JUDITH VON HALLE

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Una storia molto particolare quella della giovane Judith, con le sue stigmate, ma ancor più con il fatto che ella, dalla Settimana Santa del 2004, non assume cibo né bevanda alcuna. Inoltre con Judith von Halle abbiamo a che fare - per la seconda volta nella storia - con un’ebrea con le stigmate seguace dell’Antroposofia.

Judith Behrend nasce, unica figlia di genitori ebrei, nel 1972 a Berlino, dove vive buona parte della giovinezza, anche se poi trascorre degli anni a Tel Aviv e in Texas. Fin da piccola ha esperienze sovrasensibili che non può condividere a causa dell’incomprensione di chi la circonda. Tuttavia la sua fanciullezza e adolescenza sono del tutto normali, tanto che, crescendo, dimentica molte delle esperienze vissute da bambina.

A 25 anni ha una esperienza decisiva: si imbatte ‘casualmente’ in un libro, che la impressiona profondamente. Si tratta de La Scienza Occulta di Rudolf Steiner. Scorrendone le pagine si rende conto immediatamente che in quell’opera sono descritte le esperienze che lei aveva da bambina. S’immerge allora avidamente nella lettura di altre opere di Steiner e in breve si accosta alla comunità antroposofica. Nel 1998 si laurea in ingegneria e inizia subito a lavorare come architetto, ma collabora anche con la Rudolf Steiner Haus di Berlino dove, già nel 2001, inizia a tenere delle conferenze, attività che prosegue anche in altre sedi antroposofiche. Ha solo 29 anni ed è probabilmente la più giovane conferenziera nell’intera storia del movimento antroposofico. Si sposa nel 2001 con Carl-August von Halle, l’architetto berlinese, anch’egli legato all’Antroposofia, nel cui studio lavora. Dal 1° gennaio 2004 è Segretaria della sezione antroposofica berlinese. 

La sua vita subisce un mutamento repentino nel corso della Settimana Santa del 2004, quando la giovane Judith - è nel suo 33° anno – inizia a sperimentare interiormente Passione, Morte e Resurrezione di Cristo fino a ricevere, il Venerdì Santo di quell’anno, le stigmate. Dolori fortissimi, sanguinamento copioso e, da subito, impossibilità di assumere cibi o bevande, tranne, raramente, qualche sorso d’acqua: una condizione – che condivisero anche altre due famose stigmatizzate, Katharina Emmerick e Theresa Neumann - che perdura ancora, otto anni dopo quell’evento. Le stigmate sanguinano ogni venerdì, non s’infettano ma non rimarginano. Da allora, nel corso di ogni Settimana Santa, Judith sperimenta, anno dopo anno, la Passione e la Resurrezione di Cristo. Inizialmente cerca di non farsi vedere da nessuno, compresi gli antroposofi di Berlino, e viene, in un primo momento, anche criticata da alcuni per questa scelta. Poi decide di comunicare quanto le sta accadendo, e, a questo punto, un’altra raffica di attacchi la investono, condotti contro di lei anche da personalità di spicco della Società Antroposofica. Il fatto di aver avuto esperienze sovrasensibili sin da bambina e di averle ora in forma assolutamente cosciente – dono che mette al servizio della sua attività di conferenziera – non la pone al riparo da critiche che diventano avversioni durissime allorché decide di rendere pubblica la sua condizione di stigmatizzata.

Così, senza troppe cerimonie, la giovane e, con lei chi la appoggia, viene espulsa dal Centro antroposofico di Berlino.

Ma l’‘epurazione’ sortisce l’effetto opposto: svariate decine di sostenitori della von Halle rassegnano le dimissioni dal Centro e danno vita ad una propria associazione, la Freie Vereinigung für Anthroposophie-Morgenstern. Judith ricomincia a tenere conferenze e pubblica, insieme a Peter Tradowsky, il suo primo libro Und wäre Er nicht auferstanden, nel quale cerca, con l’aiuto dell’Antroposofia, di chiarire quanto le sta accadendo. Le sue conferenze vengono raccolte, a partire dal 2006, in una dozzina di libri.

Judith racconta nelle sue conferenze e nei suoi libri – affermando sempre espressamente di parlare solo per esperienza personale – come le accada di tornare indietro di 2000 anni senza particolare sforzo. La cosa peculiare è che non si tratta di un’esperienza di veggenza come noi la immaginiamo; la sua partecipazione agli eventi di cui è testimone è paragonabile a una presenza fisica.Mentre i suoi ‘viaggi nel tempo’ si succedono con sempre maggiore vivacità, si riaffaccia, in modo più forte e più consapevole, la veggenza che già possedeva da bambina. Una veggenza che lei giustifica come qualcosa di conquistato in precedenti incarnazioni, che le consente di gettare uno sguardo sugli eventi sovrasensibili che sono all’origine degli accadimenti terreni. Pur parlando sempre per esperienza diretta si riferisce costantemente a Steiner come al Maestro della Loggia bianca, confermando e talvolta arricchendo di ulteriori elementi le sue descrizioni del Mondo spirituale e soprattutto  combatte una certa ‘trivializzazione’ di Steiner oggi in voga nella Società antroposofica.

La sua fama inizia a diffondersi in Germania e all’estero; chi la conosce personalmente ha modo di sperimentare la sua serietà e l’onestà delle sue affermazioni, ma al tempo stesso si acuiscono i contrasti all’interno della comunità antroposofica, nella quale si creano due fazioni contrapposte, con interminabili polemiche, articoli e libri pro e contro.

La Commissione d’inchiesta nominata dalla Società Antroposofica concluderà la sua relazione su di lei con le parole: “È fondamentale fare chiarezza sul tipo di spiritualità che si cela dietro di lei. Non facciamoci abbagliare dalle sue doti di veggenza!”.

Tuttavia, l'8 Dicembre del 2012 la dirigenza della Società antroposofica decide di incontrare pubblicamente Judith von Halle a Essen, per chiarire il rapporto reciproco. Da quel momento le viene riconosciuta la possibilità di tenere conferenze a Dornach e le vengono assegnati, per le sue attività, i locali della Schreinerei, presso il Goetheanum.

Piero Cammerinesi

 

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