Anche Freccero con Cacciari dopo la morte di De Donno

Freccero
Importantissimo articolo di Carlo Freccero in prima pagina su La Stampa dove si dà per la prima volta spazio a chi ragiona con mente “libera” su quanto sta accadendo, sempre più velocemente. La volontà di creare un Green Pass è il sacrificio di Giuseppe De Donno ha improvvisamente risvegliato molte coscienze.
Conosco Carlo Freccero dal 1983, da quando andai a Italia 1, di cui era appena diventato direttore, a raccontargli come sarebbe stato il mio debutto televisivo “Bandiera Gialla”, che rappresentava anche il suo primo programma come neo direttore della rete. Da allora è nata un’amicizia profonda che è durata alcuni anni. Poi ci siamo allontanati e non abbiamo più fatto cose insieme, neppure quando è diventato direttore di Rai2.
Ieri, dopo tanto tempo, mi ha scritto per complimentarsi del video che ho fatto di getto dopo che ho avuto la notizia dell’improvvisa scomparsa del Dr. Giuseppe De Donno. Mi ha scritto:
“Sì, ora basta!! La morte di De Donno mi fa ricordare Pinelli (anarchico buttato già dalla finestra della questura di Milano fingendolo suicida come se avesse confessato la colpa degli anarchici nelle bombe in piazza Fontana del 12 dicembre 1969)!! Una vergogna. Bellissimo il tuo video. Un martire che scuoterà gli italiani”
Poi ci siamo sentiti al telefono e gli anni di silenzio trascorsi tra noi sembravano nulli. Mi ha detto anche che stava scrivendo un articolo molto forte per La Stampa, che non era sicuro gli sarebbe stato pubblicato. Ieri sera me l’ha mandato. Davvero potente e pieno di verità mai raccontate dai media ufficiali. Stamattina mi ha detto che lo aveva pubblicato integrale. A tutta pagina con richiamo in prima. Onore al Direttore Massimo Giannini.

Riporto qui sotto l’articolo di Carlo Freccero:
È necessario arrivare ad un punto di rottura perché la rottura si realizzi. Dall’inizio della pandemia i popoli di tutto il mondo sono scesi in piazza innumerevoli volte. Gli italiani sembravano sedati da una sorta di ipnosi. Con il green pass il miracolo si è compiuto: le piazze italiane si sono riempite. Ed è interessante notare che in piazza a contestare c’erano non solo i no-vax, ma anche i vaccinati, che, per motivi di principio, protestano per tutelare le libertà costituzionali.
Lo stesso concetto è ribadito da Cacciari nell’articolo di ieri : io mi sono vaccinato, ma là democrazie è libertà di scelta e questa libertà di scelta va difesa. Nel contesto del generale risveglio si pone il pezzo firmato congiuntamente da Cacciari e di Agamben che, bisogna dargliene atto, è stato l’unico ad intervenire dai primi giorni della pandemia con i suoi interventi quotidiani su Quolibet.
Purtroppo la sua voce è stata isolata ed ascoltata solo da minoranze. Per attirare l’attenzione di un numero sufficiente di persone, bisognava esagerare. E si è esagerato.
La somministrazione dei vaccini è stata affidata all’esercito per sottolineare il clima di emergenza, di protezione civile in cui ci troviamo. Ma per chi ha la mia età l’idea di una scelta sanitaria imposta dall’esercito, ha qualcosa di inquietante come inquietanti suonano le minacce di mandare l’esercito porta a porta a ‘stanare’ i non vaccinati. Analogamente, per quelli della mia generazione la morte di De Donno evoca il fantasma di Pinelli.
Per la mia professione nella comunicazione il primo problema che ha attirato la mia attenzione è stato da subito la mancanza di alternativa imposta al discorso pandemico. Democrazia significa tutela del parere delle minoranze. Questo parere è stato sradicato in nome della scienza, chi lo professava è stato zittito ed insultato nei dibattiti pubblici.
Nell’articolo di Cacciari ed Agamben contro il green pass pubblicato dall’Istituto Italiano di Studi Filosofici di Napoli. Agamben e Cacciari criticano il Green Pass affermando che
“La discriminazione di una categoria di persone, che diventano automaticamente cittadini di serie B, è di per sé un fatto gravissimo, le cui conseguenze possono essere drammatiche per la vita democratica.”
 L’art.3 della Costituzione italiana vieta esplicitamente ogni forma di discriminazione. L’affermazione dei due filosofi dovrebbe quindi essere, in qualche modo ,ovvia . Invece il fatto stesso che il sito Dagospia definisca l’articolo una ‘bomba’ solo perché dissente dalla vulgata del meanstream, è una conferma di quanto gli autori espongono nell’articolo citato e cioè del pericolo di una deriva totalitaria. Mi sembra di assoluta evidenza che un’informazione che bandisce qualsiasi forma di dissenso, sia di per sé sinonimo di propaganda. E la propaganda ha poco di democratico.
Da quando è iniziata la pandemia la televisione ci ha oramai abituati alla consuetudine del dibattito unanimistico. Ci sono format e programmi come il talk show che hanno bisogno per esistere di un contraddittorio. Dato che gli invitati in studio sono tutti della stessa idea, essi non sono tenuti a confrontarsi, ma fanno gara tra loro a superarsi in ortodossia ed obbedienza ai vari DCPM ed ora a Decreti Legge che hanno sostituito la legislazione ordinaria. Mi si obietterà che tutto questo è fatto per il bene comune, un bene comune che autorizza uno stato di eccezione, previsto però in Italia, solo per lo stato di guerra ( art. 78 della Costituzione) .
Per rendere estensibile ad una pandemia lo stato di eccezione si applica al COVID-19 un linguaggio bellico. Stiamo combattendo la guerra contro il virus. Chi non si vaccina ( e quindi non accede al green pass) è un disertore. Chi si vaccina dimostra senso civico.
Vi siete chiesti perché il vaccino non viene imposto per legge, anche se, per eccellenti costituzionalisti come Cassese, l’art. 32 giustificherebbe la vaccinazione obbligatoria? L’art 32 , pur ammettendo che un trattamento sanitario possa essere imposto per legge, limita questo intervento al paragrafo successivo che recita:
“La legge non può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Tutela cioè la collettività ,ma anche l’individuo. E i trattamenti sperimentali sono esclusi dal codice di Norimberga, dalla dichiarazione di Helsinki, dalla convenzione di Oviedo. Il processo di Norimberga basta da solo ad evocare il nazismo.
Gli imputati si difesero sostenendo di aver obbedito agli ordini.
Per evitare in futuro che queste aberrazioni si ripresentassero, fu stabilito un codice a futura memoria. Tra l’altro esso prevede che la sperimentazione sia ammessa solo se :
“ il soggetto volontariamente dà il proprio consenso ad essere sottoposto ad un esperimento”.
Senza accettazione volontaria l’esperimento non può avere luogo. Il vaccino é ancora in fase sperimentale.
Cito dal bugiardino Pfizer e quindi faccio parlare direttamente le case farmaceutiche produttrici perché sia ben chiaro che non sto riferendo il mio parere personale :
“Per confermare l’efficacia e la sicurezza di Comirnaty il titolare dell’autorizzazione alla emissione in commercio deve fornire la relazione finale sullo studio clinico” e a lato “Dicembre 2023”.
Sino al 2023 il vaccino sarà una terapia sperimentale con esiti futuri incerti. In questi giorni la senatrice Segre, sopravvissuta all’Olocausto, è intervenuta dicendo che è folle paragonare vaccino e green pass alla Shoah. Ci sarebbe una sproporzione tra le cose.

