one. 
I sweat profusely. I sit down on my bed. 

- What is this? It looks like a heart attack ... how are the symptoms? They resemble these ... 
- What am I going to do now? 

Heart begins to beat faster. 

- Should I go to the hospital? Awake my wife? No, wait a minute. 
- I’m so busy these days, I have to leave soon, This is the last thing I needed…
- Wait, now I look up on the internet. No, better not. 

In the meanwhile, the grip gets worse. 

Then, suddenly, a thought. 

It comes from Philosophy of Freedom; it’s that passage about someone trying to understand - at dusk - what is the object in front of him - object that he, in the absence of light, can barely glimpse. 
It can be everything: a bush, a rock, a dog. He has the percept but he’s not able to match it with the appropriate concept. 
So he can’t really know it. It can be anything... 

Anything? So, wait ... 

- And what if, by chance, I were matching a wrong concept with the percept of the weight on my midriff ? 
- What if the term 'heart attack’ were not the right match for this condition? 

The heart begins to calm down. 

I get out of bed, go into the living room and sit on the coach. I start to calm down my pulse, my breath, my thoughts. 
When the fury of inner elements returns to a sensible situation, I drink a ginger/lemon herbal tea. 
After a few minutes the pain and the heavy weight on my chest disappear. 
It was a digestive system failure. 
You know, matching the wrong concept to our percept can be sometimes really unpleasant.

Piero Cammerinesi

* * *

Die Wahrnehmung ist also nichts Fertiges, Abgeschlossenes, sondern die eine Seite der totalen Wirklichkeit. Die andere Seite ist der Begriff. Der Erkenntnisakt ist die Synthese von Wahrnehmung und Begriff. Wahrnehmung und Begriff eines Dinges machen aber erst das ganze Ding aus.

Rudolf Steiner

The percept is thus not something finished and self-contained, but one side of the total reality. The other side is the concept. The act of knowing is the synthesis of percept and concept. Only percept and concept together constitute the whole thing.

Rudolf Steiner

Percezione e concetto, la strana coppia / Percept and concept, the odd couple - 4.1 out of 5 based on 7 votes

La scala / The ladder

28 Ottobre 2014 Scritto da Piero Cammerinesi
Pubblicato in Liberopensare

Ladder-1024x775Immaginate che delle persone siano cadute in una profonda spaccatura della Terra dove c’è una impenetrabile foresta. 
Vengono calati giù strumenti per tagliare i rami e fabbricare delle scale per tornare alla superficie. 
Dopo un po’ di tempo quelle persone hanno costruito molte scale - di diversa foggia e misura - ma sono ancora là sotto.

Una delegazione si reca sul bordo della spaccatura per chiedere ragione di ciò e ben presto ci si rende conto che nel frattempo là sotto sanno tutto delle scale, dei tipi di legno per costruirle, della distanza corretta tra i singoli pioli, anzi, hanno creato una vera e propria scienza della scala ma…non le usano. 
Ci sono gli esperti, i propugnatori di un tipo o di un altro di legno, di una distanza o di un’altra tra i vari pioli e si accendono animate discussioni tra le parti avverse. 
Si dibatte sul quanto la vera scala debba essere pesante o lunga, ma nessuno si azzarda a metterci un piede sopra per iniziare la risalita.

Ecco, questo è esattamente ciò che succede con la scienza dello spirito. 

Si leggono decine di libri, di cicli, si dibatte su innumerevoli argomenti, in breve, la si studia invece di usarla.
Se ne fa oggetto di conoscenza invece di comprendere che si tratta di un mezzo per la conoscenza del mondo.

Si sa tutto della scala ma non la si usa.

Piero Cammerinesi

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Meine Sätze erläutern dadurch, dass sie der, welcher mich versteht, am Ende als unsinnig erkennt, wenn er durch sie — auf ihnen — über sie hinausgestiegen ist. (Er muss sozusagen die Leiter wegwerfen, nachdem er auf ihr hinaufgestiegen ist.). Er muss diese Sätze überwinden, dann sieht er die Welt richtig.

Ludwig Wittgenstein (Tractatus logico-philosophicus)

Le mie proposizioni illustrano così: colui che mi comprende, infine le riconosce insensate, se è salito per esse - su esse - oltre esse. (Egli deve, per così dire, gettar via la scala dopo che v'è salito.) Egli deve superare queste proposizioni; allora vede rettamente il mondo.

Ludwig Wittgenstein (Tractatus logico-philosophicus)

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The Ladder

Imagine people fallen into a deep rift of the earth where there is an impenetrable forest. 
Work tools are sent down in order to let them manufacture ladders to return to the surface. 
After a while those people have built many ladders - of different shapes and sizes - but they are still down there. 
A delegation goes to the rift’s edge to seek explanations; they soon realize that in the meantime the people down there know everything about ladders - type of wood, correct distance between single rungs - indeed, they have created a real ladder science ... but they do not use them. 
There are experts, proponents of one kind or another of timber, of a distance or another between the rungs and this ignites heated discussions between the opposing parties. 
They discuss how the true ladder should be, how heavy and how long, but no one dares to step on it to begin the ascent.

So that's exactly what is happening with spiritual science

People read dozens of books, of cycles, writhe on countless subjects, in short, they study it instead of using it. 
People regard spiritual science a an object of knowledge instead of understanding that it is a means to experiencing the world. 
People know everything about the ladder but don’t use it.

Piero Cammerinesi

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Meine Sätze erläutern dadurch, dass sie der, welcher mich versteht, am Ende als unsinnig erkennt, wenn er durch sie — auf ihnen — über sie hinausgestiegen ist. (Er muss sozusagen die Leiter wegwerfen, nachdem er auf ihr hinaufgestiegen ist.). Er muss diese Sätze überwinden, dann sieht er die Welt richtig.

Ludwig Wittgenstein (Tractatus logico-philosophicus)

My propositions are elucidatory in this way: he who understands me finally recognizes them as senseless, when he has climbed out through them, on them, over them. (He must so to speak throw away the ladder, after he has climbed up on it.)
He must surmount these propositions; then he sees the world rightly.

Ludwig Wittgenstein (Tractatus logico-philosophicus)

 
La scala / The ladder - 3.9 out of 5 based on 12 votes

Saper ascoltare / Listening

26 Ottobre 2014 Scritto da Piero Cammerinesi
Pubblicato in Liberopensare

large ugal-12- Fammi parlare… 
- Ma mi stai ascoltando?
- Hai capito cosa ti ho detto?

Quante volte abbiamo sentito o pronunciato queste parole nella nostra vita. 
Migliaia, sicuramente.
E
 non finirà certo qui dato che, forse, uno dei maggiori problemi che oggi si frappongono tra noi e gli altri è che le persone non sanno ascoltare.

Farsi ascoltare, quello si, ma ascoltare l’altro, no. E l'entità del problema è direttamente proporzionale alla opinione che abbiamo di noi stessi. Tanto più ci sentiamo intelligenti, sensibili, certi di possedere saldamente la nostra porzione di verità - tanto più l'altro è solo una comparsa, un figurante nel teatro della nostra mente.

Ma cosa vuol dire ascoltare? Non tanto e non solo far parlare l’altro, non interromperlo, non ‘parlargli sopra’, capire quello che dice, per poi rispondere.

Ascoltare veramente significa prima di tutto tacere interiormente, tacere con la voce, il pensiero, il sentimento. Significa non far sorgere nella nostra coscienza automaticamente la nostra interpretazione, la nostra spiegazione, il nostro personale giudizio su quanto l’altro sta dicendo.

Significa non solo non ‘parlargli sopra’, ma anche non…’pensargli sopra’.

E - attenzione - significa ancor meno percepire il nostro senso di simpatia o antipatia per le parole dell’altro.
Il giudizio o la nostra visione delle cose, o la nostra approvazione o condanna devono tacere fintantoché l’altro ci parla. 
Dobbiamo esercitare un controllo strettissimo sulla nostra vita del pensare, del sentire e del volere, simile, per determinazione interiore, a quello che facciamo durante l’atto meditativo.

Il motivo per cui coloro che hanno avuto modo di parlare con un iniziato o un maestro spirituale ne hanno sempre tratto l’impressione di essere al centro dell’attenzione dell’altro - anzi, la netta sensazione come se nessun altro al mondo esistesse, durante il colloquio, oltre a loro due - è proprio questo: il maestro, l’iniziato sa ascoltare.