Ma la senatrice sembra dimenticare che c’è sempre un inizio e la discriminazione è quell’inizio. Per parlare di regime autoritario non è necessario poi arrivare sino ai forni crematori. Basta che la normale vita democratica ed i diritti dei cittadini subiscano delle limitazioni. In senso opposto va invece l’intervento di un’altra sopravvissuta all’Olocausto che milita invece sul fronte opposto ,la signora Vera Sharav.
“Conosco le conseguenze – dice la sopravvissuta- di essere stigmatizzati come diffusori di malattie”.
Il suo calvario è incominciato a piccoli passi con la segregazione ed il divieto sempre più esteso a partecipare alla vita sociale, a entrare in determinati contesti, a viaggiare.
La cosa che più mi ha colpito nell’intervento di Vera Sharav è la lucidità con cui collega il nazismo all’uso autoritario della medicina.
In nome della scienza – ci dice – viene cancellato ogni principio morale della società. Questa affermazione mi fa ricordare il fondamentale intervento di Agamben con la sua ‘DOMANDA’ rivolta a tutti gli italiani.
“Com’è potuto avvenire che un intero Paese sia senza accorgersene eticamente e politicamente crollato di fronte ad una malattia?”
In nome della sopravvivenza e di quella che Agamben chiama ‘nuda vita’ (una vita privata di ogni valore che travalichi la sopravvivenza biologica), gli italiani hanno accettato di lasciar morire i loro anziani in solitudine negli ospedali, hanno accettato di incenerire i cadaveri senza sepoltura, hanno accettato la perdita di ogni principio morale.
Ed hanno rinunciato alla vita sociale.
E questa adesione acritica da parte dei cittadini è per certi versi più inquietante dell’autoritarismo del Governo.
È un indice inequivocabile che i meccanismi dell’autoritarismo sono già stati introiettati da tutti noi come naturali e che appartengono ormai alla quotidianità e al nostro futuro.
Da un post su Facebook di Red Ronnie

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