L’altro è davanti a me. 
Le sue parole, i suoi sguardi, i suoi gesti, la maggiore o minore consequenzialità dei suoi pensieri, mi svelano il suo mondo interiore.
Io divento lui; vedo i suoi problemi con i suoi occhi, le sue debolezze con la sua anima, i suoi pensieri con la sua mente.
Solo dopo aver ascoltato, essermi identificato con l’altro - se richiesto - esprimo la mia opinione e lo faccio in modo tale da poter essere accolto dall’altro.
Ecco questo potremmo chiamarlo ‘saper ascoltare’.

Piero Cammerinesi

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Amare vuol dire soprattutto ascoltare in silenzio. 
Antoine de Saint-Exupery

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- Let me just speak ...
- But are you listening?
- Did you understand what I said?

How many times have we heard - or said - words like these in our life?
A thousand time, for sure.

And this will certainly not be the end of the story as, perhaps, one of the biggest problems that actually comes between us and others is that people are not able to listen.
For sure to be heard, but not to listen to others. And the scale of the problem is directly proportional to the opinion we have of ourselves. The more we feel smart, sensitive, confident to hold firmly our portion of the truth - the more the Other is just a walk-on in our soul’s theater.
What does it mean to really listen? Not so much and not only talking to each other, not interrupting, not 'speaking over’ the Other, understanding what he is saying, and then answering.

Really listening means, first of all, being quiet inside, silencing voice, thoughts, feelings. It means not letting our consciousness automatically emerge with our understanding, our explanation, our personal judgment on what the Other is saying.

It means not just 'speaking over’, but also not 'thinking over’ the Other.

And it also means not to perceive our sense of sympathy or antipathy for the Other’s words.
Our evaluation, our point of view, our approval or condemnation should remain silent as long as the Other speaks.
We need to exercise a tight control over our thinking, feeling and willing life, close - as to inner determination - to meditation.
The reason why those who have had the opportunity to talk to an initiate or a spiritual master have always got the sense of being at the center of Other’s attention - the feeling as if no one else in the world existed during the meeting, just the two of them - is precisely that: the master, the initiate, is able to listen.

The Other is in front of me.
His words, his gaze, his gestures, the greater or less self-consistency of his thoughts, reveal me his inner world.
am him; I see his problems through his eyes, his frailties through his soul, his thoughts through his mind.
Only after having listened to the Other, having empathized with him - if required - I express my view, doing it in such a way to be accepted by him.
Here you are; this I call ‘listening’.

Piero Cammerinesi

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The first duty of love is to listen.
Antoine de Saint-Exupery

Saper ascoltare / Listening - 3.5 out of 5 based on 6 votes

Spacciatori di verità / Truth pushers

21 Settembre 2014 Scritto da Piero Cammerinesi
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mente-meditazione-verita-zen-qui-oraUna delle parole di cui l’uomo si riempie di più la bocca è ‘verità’.
Per la ‘verità’ giura, tradisce, combatte, uccide, muore.
Ognuno crede di averla e nessuno ce l’ha. 
Ognuno ha la ‘sua’, ma è diversa da quella degli altri. 
E qui nasce l’inghippo.

Spacciatori di verità / Truth pushers - 3.7 out of 5 based on 3 votes

Altre Inquisizioni

30 Luglio 2014 Scritto da Piero Cammerinesi
Pubblicato in Liberopensare

spanish inquisitionDa giovane, la vicenda evangelica della condanna di Gesù Cristo da parte del Sinedrio e del popolo, mi sembrava qualcosa di irreale. Mi chiedevo come fosse stato possibile condannare a morte - anche se allora (e oggi...?) era normale - un Essere che predicava solo amore, che non incitava all’eversione politica, che faceva miracoli, fatti testimoniati da tante persone semplici e non prevenute.

Il Grande Inquisitore di Dostoevskij, contenuto ne I fratelli Karamazov, mi appariva come un’iperbole, una fantasia altamente improbabile. Un Cristo che ritorna sulla Terra e, invece di essere acclamato e venerato, viene condannato al rogo dall’Inquisitore. Colui che si pretende di amare più di ogni altra cosa si trasforma in un pericolo che merita di essere distrutto.

Poi, con il trascorrere degli anni, non ho più considerato fantasiosa ed improbabile né la vicenda evangelica, né la leggenda del grande russo.

Ho visto risorgere il Sinedrio e l’Inquisizione in ambiti che mai avrei creduto possibile.

Prima nei confronti dell’opera di Massimo Scaligero e, in questi ultimi anni, con la vicenda di Judith von Halle, ho visto il seme dell’avversione e dell’intolleranza sbocciare ed allignare rigoglioso tra le fila degli antroposofi. Anzi - in una sorta di legge del contrappasso - più è elevato il tema più è profondo il rancore che la diversità genera.

Ed oggi non v’è giorno in cui non si alzi tra noi un giudice, un custode, un inquisitore, a discettare, indagare, condannare le parole e i pensieri di altri. La vera interpretazione, l’unica possibile, è sempre la loro, mai la tua.

Ebbene, oggi queste persone - che tanto amano dedicarsi alle eresie degli altri e non alle proprie - non hanno, fortunatamente, il potere di danneggiare fisicamente chi la pensa in modo diverso (almeno in quest’ambito), tuttavia essi impersonano lo stesso impulso che, fino a pochi secoli fa, ha mandato al rogo migliaia di creature innocenti. 

Anche loro sono tornati.

Dobbiamo allora rispondere loro nello stesso modo in cui il Cristo ritornato reagisce alla condanna del vecchio Inquisitore nella bella pagina di Dostoevskij: un bacio silenzioso.

Piero Cammerinesi

* * *

“…domani stesso Tu vedrai questo docile gregge gettarsi al primo mio cenno ad attizzare i carboni ardenti del rogo sul quale Ti brucerò per essere venuto a disturbarci. Perché se qualcuno piú di tutti ha meritato il nostro rogo, sei Tu. Domani Ti arderò”.

F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov

Altre Inquisizioni - 5.0 out of 5 based on 3 votes

I Teoremi

24 Luglio 2014 Scritto da Piero Cammerinesi
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Images-newsImages-20110508-condizionamentiI teoremi sono di due tipi: quelli di cui siamo coscienti e quelli di cui non lo siamo.
I primi potrebbero anche essere definiti dogmi ed esercitano un condizionamento costante sui nostri pensieri (politica, religione, legge), ma sono i secondi a determinare subdolamente la nostra vita, proprio perché non ne valutiamo l’impatto.
Mi è stato diagnosticato un cancro e il medico mi prescrive la chemioterapia.
Io so che è un veleno mortale - a sua volta cancerogeno - e che rappresenta un business miliardario per le case farmaceutiche, ma penso che lui sappia cosa sta facendo.
Il teorema è: non posso credere che il mio medico non agisca per il mio bene. 

Approfondisco le incongruenze e le palesi menzogne di eventi come l’11 Settembre, che media e governi hanno propagandato, ma, nonostante siano assolutamente insostenibili alla prova dei fatti, faccio fatica a non credere alla versione ufficiale.
Il teorema è: non posso credere che gli americani abbiano volutamente massacrato 3.000 loro cittadini per poter invadere Iraq e Afghanistan.
Mi rendo conto che le stragi e la strategia della tensione, l’assassinio di Moro etc. non possono venire se non da ambienti deviati delle istituzioni, ma non mi risolvo del tutto ad accettarne le conseguenze.
Il teorema è: non posso credere che chi mi ha governato - e mi governa - possa aver causato tutto questo. 

Mi accorgo che la maggior parte delle notizie che l’informazione ufficiale fornisce sono - perché contraddette dai fatti -  false e tendenziose, ma continuo a guardare i telegiornali e a leggere i quotidiani.
Il teorema è: non posso credere che non ci sia un giornalista onesto che racconti le cose come stanno.

E potrei continuare a lungo. 

Se non siamo consapevoli di questi blocchi mentali il nostro giudizio non potrà mai essere libero, determinando in tal modo pesantemente le nostre decisioni e l’intera nostra esistenza.
Lo smascherare i teoremi inconsci che paralizzano la nostra capacità di giudizio rappresenta il passaggio dalla conoscenza passiva alla conoscenza attiva, a quello che dovrebbe essere l’obiettivo del nostro conoscere terrestre.

Piero Cammerinesi

* * *

Wissen wir erst, was wir von der Welt zu halten haben, dann wird es ein leichtes sein, auch uns danach einzurichten. Wir können erst mit voller Kraft tätig sein, wenn wir das der Welt angehörige Objekt kennen, dem wir unsere Tätigkeit widmen.

Rudolf Steiner (Die Philosophie der Freiheit)

Se noi sappiamo cosa dobbiamo pensare del mondo, allora sarà facie anche orientarci di conseguenza. Noi possiamo essere attivi con tutte le nostre forze solo quando conosciamo l’oggetto appartenente al mondo al quale rivolgiamo la nostra azione.

Rudolf Steiner (Filosofia della Libertà)

 

 

I Teoremi - 3.2 out of 5 based on 5 votes

Possedere la verità

15 Giugno 2014 Scritto da Piero Cammerinesi
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am 160860 3039028 427430Mi sono sempre chiesto da dove nasca questa pervicace, ostinata e apparentemente inarrestabile tendenza a prevalere sull’altro con la propria interpretazione di un fatto, di un avvenimento o di una visione del mondo.
A voler aver ragione, a voler possedere saldamente la verità.
Vi incappano anche i più disincantati, coloro che dovrebbero sapere che, in fondo, ognuno ha la verità che è in grado di accogliere e che, quindi, non ha senso alcuno cercare di convincere chi possiede già una propria convinzione.
Il problema è particolarmente ‘sensibile’ quanto più ci allontaniamo dal ‘sensibile’ – perdonate il gioco di parole – vale a dire che tanto più abbiamo a che fare con concetti non concreti, misurabili, tanto più la tendenza a voler avere ragione, con la propria interpretazione, si fa prepotente.
Se ho davanti a me un albero mi riesce facile capire che l’altro – se lo vede dalla parte opposta o da una maggiore distanza – non potrà vedere la stessa forma che vedo io ma vedrà una parte diversa dello stesso oggetto, mentre, se l’oggetto di discussione è una visione filosofica o politica o spirituale, in quel caso la lezione dell’albero è del tutto dimenticata.
Vogliamo convincere l’altro che la nostra visione dell’oggetto sia quella giusta.

L’unica giusta.

Come se la visione, l’interpretazione di qualcosa non avesse nulla a che fare con noi che la produciamo, fosse qualcosa di oggettivo, fuori di noi.
Dimenticando che è il nostro pensiero che pensa l’oggetto – fosse pure il più eccelso insegnamento spirituale – e che fornisce ad esso la sua particolare colorazione, la sua prospettiva unica.

Migliaia di anni di guerre, di persecuzioni, di violenze, nascono dal non aver compreso questo – apparentemente semplicissimo – principio, secondo il quale una stessa verità necessariamente viene rivestita dal nostro peculiare modo di vedere e di interpretare, in quanto essa non è fuori di noi, ma è costituita, sostanziata e di fatto coincidente con il nostro pensare.

È pensiero.

Nietzsche offre una lettura straordinariamente avvincente di questo fenomeno.
Egli si chiede, in sostanza, cosa rappresenti la volontà di possedere la verità. È la volontà di non lasciarsi ingannare? È la volontà di non ingannare? E perché tale volontà?
Semplice: perché ingannare o ingannarsi è nocivo, è negativo per la propria vita. Dunque non è affatto la cosa in sé – ciò che di reale ipotizziamo essere alla base della nostra verità, della nostra interpretazione - a garantirci la verità; il criterio di verità ha una base pratica, non razionale! È un pregiudizio morale quello che ci fa desiderare di non essere ingannati o di non ingannarci, dunque, di…avere ragione!

E da dove deriva questo pregiudizio morale?

Dall’istinto, che vuole premunirsi nei confronti di ciò che non è utile alla nostra vita - al nostro amor proprio, al nostro orgoglio, ad esempio - come il non aver ragione.
Alla base di ogni volontà di possedere la verità - e questo varrebbe finanche per i filosofi - dunque, vi sarebbe un istinto, qualcosa che non avrebbe davvero nulla a che fare con la verità.

Piero Cammerinesi

* * *

Dieser gieng wie ein Held auf Wahrheiten aus und endlich erbeutete er sich eine kleine geputzte Lüge.
(Friedrich Nietzsche, Also sprach Zarathustra)

Un tale mosse come eroe alla conquista della verità, e non s’acquistò alla fine che una piccola graziosa menzogna.
(Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra)

Possedere la verità - 3.0 out of 5 based on 2 votes

Le opinioni

16 Maggio 2014 Scritto da Piero Cammerinesi
Pubblicato in Liberopensare

image001Tendiamo a dare un’importanza smisurata alle opinioni. 
Crediamo che le nostre opinioni ci caratterizzino e soprattutto caratterizzino gli altri. 
Invece di giudicare i punti di vista giudichiamo le persone a causa dei loro punti di vista
Se poi il punto di vista che ci viene incontro dall’altro ci suscita antipatia o avversione, passiamo all’insulto e all’aggressione verbale, quando non fisica.
Siamo capaci di venir meno ai più basilari principi etici persino quando crediamo di difendere cause morali, facciamo guerre nel nome di un Dio di pace, uccidiamo per difendere la vita, ci poniamo sempre dalla parte della ragione, mai da quella del dubbio.

Se potessimo, per un solo istante, comprendere quanto poco contino le nostre ed altrui opinioni rispetto alla nostra vera essenza, alla nostra individualità permanente, a quello che di noi veramente resta dopo il percorso terrestre, ne resteremmo sconvolti.
Se, per un solo istante, comprendessimo che le nostre opinioni, i nostri pensieri, di cui andiamo tanto orgogliosi, non sono nostri, ma che in realtà siamo solo delle antenne riceventi, dei ripetitori dei pensieri dell’umanità, rimarremmo davvero senza parole.
Capiremmo che quello che veramente conta nella nostra e nella generale evoluzione è quel tanto che avremo trasformato di pensieri, sentimenti e atti volitivi, non certo il valore o meno delle nostre opinioni.

Ma gli uomini si accontentano di guardare la punta dell’iceberg, dimenticando che la parte emersa è solo un decimo del totale…

Piero Cammerinesi

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"Aus den Leidenschaften wachsen die Meinungen; die Trägheit des Geistes lässt diese zu Ueberzeugungen erstarren" 

Dalle passioni crescono le opinioni; l’inerzia dello spirito fa irrigidire queste ultime in convinzioni.

(Friedrich Nietzsche)

Le opinioni - 3.8 out of 5 based on 5 votes

Il filo di Arianna

01 Maggio 2014 Scritto da Piero Cammerinesi
Pubblicato in Liberopensare

lab1Nelle fiabe, come pure nelle antiche tradizioni mitologiche, incontriamo a volte delle profonde verità. 
Ad esempio nella fiaba di Pollicino di Charles Perrault vediamo come la salvezza del protagonista passi attraverso una serie di ‘segni’ che egli dissemina sul sentiero per ritrovare la strada.
I sassolini, segni che rimangono - ben visibili - mentre le briciole di pane vengono mangiate dagli uccelli.
Stesso discorso vale per il ben più nobile mito del filo di Arianna, in cui un gomitolo di lana consente alla giovane di segnare il percorso fatto per poter uscire viva dal labirinto.

Ora, anche nel percorso della nostra vita ci troviamo davanti una serie di ‘segni’, di eventi, che - a ben guardare - sembrano volerci indicare qualcosa.
Un problema che si ripresenta in forme analoghe quando non uguali, un dolore che non si riesce a superare, un ripetersi di incontri sentimentali deludenti.
Naturalmente noi possiamo far finta di non capire e tirare avanti come se niente fosse oppure possiamo soffermarci e chiederci se questi eventi siano ‘casuali’ o vogliano, invece, magari comunicarci qualcosa.
Possiamo ostinarci a non vedere ‘il filo’ che li unisce e ‘farci vivere’ dagli eventi, dai sentimenti, dalle emozioni o decidere di scoprire il senso di quanto i ‘segni’ ci vogliono comunicare.
Fa parte della nostra libertà.

Ma se approfondiamo la questione e ci sforziamo di cogliere il senso della nostra avventura terrestre ci si manifesta una speciale esperienza interiore.
Abbiamo allora, in immagini dell’anima, la precisa sensazione di essere stati noi stessi - in una precedente forma di esistenza - ad aver cosparso questa vita di segni.
Incontri particolari, vittorie o fallimenti ripetuti, esperienze animiche di cui non riusciamo a venire a capo, nostre manchevolezze che ci mettono di fronte sempre allo stesso ostacolo, apparentemente insuperabile.
Scopriamo che, se le cose stanno così - se siamo stati proprio noi a cospargere questa vita di segni - vuol dire che sapevamo che ci sarebbero stati utili a comprendere qualcosa, a ritrovare la via verso noi stessi.

A questo punto non ci resta che ri-trovarla, questa via.

Piero Cammerinesi

* * *

And with his finger following her thread
He issued forth to see the heavens once more.

(Edward Robeson Taylor)

Il filo di Arianna - 1.0 out of 5 based on 1 vote
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